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«Il cuore è stretto? Apriamo le braccia»

Madre Corradini: l’amore vince i dolori e le ferite della vita

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“Se l’uomo scopre che in Dio ha un padre e un amico, nella sua vita tutto cambia”. A parlare è Madre Maria Emmanuel Corradini, abbadessa del monastero benedettino di San Raimondo a Piacenza, che ha aperto giovedì 14 settembre la Grande Festa della Famiglia con la Lectio “Riscoprirsi figli, ritrovarsi padri e madri”.

“Non sono gli adolescenti ad aver perso il senso del Mistero - ha precisato Madre Corradini, citando una celebre frase dell’autore John Water - bensì i genitori che hanno perso il metodo con cui guidarli verso il Mistero indicando loro dove si trova e garantendo che è reale”.

IL CAMMINO DEL RITORNO. “Noi siamo figli di Dio - ha aggiunto l’Abbadessa - ed abbiamo una vita personale ed una cristiana, che però sono spesso parallele. Dio non è una presenza costante. Anzi, spesso ci allontaniamo dal Signore, ma ad un certo punto, ci si ricorda di avere un Padre. Da questo momento prende avvio il cammino di ritorno”. E Dio ci accetta così come siamo? Con tutti i nostri pregi e soprattutto i difetti?“
Il cammino di ritorno - ha spiegato Madre Emmanuel - non è privo di ostacoli. Ma la cosa importante è che, nel momento in cui giungiamo a Lui, noi siamo imperfetti: è la grazia di Dio che ci cambia. Noi dobbiamo alzarci e tornare dal Padre”.

Perché compiere il cammino di ritorno? Perché tutti ci rivolgiamo sempre ad una persona che ci ama.
Ecco quindi il compito principale di una madre e di un padre: far capire al proprio figlio che, se anche ha sbagliato, qualcuno che lo ama c’è. Che troverà sempre due braccia aperte.

IL GIOVANE MALATO DI AIDS CHE NON VOLEVA PIÙ PARLARE. Toccante è stata la testimonianza di Madre Emmanuel durante la sua esperienza professionale al reparto malattie infettive.
“Quando esercitavo la professione di medico - racconta - incontrai un giovane che, a lungo tossicodipendente, scoprì di essere sieropostivo. Si era chiuso in se stesso: sentendosi colpevole per la sua vita passata, non parlava e non guardava più nessuno. Neppure sua madre che lo veniva a trovare in ospedale. Un giorno mi raccontò di aver fatto un sogno particolare: quello di morire. Disse di aver incontrato una Persona che lo ha accolto a braccia aperte e che solo in quel momento ha provato una pace indicibile”.

Il ragazzo morì due giorni dopo. Ma, a seguito di quel sogno, riprese a parlare e guardare gli altri. Le sue ultime parole furono: “mamma ti voglio bene”. Il senso di colpa era svanito. Solo quando si ha la certezza di essere amati ed ascoltati, le nostre insicurezze svaniscono.

“MI VUOI BENE?”. Madre Corradini ha richiamato inoltre l’episodio di uno dei bambini salvati sotto le macerie del terremoto di Ischia: “Mi ha colpito molto un’espressione di Ciro. Al pompiere che cercava di salvarlo, ha domandato: «Mi vuoi bene?». Proprio come fece Gesù con Pietro”.
Cosa ci salva allora dai terremoti? Dalle ingiustizie e dai dolori? L’amore.
“Gesù prega per noi, come ogni padre e madre pregano affinché il loro figlio venga salvato - ha concluso l’Abbadessa -. La cosa più importante è sentirsi prima ancora figli del Padre, ecco perché se ci si riscopre figli, ci si ritrova anche padri e madri”.

Federica Anelli