Iftar comunitario: fede, dialogo e convivialità alla moschea di strada Caorsana

Il tramonto, della serata del 12 marzo, nella comunità della Comunità Islamica di Piacenza sulla strada Caorsana, ha segnato la fine significativa di una giornata di digiuno. Con l’Iftar comunitario, il momento della rottura del digiuno nel mese sacro del Ramadan, la comunità musulmana cittadina ha aperto le porte alla città, accogliendo autorità religiose e civili, giornalisti e cittadini per una serata di dialogo, preghiera e condivisione.
Tra gli ospiti presenti anche il vescovo della diocesi di Diocesi di Piacenza-Bobbio, mons. Adriano Cevolotto, insieme a rappresentanti delle istituzioni comunali e provinciali. A fare gli onori di casa, tra gli altri, Yassine Baradai, presidente dell’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia, che ha sottolineato il valore simbolico dell’incontro.
Il valore dell’incontro
Per la comunità musulmana piacentina, l’Iftar aperto alla cittadinanza è stato prima di tutto un gesto di condivisione. “È un momento importante – ha spiegato Baradai – per condividere la nostra spiritualità e il nostro cammino all’interno della città. Rompere insieme il digiuno del Ramadan significa rafforzare il legame con Piacenza e con le sue istituzioni. Negli ultimi anni - ha osservato - il dialogo interreligioso e la collaborazione sul territorio hanno compiuto passi significativi. In un tempo segnato da conflitti globali e tensioni ideologiche, anche i sentimenti anti-islamici presenti in alcune parti della società vengono letti come riflesso di un clima internazionale complesso. La risposta - ha aggiunto - non può che essere quella del lavoro quotidiano e del dialogo costante. In questa serata di Ramadan – ha ricordato – la preghiera centrale è per la pace. Ma oltre alla preghiera è ancora più importante lavorare insieme per costruirla”.

Il Vescovo: “Le religioni costruiscono relazioni”
Anche il vescovo Cevolotto ha voluto sottolineare il significato della sua presenza alla serata. Partecipare a un momento legato al Ramadan, ha spiegato, significa condividere la gioia di un percorso spirituale che, come la Quaresima per i cristiani, è un tempo di conversione e ritorno al Signore. Secondo il presule, i cammini religiosi possono diventare strumenti per costruire relazioni autentiche e spazi di umanità condivisa. “L’appartenenza religiosa – ha osservato – non è un ostacolo alla convivenza, ma può diventare un veicolo per rafforzarla”. Il vescovo ha riconosciuto anche l’esistenza di diffidenze e atteggiamenti ostili presenti nel tessuto sociale, spesso alimentati da mancanza di conoscenza e pregiudizi, oppure dal timore verso ciò che appare diverso. Per questo, ha ricordato, è fondamentale evitare generalizzazioni: “Non esiste un unico Islam, ma tanti modi di viverlo, come accade in ogni esperienza religiosa”. L’esperienza di Piacenza, ha aggiunto, dimostra che le occasioni di incontro – anche istituzionali – possono aiutare a superare le diffidenze e a costruire percorsi comuni, senza negare le criticità ma affrontandole con realismo.

La preghiera e la cena
La serata è proseguita con la preghiera comunitaria guidata dall’imam Sheykh Yaseen Alyafi. Poi, al momento dell’Iftar, gli ospiti si sono riuniti per la cena comunitaria: una tavola ricca di piatti tradizionali marocchini e specialità provenienti da diversi Paesi del mondo islamico, segno della pluralità culturale presente nella città.
Al termine della cena sono stati letti e commentati alcuni versetti del Corano, tratti dalla Sura al-Hujurat. Il messaggio centrale è stato quello del rispetto reciproco: il testo sacro ammonisce i credenti a non deridere gli altri, a non diffamarsi e a non usare nomignoli offensivi, ricordando che chi viene schernito potrebbe essere migliore di chi lo schernisce. Un richiamo alla responsabilità delle parole e dei comportamenti nella vita comunitaria.
Un esempio per le nuove generazioni
Nel suo intervento conclusivo, Baradai ha ribadito l’orgoglio per la comunità islamica di Piacenza, definita “un esempio e un tesoro da preservare”. In un mondo attraversato da guerre e tensioni, ha detto, momenti come quello vissuto nella moschea rappresentano una risposta concreta alle paure e alle narrazioni negative. “Le nostre azioni quotidiane – ha spiegato – devono essere un esempio per le future generazioni, soprattutto per i nostri figli”. Non si tratta di eventi sporadici, ma di gesti che trasmettono valori e testimoniano la possibilità di convivere nel rispetto reciproco.
Il messaggio di pace
A chiudere la serata è stato ancora il vescovo Cevolotto, che ha letto alcuni passaggi di un messaggio inviato dal prefetto del dicastero vaticano per il dialogo interreligioso alla comunità musulmana in occasione del Ramadan. Il testo rivolge un augurio di pace ai musulmani e alle loro famiglie, ricordando che la pace autentica non è un’utopia, ma nasce – come ha sottolineato Papa Leone XIV – dal “disarmo del cuore, della mente e della vita”. Una pace che si costruisce attraverso il dialogo, la giustizia e il perdono. E che può nascere anche dall’incontro tra due stagioni spirituali parallele, il Ramadan e la Quaresima, affinché – come recita il messaggio – “le armi della guerra cedano il passo al coraggio della pace”.
La serata si è conclusa con un semplice augurio, rivolto a tutti i presenti: buon cammino e “buon coraggio”.
Riccardo Tonna
Nelle foto, la comunità musulmana cittadina ha aperto le porte alla città. Presente anche il vescovo Cevolotto.
Pubblicato il 13 marzo 2026
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