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Il lavoro deve cambiare, ma come? Tavola rotonda del Centro Solidarietà di Piacenza

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I cambiamenti radicali dovuti al diffondersi del covid 19 hanno inciso su molteplici aspetti della nostra vita sia a livello personale che sociale, uno di questi fattori è stato sicuramente il lavoro, che non rappresenta solo la capacità di produrre reddito ma anche la possibilità di affermarsi come persone nel mondo.
Maria Paola Sartori, volontaria del centro solidarietà di Piacenza, è stata la moderatrice di un incontro trasmesso sulla piattaforma Zoom dal titolo “Il lavoro che c’è, mantenersi impiegati nell’era post covid”. Ospiti dell’incontro Franco Ferrazza, esperto di risorse umane, formatore aziendale e volontario al CSO di Roma, e Davide Marchettini, ricercatore dell’Universita Cattolica di Piacenza del Laboratorio di economia locale e che svolge attività presso la Caritas di Piacenza.
La teleconferenza è stata pensata dal Centro Solidarietà di Piacenza, una realtà che si occupa di sostenere le persone nella ricerca del proprio lavoro, insieme alla Caritas diocesana, l’Emporio Solidale e la Compagnia delle Opere.
Dall’incontro è emerso che lo scoppio della pandemia ha accelerato ed evidenziato l’esigenza di cambiamento delle professionalità e delle metodologie di lavoro, la situazione di emergenza ha messo a rischio molte attività, alcune già probabilmente desuete altre, come il settore turistico o della cura della persona, pensiamo ad estetiste e parrucchieri, per le note problematiche dovute alla quarantena ed agli obblighi di distanziamento sociale.
La situazione di emergenza - secondo Ferrazza - ha modificato radicalmente le relazioni, ponendo l’accento sulla individuale capacità di cambiamento, sul rilancio della persona, che dovrebbe avvenire con la massima docilità, senza stress, e sulla necessità dell’ascolto dei bisogni e delle esigenze dell’altro, attraverso corresponsabilità, perché le cose si superano se si fanno insieme, ponendo attenzione a ciò che può nascere dalle difficoltà, alle possibilità che possono emergere, piuttosto che a ciò che la mancanze di queste può creare. Un cambiamento epocale che ci porterà a situazioni non prevedibili, poiché si naviga a vista e sarà necessaria più che mai un’apertura verso l’ignoto.
Il dottor Marchettini ha sottolineato la necessità di essere creativi e di essere disposti a riconvertirsi verso lavori con più alte opportunità d’impiego. Idee nuove ed inclusive, che cercano di riconvertire le professionalità nei settori con più alta domanda attraverso un percorso di accompagnamento dei singoli individui.
Marchettini a prova di questo ha posto l’accento su alcuni dati relativi la stimata perdita di PIL nel nostro Paese, che si aggirerà tra il 4 e l’8%, mentre la disoccupazione mondiale a seguito della pandemia si aggira intorno a 13 milioni di persone, con 20 milioni di individui in una situazione di povertà lavorativa. Il reddito da lavoro ha subìto un calo di circa 1720 miliardi di dollari ed i soggetti più colpiti sono stati i giovani, gli ultra cinquantacinquenni, gli emigrati, le donne e le categorie non protette.
I settori sospesi dai diversi DCPM in Emilia Romagna hanno portato ad una diminuzione degli occupati del 45% ed in Italia del 44,3 %. Gli ambiti maggiormente colpiti sono stati quelli legati al turismo, ai trasporti e alla cura delle persone, altri sono viceversa in decisa crescita, come il settore del commercio online, quello della moderna distribuzione alimentare, delle aziende chimiche farmaceutiche e di sanificazione. Crescono anche il lavoro a distanza ed il settore delle digital solutions, per l’archiviazione e protezione dei dati in rete.
Le grandi piattaforme di comunicazione come Zoom hanno ottenuto un incremento della quotazione in borsa del 67%. Le parole chiave paiono dunque essere capacità di riconversione, creatività ed inclusione attraverso disponibilità personale, ascolto delle esigenze e corresponsabilità sociale.

Stefania Micheli

Pubblicato il 3 maggio 2020

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