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Il Vescovo all'inaugurazione de «I Misteri della Cattedrale»

Codici 12

"Il primo augurio: la Cattedrale sia conosciuta anche nei suoi tesori, nei suoi antichi codici. La Cattedrale si apra e si riveli perché tutti possano vedere dall’interno il suo misterioso fascino, con il suo patrimonio di storia, di cultura, di spiritualità. Il secondo augurio è questo: questo patrimonio sia considerato da tutti come patrimonio comune. (...) Auspico che questa Domus sia sempre aperta a tutti e da tutti considerata come casa".
Le frasi sono tratte dalle parole pronunciate dal vescovo mons. Gianni Ambrosio in occasione dell'inaugurazione dell'evento “I misteri della Cattedrale. Meraviglie nel labirinto del sapere”, avvenuta sabato 7 aprile nella Curia vescovile di Piacenza. L'inaugurazione ha visto gli interventi, oltre che del Vescovo, del cardinal Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana e arcivescovo di Perugia, del presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini, di Elisabetta Arioti (Sovrintendenza archivistica e bibliografica Emilia Romagna), della vicepresidente della Provincia Patrizia Calza, del sindaco di Piacenza Patrizia Barbieri, del presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano Massimo Toscani, del presidente di Crédit Agricole Ariberto Fassati e del direttore dell’Archivio di Stato di Piacenza Gian Paolo Bulla.

L'arch. Manuel Ferrari, direttore dell’Ufficio beni culturali della diocesi di Piacenza-Bobbio, e la prof.ssa Mirella Ferrari, dell’Università Cattolica di Milano hanno presentato la mostra e gli eventi collaterali. Ha moderato Nicoletta Bracchi di Telelibertà .

Pubblichiamo il saluto del Vescovo all’inaugurazione.

A tutti voi rivolgo il mio saluto e il mio ringraziamento.

Consentitemi di ringraziare in particolare il Cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia e Presidente della Cei, il Prefetto Maurizio Falco e il Questore Pietro Ostuni, il Presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, il sindaco di Piacenza Patrizia Barbieri, il vicepresidente della provincia Patrizia Calza, il Presidente della Fondazione Massimo Toscani.

Saluto e ringrazio Mirella Ferrari, docente all’Università Cattolica, che conosce bene anche il patrimonio culturale medioevale di Piacenza. Saluto e ringrazio Cristina Loglio, Consigliere del ministro Franceschini per l’attuazione in Italia dell’Anno europeo 2018.

Mi limito a formulare un duplice augurio partendo dal titolo della mostra I misteri della Cattedrale.
Il primo augurio lo esprimo con un riferimento al termine ‘misteri’. Sappiamo che in greco il termine mistero significa ‘ciò che sta chiuso’, quindi il segreto, l’arcano, l’inesprimibile. Al massimo il segreto – ciò che sta oltre – può svelarsi solo in parte e solo a qualcuno, a qualche iniziato.
Su questo sfondo ellenistico-romano, la parola mistero è assunta dal Nuovo Testamento e dalla letteratura cristiana in un’accezione che conserva in parte il senso antico, ma con una novità sorprendente: ciò che è nascosto si svela, ciò che chiuso si apre. Il mistero si rivela e si fa conoscere, anche se conserva sempre la propria trascendenza. Nell’accezione neotestamentaria il mistero indica il disegno di benevolenza e di salvezza che Dio ha progressivamente preparato e finalmente rivelato e attuato in Gesù Cristo.
Questo concetto di mistero viene particolarmente indicato da san Paolo, come nella lettera ai Colossesi 1,26: “il mistero nascosto da secoli e da generazioni, ora è manifestato”. Anche se, aggiunge Paolo, “ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; solo allora vedremo a faccia” (1 Cor 13,12).

Ecco allora il primo augurio: la Cattedrale, ammirata nella maestosità dello stile romanico, sia conosciuta anche nei suoi tesori, nei suoi antichi codici.
La Cattedrale si apra e si riveli perche, tutti possano vedere dall’interno il suo misterioso fascino, con il suo patrimonio di storia, di cultura, di spiritualità.

Il secondo augurio è questo: questo patrimonio sia considerato da tutti come patrimonio comune.
Qui richiamo il termine ‘Cattedrale’. Sappiamo che tale espressione deriva dalla cattedra del Vescovo. Ma il nome più antico è Duomo, domus, casa, casa di Dio e del popolo radunato. E anche se a volte si diceva ‘casa del vescovo’ (Domus Episcopi), non dimentichiamo che era sempre molto forte il senso della comunità: prima di tutto era sentita la comune appartenenza, era viva la coscienza del comune destino di tutta la comunità. Il senso del ‘noi’ prevaleva su ogni individualità.

Auspico che questa Domus sia sempre aperta a tutti e da tutti considerata come casa.
Perché è stata costruita e conservata da tutto il popolo, ben rappresentato dalla presenza delle formelle dei Paratici, le sculture dedicatorie delle corporazioni che hanno contribuito alla costruzione dei pilastri della Domus. La presenza di queste formelle delle corporazioni è certamente discreta. Forse la discrezione già allora caratterizzava lo stile piacentino. Ma è ben disseminata sui pilastri della navata e del transetto. Questa Domus sia aperta a tutti i piacentini e a tutti coloro che verranno nella nostra bella città e provincia, perché tutti possano ascoltare e vedere, sentire e gustare i misteri della Cattedrale.

La mostra che viene inaugurata e il percorso che sale alla cupola sono un esempio della “via pulchritudinis”, la via della bellezza. È una via affascinante per avvicinarsi al grande mistero di Dio e della persona umana. È una via che sa esprimere e rendere visibile il bisogno dell’uomo di andare oltre ciò che si vede.

Concludo con un ultimo ringraziamento che rivolgo con sincera ammirazione a tutti coloro che hanno collaborato a questa iniziativa con il loro ingegno, con il loro lavoro, con il loro contributo.
Desidero in particolare ringraziare l’Ufficio dei Beni culturali della Diocesi, l’architetto Manuel Ferrari e i suoi collaboratori. Ho visto in loro, come pure in tutti coloro che hanno lavorato e nei giovani che fanno da guida, un vero entusiasmo per la bellezza da ammirare e da raccontare a tutti. Questa loro passione è di buon auspicio per la storia presente e futura di questa città e di questa Chiesa. Perché nel loro lavoro hanno ripreso e aggiornato quella dedizione generosa e intelligente dei nostri padri che hanno costruito il Duomo, consegnandoci un grande patrimonio di storia cultura, di arte, di spiritualità, di fede.

A questo punto non possiamo far mancare il nostro grazie a questi antichi padri che ci hanno consegnato questo patrimonio. E, insieme a loro, ringraziamo tutti coloro che, nel corso dei secoli, lo hanno trasmesso fino a noi perché noi potessimo contemplarlo con stupore e ammirazione e così riconoscere in esso la sete del bello e la ricerca dell’infinito.

† mons. Gianni Ambrosio,
vescovo di Piacenza-Bobbio

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