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Dal Vangelo secondo Luca (Lc 18,9-14)
La preghiera
che apre il Cielo
In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni
che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:
«Due uomini salirono al tempio a pregare:
uno era fariseo e l’altro pubblicano.
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé:
“O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti,
adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana
e pago le decime di tutto quello che possiedo”.
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare
gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo:
“O Dio, abbi pietà di me peccatore”.
Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato,
perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».


La nostra vita e la Parola
36 2016vgIl fariseo. La liturgia della parola di questa domenica si sofferma nuovamente sul tema della preghiera. Gesù racconta ancora una parabola dove i protagonisti sono due, posti uno di fronte all’altro, contrapposti in modo quasi caricaturale. Entrambi sono nello stesso luogo, uno qualche metro più avanti dell’altro, ma comunque compiono il medesimo atto.
Quello che li differenzia è l’atteggiamento che hanno. Il primo è un fariseo, cioè un uomo che fa parte di un gruppo di appartenenti al popolo di Israele che hanno come obbiettivo quello di ritornare ad una osservanza della legge più profonda. La sua è una preghiera curiosa: non domanda nulla. Apparentemente si tratta di una preghiera di ringraziamento. Se però si prosegue ad ascoltare le sue parole si capisce che di fatto parla di se stesso: “non sono come gli altri... digiuno... pago”.
Probabilmente quello che dice è vero: non abbiamo motivi di credere che stia mentendo. Il problema è che quest’uomo disprezza gli altri e in questo caso il pubblicano. Ha bisogno di trovare qualcuno di inferiore con cui confrontarsi per sentirsi meglio.
Questo atteggiamento chiude il cielo, chiude il rapporto con Dio. Il fariseo torna a casa esattamente uguale a quando è uscito. Compie tante opere, più di quelle che sono richieste, ma sta costruendo se stesso e non si rende conto che invece di assomigliare a Dio, è lontano dal suo cuore. Dio con lui non può agire.

Il pubblicano. Il pubblicano è molto più stringato nella sua preghiera: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”. Anche la postura del suo corpo è completamente differente dal fariseo che “stava ritto”: egli invece non osa alzare gli occhi al cielo, e si batte il petto, colpisce il suo cuore, si percuote lì dove sta il suo problema, la sua malattia. Sa bene che ha poco da contare su se stesso. L’unica sua speranza è che Dio abbia pietà di lui, che si chini su di lui e con la sua misericordia lo trasformi. Non ha una propria giustizia di cui vantarsi come il fariseo, ha solo il proprio peccato da cui essere purificato.
Questo atteggiamento apre il cielo, permette alla Grazia di agire. Questa parabola è molto di più che un invito a non sentirsi superiori agli altri. È l’annuncio sorprendente che la pretesa dell’uomo di salvarsi da solo compiendo opere per quanto ottime chiude alla potenza di Dio che sola è in grado di risanare l’uomo e di renderlo nuovo nel cuore.
Don Andrea Campisi

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