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Addio a Dina Bergamini, la maestra della montagna

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Dopo un’intera esistenza dedicata all’educazione è morta a 94 anni Dina Bergamini, premiata con l’Antonino d’oro nel 2008.
Educatrice, maestra di montagna e insegnante d’altri tempi, è stata per tutta la vita un eccezionale esempio di fede, di entusiasmo per il suo lavoro e di amore per la sua terra: un legame, quest’ultimo, testimoniato soprattutto, e per decenni, dai tanti e pregevoli libri dedicati alla storia, agli usi e costumi della montagna piacentina (in particolare della “sua” Val Nure, ma non solo) dati alle stampe in questi decenni con il giornalista Paolo Labati.
Consulente didattica per diversi anni alla Casa del Fanciullo, nel mese di maggio Dina organizzava ogni anno - nella sua casa di Grondone - la festa della “Madonna degli amici”, per tener vive le relazioni con le tante persone che aveva incontrato nel corso della sua vita.


La testimonianzadi una educatrice

“La singolarità della sua testimonianza - si leggeva nelle motivazioni con cui il Capitolo dei canonici di Sant’Antonino avevano spiegato l’assegnazione a Dina Bergamini del riconoscimento legato al patrono di Piacenza nel 2008 - non va ricercata primariamente nei traguardi da lei raggiunti, seppur molto significativi, ma nella sintesi armonica di tre dimensioni educative - quella di madre, d’insegnante e di catechista - che in lei si è compiuta. L’onorificenza conferita vuole essere quindi un atto di profonda stima e gratitudine a una donna che ha saputo esprimere un felice intreccio educativo nell’ambito familiare, scolastico (pubblico e privato) e parrocchiale. [...] Siamo convinti che la testimonianza della prof.ssa Bergamini può aiutare tutti a ritrovare con urgenza la forza, il desiderio e la competenza del compito di educare”. 


“Poveri ma felici”

Dina Bergamini era nata a Grondone, comune di Ferriere, il 12 gennaio del 1932 “da una famiglia povera, come erano poveri tutti allora nella piccola frazione”.

“Poveri, ma felici - sottolineava Dina senza retorica, nell’articolo a lei dedicato da Cristiana Maganuco nello speciale Sant’Antonino 2008 del Nuovo Giornale - perché quel poco che si aveva si divideva con gli altri”.
Dopo le scuole medie, Dina aveva lasciato Grondone per frequentare l’istituto magistrale a Bobbio e si era trasferita nel collegio delle suore Gianelline.
“Rientravo a casa solo a Pasqua e a Natale. Il giorno del diploma tornai a Grondone: mia madre, con le lacrime agli occhi dalla commozione, si fece il segno della croce e mi baciò dicendo «adesso tocca a te fare del bene»”.
Subito dopo il diploma, nel 1953, tornò a insegnare proprio nella scuola elementare che aveva lasciato anni prima, a Grondone. 

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Nella foto, mons. Antonio Lanfranchi con Dina Bergamini con un gruppo di Grondone.



Quel “Tugnetto”che sarà vescovo

In una delle “pluriclassi” del tempo c’è “Tugnetto”: un bambino intelligente, un po’ timido, educatissimo e affettuoso, convinto di aver visto Santa Lucia scendere in aula per lasciare un sacco pieno di matite, temperini, caramelle per i piccoli alunni della maestra Bergamini.
Quel bambino divenne mons. Antonio Lanfranchi, vescovo di Cesena- Sarsina e poi di Modena.
Dina Bergamini insegna per vent’anni a Grondone, e nel 1974 consegue la laurea in pedagogia alla Facoltà di Magistero a Parma.
Vince il concorso come direttrice didattica e per 22 anni lo è della scuola di Ferriere, ma senza mai smettere di sentirsi, come prima, una maestra di montagna.


“I ragazzisono tesori”

La maestra Bergamini lavora con passione per i bambini e per le “sue maestre”, alle quali ha sempre messo a disposizione le sue conoscenze, i suoi saperi, le sue esperienze. “I ragazzi - rifletteva - sono tesori, perché non ancora contaminati dalle logiche utilitaristiche degli adulti, perché disponibili allo scambio, alla condivisione, alla stima reciproca. Compiere errori nel rapportarsi con loro significa, spesso, disperdere questo tesoro. Educare - aggiunge - è assumersi la responsabilità di seguire e accettare i ragazzi, senza frustrazione; gettare il seme di quella piantina e lasciare che sia il Signore ad agire. Il primo compito di chi insegna è quello di sforzarsi di tirare fuori i talenti, affidandosi poi a Qualcuno che sta sopra di noi”.

L’umiltà era un suo tratto distintivo: “Fare la maestra - diceva - è l’unica cosa che sarei stata in grado di fare”.

bergamini con labati
Nella foto, Dina Bergamini con Paolo Labati.



I libri con Labati

In pensione dal 1994, ha continuato l’impegno come direttrice della Casa del Fanciullo di padre Gherardo.  

Si è dedicata alla realizzazione di apprezzati manuali didattici e di pregevoli libri - con Paolo Labati - sulla riscoperta delle tradizioni culturali e religiose (dalla vita agricola ai personaggi che hanno lasciato un segno nei loro paesi, dagli antichi proverbi alle sagre popolari, dalle chiese alle osterie, e mille altri argomenti) della Valnure.
È stata catechista alla parrocchia di San Vittore alla Besurica, realtà alle quali era molto legata.
La sua casa - tornava a Grondone ogni volta che poteva - è sempre rimasta punto di riferimento per ex alunni, maestre, direttrici didattiche e per tantissimi amici.

I funerali saranno celebrati giovedì 16 aprile alle ore 15 nella chiesa di Grondone in forma strettamente privata.

Andrea Dossena

Pubblicato il 14 aprile 2026

Nella foto, in alto, Dina Bergamini  riceve l'Antonino d'oro nel 2008; con lei don Giuseppe Basini e don Fanco Capelli.

Ascolta l'audio

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  • In Cattedrale è stato ricordato il beato Secondo Pollo

    pollo

    Lunedì 26 dicembre il vescovo mons. Adriano Cevolotto ha presieduto la messa in Cattedrale a Piacenza nella memoria del beato Secondo Pollo, cappellano militare degli alpini. Vi hanno partecipato i rappresentanti delle sezioni degli Alpini di Piacenza e provincia e i sacerdoti mons. Pierluigi Dallavalle, mons. Pietro Campominosi, cappellano militare del II Reggimento Genio Pontieri, don Stefano Garilli, cappellano dell'Associazione Nazionale degli Alpini di Piacenza, don Federico Tagliaferri ex alpino e il diacono Emidio Boledi, alpino dell'anno nel 2019.
    Durante la Seconda guerra mondale, il sacerdote parte per la zona di guerra del Montenegro (Albania), dove trova la morte il 26 dicembre dello stesso anno, colpito da fuoco nemico mentre soccorreva un soldato ferito. 
    Originaio di Vercelli, fu beatificato il 24 maggio 1998 da papa Giovanni Paolo II. 

    Nella foto, il gruppo degli Alpini presenti in Cattedrale con il vescovo mons. Adriano Cevolotto.

    Pubblicato il 27 dicembre 2022

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