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Come sopravvivere al Covid tra scienza e fake news

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Viviamo in un mondo governato dalla tecnologia, rigurgitante d’informazioni, carico di scienza eppure le fake news, ovvero l’elegante veste che diamo alle “balle”, dominano i social ma anche le pagine dei giornali e le reti televisive. Il 2020 poi, in ragione della pandemia da Covid, è stato un tripudio di false e discordanti informazioni, creando ora panico ed ora diffidenza nel cittadino comune. Invitato dalla sezione UCID di Piacenza presieduta da Giuseppe Ghittoni, il dott. Davide Ederle, presidente dell’associazione nazionale dei biotecnologi italiani, ha spiegato con chiarezza ciò che stiamo affrontando, affinché le persone possano davvero responsabilizzarsi, poiché è proprio la consapevolezza l’unico strumento a nostra disposizione per combattere il virus. La conferenza dal titolo “Navigare l’incertezza, manuale di sopravvivenza per il covid 19 : tra scienza e fake news” ha voluto mettere un po’ di chiarezza su questo tema scottante, perché di covid se ne parla quotidianamente ma i pareri discordanti non aiutano a fornire una corretta informazione. Ecco cosa ci ha raccontato Il biotecnologo.

Le fake della scienza

“È successo qualcosa d’inedito dal punto di vista scientifico con la pandemia da covid, ci sono state sino ad oggi oltre 170.000 pubblicazioni “scientifiche”, molte delle quali prive di fondamento e senza nessuna ricerca approfondita. Parliamo di articoli spazzatura e approssimativi, non ultimo quello della rivista dell’istituto nazionale sulla ricerca dei tumori, che ha dichiarato che il covid 19 girava in Italia già da agosto 2019. Per fare simili affermazioni devi fornire tante e solide prove, in condizioni normali un simile articolo non sarebbe mai stato preso in considerazione. Tra questa massa di pubblicazioni ne salverei solo 300-400, pare infatti che i ricercatori siano diventati i primi produttori di fake news, diffondendo opinioni senza nessuna base scientifica e dando in pasto all’opinione pubblica tesi che si sono rilevate poi del tutto infondate poiché non sostenibili, ed usando la loro credibilità per diffondere confusione, trasformando così la sana paura in panico. Il dibattito scientifico è sempre stato acceso nella storia, ma nel rispetto del contesto, qualunque tipo di dialogo deve tenere in considerazione i dati, altrimenti si rischia di pagare un conto molto salato”.

Una banale influenza?

“La prima bufala è stata quella di definire il covid solo una banale influenza, ma se guardiamo i dati da subito si era capito che non poteva essere vero, i ricoveri in terapia intensiva ed il numero dei decessi, più del doppio della peggiore influenza degli ultimi dieci anni, parlavano chiaro. Bisognava da subito dire che il virus era sconosciuto ed era necessario contenere il contagio per evitare di riempire gli ospedali. La pressione sul sistema sanitario è stata pesantissima impedendo di curare la gente per le normali patologie e di fare screening preventivi. Abbiamo a che fare con un virus sconosciuto e l’unico modo per evitare i contagi è quello di prevenirlo con i distanziamenti e le mascherine, altrimenti si commette una grave imprudenza. Non conosciamo inoltre ancora bene gli strascichi che questa malattia provocherà, al momento si evidenziano miocarditi, problemi respiratori e neuronali”.

Molte teorie infondate

“Si è parlato poi di un virus creato in laboratorio, ma anche per questa ipotesi non abbiamo nessuna prova, nè a favore nè contraria e probabilmente non lo sapremo mai. Molti camici bianchi hanno dichiarato con grave imprudenza che il virus mutando aveva perso aggressività, inoltre ogni settimana si proponeva un nuovo farmaco senza prove sufficienti sulla sua reale efficacia. Per il momento sappiamo che i migliori risultati su casi non gravi si sono ottenuti con gli anticorpi monoclonali (la cura del presidente Trump) che però non sono in commercio e che dovremo aspettare ancora per la distribuzione. Altra bufala è quella che gli asintomatici non sono contagiosi, ma va detto che se così fosse non si spiegherebbe la diffusione esponenziale del virus. Inoltre la definizione di asintomatico viene fatta al momento del tampone senza considerare che nei giorni successivi i sintomi potrebbero comparire”.

Seconda ondata 

“La mancanza di precauzioni durante l’estate appena trascorsa è stata una delle cause della seconda ondata, per questo è più che mai necessario adottare tutte le misure precauzionali, bastava guardare il trend della malattia per non trovarsi in una situazione analoga a quella di marzo. Occorreva adottare comportamenti responsabili, non farsi trovare impreparati, non prestare ascolto ai messaggi contraddittori, quelli dei negazionisti e quelli che creavano panico ed angoscia. Questa influenza ha portato ad una mortalità doppia rispetto a quella già pesante del 2017, abbiamo bisogno di razionalità e di seguire ordini precisi. La politica, sia il governo che l’opposizione, non è stata troppo chiara e gli scienziati non hanno comunicato al meglio le loro conoscenze, per questo è necessaria maggior trasparenza, evitare sensazionalismi seguendo i dati disponibili, rifiutare la faziosità e prendere i provvedimenti necessari”.

Stefania Micheli

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Pubblicato il 18 novembre 2020

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