Menu

16 febbraio 2020 - VI domenica del tempo ordinario (anno A)
Dalla carne allo Spirito


Dal Vangelo secondo Matteo (5,17-37 - forma breve: 5,20-22a.27-28.33-34a.37)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Io vi dico: se la vostra giustizia
non supererà quella degli scribi e dei farisei,
non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai;
chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico:
chiunque si adira con il proprio fratello
dovrà essere sottoposto al giudizio.
Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”.
Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla,
ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.
Avete anche inteso che fu detto agli antichi:
“Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”.
Ma io vi dico: non giurate affatto.
Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno».

La nostra vita e la Parola

La giustizia
Sia l’evangelista Matteo che l’apostolo Paolo affrontano un tema molto spinoso per il popolo ebraico, quello della giustizia. L’annuncio del Vangelo ha radici nell’antico testamento e il popolo di Israele aveva elaborato una dottrina sulla giustizia: giusto è chi osserva la legge, “l’uomo che mette in pratica la Legge per mezzo di essa vivrà” (Rm 10,5). Tutta la lettera ai Romani porta il lettore per mano fino all’affermazione sconvolgente che il Padre è “Colui che giustifica l’empio” (Rm 4,5). La giustizia dunque non è una conquista dell’uomo (Paolo dimostra che non è possibile) ma viene dalla fede, cioè dall’accoglienza del dono che Dio ha fatto per mezzo del suo Figlio.
Questo ci aiuta a comprendere le parole di Gesù rivolte ai suoi discepoli: “se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli” (Mt 5,20), cioè non potrete vivere in Cristo, non potrete avere Cristo in voi e voi essere in Lui. Non si tratta di essere più osservanti, più coerenti, di mettere in pratica una morale ancora più esigente e alta. È una giustizia che supera quella dei farisei non perché è più grande, ma la supera perché viene dal Padre. È Gesù Cristo il compimento di tutta la Legge e i Profeti ed è per la fede che è riposta in Lui, morto per i nostri peccati e risorto per la nostra giustificazione, che riceviamo il dono dello Spirito che ha reso possibile ciò che era impossibile alla Legge per la condizione dell’uomo ferito dal peccato. Se trasformiamo l’esperienza cristiana in una osservanza di una legge ancora più difficile, perdiamo il cuore del Vangelo e gli uomini giustamente scappano.

Il dono
Come può un uomo ferito dal peccato, reciso dalla fonte dell’amore, non adirarsi con il fratello, riconciliarsi con l’avversario, non guardare la donna per desiderarla, parlare con verità senza dover sempre mercanteggiare per salvarsi la pelle? Queste elencate da Gesù non sono opere che vengono dall’uomo della carne: per quanto possa sforzarsi, l’uomo che ha il centro nel proprio io non può amare l’altro in quel modo descritto da Gesù nel vangelo di questa domenica.
Quelle descritte da Gesù non sono opere umane, ma sono frutti dello Spirito che agisce in coloro che sono innestati in Cristo, e che dall’incontro continuo con Lui sono stati rigenerati dal suo perdono, sono rinati e continuamente vengono rigenerati e rinascono.
È così difficile per noi vivere del dono che viene dal Padre, dipendere dall’azione di un Altro in noi. Continuamente siamo tentati di prescindere dalla relazione con il Padre e di provare a conquistare con l’impegno quello che invece possiamo solo ricevere. Ci viene offerta una giustizia che nasce dall’esperienza della salvezza, del perdono. Questa salvezza gli scribi e i farisei la rifiutano, i peccatori la accolgono.

 Don Andrea Campisi

Pubblicato il 14 febbraio 2020

Ascolta l'audio

"Il Nuovo Giornale" percepisce i contributi pubblici all’editoria.
"Il Nuovo Giornale", tramite la Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici), ha aderito allo IAP (Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria) accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.

Amministrazione trasparente