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La Cattolica presenta i pacchetti formativi per le matricole

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L’Università Cattolica si è tirata a lucido nella mattinata del 10 maggio per l’Open Day delle Lauree Triennali. Appuntamento già dalle 8.30 con i desk a disposizione degli studenti delle classi quarte e quinte di Licei di ogni estrazione e di ogni provincia d’Italia (102 quelle presenti) per valutare il proprio futuro accademico, conformemente ai propri desideri.
Dopo una breve introduzione del direttore di sede Mauro Balordi e Michele Faldi, direttore dell’Offerta Formativa, promozione e Orientamento dell’Università Cattolica, in cui è stato sottolineato lo spirito della giornata, “ricevere maggiori informazioni possibili - ha sottolineato Balordi -, perché il momento dellla scelta è fondamentale. La sede di Piacenza è un piccolo gioiello, per quello che si è costruito in anni di lavoro. Cerchiamo di essere attrattivi per studenti sia italiani sia provenienti dall’estero”.
Faldi ha evidenziato il tempo che stiamo vivendo, “di cambiamento, anche per il mondo universitario. Viene data molta importanza all’internazionalizzazione, un anno o due all’estero non possono che incidere positivamente sul curriculum dei giovani”.
I tutor hanno dato un grande contributo durante la giornata. Loro saranno le figure di riferimento per i primi mesi di contatto degli studenti, molti anche lontano da casa. 
Il professor Pierpaolo Triani ha accolto gli studenti  del percorso di Scienze della Formazione: “Per arrivare a lavorare con altre persone una laurea è diventata oggi più che mai fondamentale. Si formano gli educatori sociali, ma il vero percorso di crescita si svolge durante laboratori e tirocini, che l’università ha attivato con alcune realtà del territorio piacentino”.
Anna Paratici, che ha coadiuvato Triani nell’esposizione, ha voluto approfondire questo aspetto: “Saranno predisposte sin dal secondo anno alcune visite guidate presso strutture socio educative, mentre in Università verranno alcuni testimoni della professione, a spiegare cosa significa lavorare in determinati contesti, accompagnandoli nella formazione permanente. Al terzo anno si sceglie un percorso personalizzato”. Giulia Rizzi, ex studentessa della Facoltà ha raccontato la propria esperienza: “Ho fatto un colloquio durante una delle giornate di recruiting organizzate dalla Cattolica a maggio e a settembre ho cominciato a lavorare in cooperativa Eureka. Grazie alla possibilità di conoscere altre realtà ho potuto sviluppare un’idea di quello su cui volevo specializzarmi. E' stata un’esperienza formativa fantastica”.
Ma l’offerta formativa della Cattolica si apre anche all’Agroalimentare, da sempre punto di forza dell’ateneo di Via Emilia Parmense.
Marco Trevisan, preside di Facoltà ha raccontato le tre anime portanti dei vari percorsi di studio. “Ci occupiamo della filiera alimentare a 360°, senza escludere nessun aspetto. Ci concentriamo sia sull’impatto della produzione di alimenti nel territorio attraverso una visione dall’azienda alla forchetta”. Il settore, con un export conteggiato in 42 miliardi, è uno dei maggiormente trainanti in Italia, senza contare i 60 miliardi che provengono dal cosidetto “italian sounding”, ovvero quei prodotti spacciati per italiani ma di produzione totalmente estera.
“Stiamo riflettendo su come combattere questo fenomeno, per far sì che un numero sempre maggiore di prodotti siano certificati italiani. Per questo in Università è partito anche un corso in Food Marketing”. Alcune considerazioni sono state fatte sulla sostenibilità degli alimenti, anzi sulla “sostenibilità sociale”, come è stata definita da Trevisan.
Infine uno sguardo alla Facoltà di Economia, anch’essa in forte crescita di iscritti negli ultimi anni, in grado di attirare studenti da tutta Italia. Presentato nella giornata del 10 il Double Degree, percorso accademico che permette di fare un’esperienza all’estero di due anni e di conseguire contemporaneamente tre titoli di studio. Laura Zoni ha seguito questo progetto sin dalla sua creazione. “Il nostro focus è su quei piccoli nuclei di persone improntate all’internazionalizzazione, nonché alle aziende innovative, curiose, che vogliono sperimentare. Vogliamo insistere sulle competenze sia hard che soft, oggi sempre più richieste nel mondo del lavoro”.

Pubblicato l'11 maggio 2018

                                                                                                         Emanuele Maffi

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