
Una situazione difficile in casa, l'abitudine a proteggere la sorellina più piccola, a farle da madre, a correre sempre in suo aiuto ogniqualvolta lei l'avesse richiesto. Arrivata a 40 anni Giorgia si rende conto che il “cordone ombelicale” con Sara, la sorella minore, non è ancora riuscita a tagliarlo.
Sara, senza confrontarsi con nessuno, qualche anno prima ha deciso di avviare un'attività in proprio. Giorgia aveva cercato di dissuaderla, proponendole di procedere con maggior prudenza, ma Sara non l'aveva voluta ascoltare e adesso si trovava nei guai.
“Non può abbandonarmi Giorgia! Vieni ad aiutarmi, solo per qualche mese”, la implora.
Vedendola nel bisogno Giorgia decide di lasciare tutto, sogni e progetti personali, per mettersi a disposizione della sorella.
I mesi però diventano anni, Sara si è fatta esigente e sotto le pressioni del lavoro ha preso l'abitudine di sfogare sulla sorella le sue ansie e la sua rabbia per gli affari che stentano a ingranare.
Giorgia resiste per un po', l'istinto protettivo nei confronti della sorella le impedisce di prendere la porta e andarsene, ma dopo l'ennesima sfuriata, non potendone più, decide finalmente di cercare occupazione altrove.
“Sara, ho trovato un altro lavoro. Comincio tra un mese”, le dice un giorno.
La sorella si infuria: “Con tutto quello che ho fatto per te! Ti ho dato un lavoro, ti ho ospitato in casa mia e questo è il modo di ringraziarmi?”. Non contenta, alla fine le impone di lasciare immediatamente la casa che condividono, incurante del fatto che Giorgia non abbia dove andare.
Vivere la vita di un altro
Non è raro avere a che fare con persone totalmente concentrate su di sé. Non sono certamente persone facili con cui trattare, come tanti altri tipi di personalità con cui forse ci dobbiamo confrontare ogni giorno.
Nel gestire queste persone, può aiutare l'avere sviluppato un sano amore per sé. L'amore verso noi stessi ci spinge a prendere in considerazione i nostri bisogni e le nostre necessità cercando di soddisfarle. È una responsabilità che abbiamo. Una responsabilità che è solo nostra.
Il comandamento che dice: “Ama il prossimo tuo come te stesso”, ci indica quanto sia importante occuparci seriamente dei nostri bisogni, perché quella diventa poi la misura per occuparci in modo equilibrato anche dei bisogni dell'altro.
Amare è donare liberamente la propria vita per gli altri; ma come si fa a donare qualcosa che nemmeno si possiede?
Quando noi, come Giorgia, accantoniamo la nostra vita per vivere secondo le esigenze e le priorità che gli altri vorrebbero imporci, stiamo amando davvero?
Dipende. Se fosse una nostra scelta libera e consapevole, come può essere quella di una madre che desidera spendere la sua vita per crescere i suoi figli, sì; ma se ci trovassimo a prendere su noi stessi, nostro malgrado, le conseguenze di scelte libere altrui, spesso prese senza nemmeno interpellarci, allora sarebbe un altro paio di maniche.
Riappropriarsi della propria vita
Quando le conseguenze di scelte altrui ricadono sulle nostre spalle, i sentimenti, piacevoli o spiacevoli, che sorgono in noi ci dicono dove ci troviamo rispetto a quella situazione.
Ascoltarli ci aiuta a prendere consapevolezza delle decisioni che dobbiamo prendere a riguardo; ci permette di capire dove e in che modo è necessario intervenire per riequilibrare, con le nostre azioni e decisioni concrete, i nostri bisogni.
I sentimenti spiacevoli che Giorgia provava ogniqualvolta si trovava a subire inerme le sfuriate della sorella, le stavano cercando di dire qualcosa. Il senso di colpa che sperimentava tutte le volte che tentava di rivendicare il diritto di prendersi cura di sé e della propria vita voleva essere guardato.
Allora forse può essere utile anche per noi prendere in mano qualche situazione o relazione difficile che stiamo vivendo, prendendo consapevolezza dei sentimenti che essa ci suscita. Riusciamo a capire da dove provengono? Se vediamo che da soli non ne veniamo a capo, possiamo anche scegliere di farci aiutare da qualcuno.
Abbiamo in ogni momento la libertà di decidere di riappropriarci della nostra vita e delle nostre scelte, per essere poi liberi di donarci agli altri nella gioia e in libertà.
33 - Continua
La prossima tappa sarà online lunedì 26 ottobre
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L'Autore
Letizia Capezzali è pedagogista. Laureata presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e con una specializzazione in Pedagogia Clinica, lavora da oltre 15 anni in ambito educativo. |
Pubblicato il 22 ottobre 2020
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Le tappe già pubblicate
1. Un percorso per scoprire come imparare ad amare
3. «Non sei abbastanza», una grande bugia
4. «Mio padre è il padrone del mondo»
5. Amàti sempre. Così come siamo
11. Profugo e ricercato a 2 anni
12. Tu sei prezioso
15. Amàti nelle nostre miserie
16. Trovare il bene anche nelle difficoltà
19. Amare sé per amare gli altri
20. Mettere in sicurezza il cuore
24. "Io mi arrabbio perché io..."
25. Le nostre "spie" interiori
30. Il diritto di vivere le emozioni



