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Mons. Ambrosio (Comece), “l’uomo al centro del progetto comunitario” per dare una “nuova giovinezza” all’Ue

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“Purtroppo la festa dell’Europa è ignorata o dimenticata, ma il ricordo della pace e dell’unità in Europa è molto importante. Papa Francesco, in occasione del 60° anniversario della firma dei Trattati di Roma, lo ha richiamato, dicendo: ‘Nel vuoto di memoria che contraddistingue i nostri giorni, spesso si dimentica anche un’altra grande conquista frutto della solidarietà sancita il 25 marzo 1957: il più lungo tempo di pace degli ultimi secoli’”.
All’indomani della Festa d’Europa (che si celebra il 9 maggio a ricordo della Dichiarazione Schuman del 1950), celebrata sotto tono in Italia, mons. Gianni Ambrosio, riflette sul tema. Il vescovo di Piacenza-Bobbio è infatti vicepresidente della Comece, la Commissione degli episcopati della Comunità europea, che a Bruxelles raccoglie i rappresentanti delle Conferenze episcopali dei Paesi aderenti all’Ue.

“La data del 9 maggio ricorda l’anniversario della storica dichiarazione di Schuman”, dichiara Ambrosio al Sir. “In occasione di un discorso a Parigi, nel 1950, l’allora ministro degli Esteri francese Robert Schuman ha esposto la sua idea di una nuova forma di cooperazione politica per l’Europa in modo da rendere impensabile e irrealizzabile una guerra tra le nazioni europee. La sua ambizione era grande e questo era solo il primo passo del suo progetto: creare un’istituzione europea che avrebbe messo in comune e gestito insieme la produzione del carbone e dell’acciaio. Un trattato che dava vita a una simile istituzione è stato firmato appena un anno dopo. Per questo la proposta di Schuman è considerata l’atto di nascita di quella che oggi è l’Unione europea. Sono poi stati fatti molti altri passi per avvicinare popoli che nella storia si erano combattuti in guerre terribili, come la seconda guerra mondiale”.

Papa Francesco, sempre nel 60° anniversario della firma dei Tratti di Roma, ricorda mons. Ambrosio, ha invitato a rivolgersi ai Padri fondatori perché “ci ricordano che l’Europa non è un insieme di regole da osservare, non un prontuario di protocolli e procedure da seguire. Essa è una vita, un modo di concepire l’uomo a partire dalla sua dignità trascendente e inalienabile e non solo come un insieme di diritti da difendere, o di pretese da rivendicare. All’origine dell’idea d’Europa vi è la figura e la responsabilità della persona umana col suo fermento di fraternità evangelica”, “con la sua volontà di verità e di giustizia acuita da un’esperienza millenaria”.
Il vescovo aggiunge: “Occorre ritornare al ‘cuore pulsante del progetto politico europeo’ che è l’uomo”, “per superare la crisi davvero grande dell’Europa e dei popoli europei a causa delle spinte centrifughe come pure a causa della riduzione degli ideali fondativi dell’Unione”.
“Se l’Europa riscopre il grande progetto dei fondatori, allora”, come afferma il Papa, “non ha davanti a sé un’inevitabile vecchiaia, ma la possibilità di una nuova giovinezza. Il suo successo dipenderà dalla volontà di lavorare ancora una volta insieme e dalla voglia di scommettere sul futuro”.