Menu
logo new2015 ok logo appStore logo googleStore

«Pensare richiede confronto, la solitudine è pericolosa perché impedisce la discussione»

Adriano Cevolotto Katia Tarasconi Mario Magnelli

“È un festival che anima i luoghi della cultura di una vitalità nuova. Nulla di statico né di precostituito, ciò che verrà detto in questi quattro giorni non è da prendere come oro colato, ma può essere uno spunto per crearsi una propria idea. Viviamo in un mondo veloce, in cui tutto corre, senza lasciarci il tempo di entrare nel merito: allora fermiamoci, parliamo, elaboriamo, apriamo la mente senza preconcetti. Piacenza ha l’occasione per volare alto”. Così Katia Tarasconi, sindaca di Piacenza, ha aperto la prima edizione del Festival del pensare contemporaneo davanti a una piazza Cavalli gremita nel tardo pomeriggio di giovedì 21 settembre. La rassegna, che porta oltre cento ospiti in undici diversi luoghi della città nel corso di cinquanta appuntamenti, è stata fortemente voluta dal Comune di Piacenza e dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano, insieme a tutta la Rete Cultura Piacenza, di cui fa parte anche la diocesi di Piacenza-Bobbio. Gli appuntamenti andranno avanti fino a domenica 24 settembre.

Stimolare il pensiero critico

In apertura, oltre alla sindaca Tarasconi, hanno preso la parola il presidente del comitato promotore Mario Magnelli, il vescovo mons. Adriano Cevolotto, il curatore Alessandro Fusacchia e il direttore filosofico Andrea Colamedici. “L’idea è far parlare a Piacenza grandi esperti su sfide del contemporaneo in circostanze insolite: dialogheranno persone con prospettive diverse. L’auspicio – afferma Alessandro Fusacchia – è che questi ideali siano originali, leggeri e profondi allo stesso tempo. Non è il festival del «pensiero», ma del «pensare», che è un verbo, e dunque ha in sé l’idea dinamica dell’azione. La speranza è che chi decide di passare quattro giorni a Piacenza torni a casa con qualche piccola conoscenza in più, ma soprattutto con una consapevolezza in più. Trasformiamo Piacenza in una piccola capitale della cultura per quattro giorni. La scommessa è che nessuno venga passivamente al Festival per ascoltare perché c’è «qualcuno che parla», ma attivamente: per capire e completare il ragionamento bisogna aggiungere il pensiero critico personale. Il successo del Festival non possiamo crearlo da soli: dunque, chiediamo tutta la vostra gentilezza. Auguro di assistere a un Festival divertente, che rispetti le aspettative e crei nuove attese”.

In prima fila Angelo Manfredini Paola Pedrazzini Manuel Ferrari Christian Fiazza

Nella foto, da sinistra, Angelo Manfredini, Paola Pedrazzini, Manuel Ferrari e Christian Fiazza.

“Non cadere nelle pigrizie mentali”

Per monsignor Cevolotto “la sfida è non cadere nelle pigrizie mentali. Tutti noi – osserva – siamo persone che pensano, ma il pensare richiede anche il confronto, il mettersi in dialogo, essere disposti a essere messi in discussione. È così che il nostro pensare matura, altrimenti assume una forma solitaria. E la solitudine è pericolosa perché impedisce la discussione. Questo festival è già un successo: raramente vediamo una quantità simile di giovani a un evento, è il segno di una domanda che vorremmo intercettare. Cosa chiedete alla nostra città e al nostro territorio? Insieme cerchiamo le risposte”. Andrea Colamedici evidenzia come “abbiamo dimenticato la funzione del pensiero collettivo. Dobbiamo esercitarci a pensare insieme – dice – quando si pensa insieme si perde l’abitudine a darsi costantemente ragione. Il pensiero è la dimensione comunitaria per eccellenza, in questi giorni ci eserciteremo a pensare tutti insieme”.

“Il rap dà spazio per approfondire temi e scavare nella psicologia”

A salire per primi sul palco di piazza Cavalli nell’evento inaugurale, the “Thinking Show”, i rapper Rancore e Willie Peyote. A seguire, il poeta Guido Catalano, la cantautrice Cristina Donà, lo scrittore-narratore Roberto Mercadini e la cantante Giua, che hanno risposto alle domande “filosoficheggianti” di Andrea Colamedici. Sul rap, Willie Peyote sostiene sia “un genere musicale in cui c’è spazio per la parola, vincolata dal ritmo ma con più libertà di approfondire i temi e scavare nella psicologia. La sua forma gli consente di avere più parole a disposizione. Il ritmo è un vincolo, ma anche un vantaggio: farei molta più fatica a scrivere in prosa, senza musica”. Rancore nota che il rap ha “sdoganato argomenti del mondo «giornalistico» ma anche tematiche introspettive. Il genere nasce come mezzo di denuncia politica e sociale, ma anche per raccontare e sfogare i propri problemi personali: pensiamo a Eminem quando parla del rapporto con la propria madre. Quando iniziai a fare il rapper amavo lo skateboard: per saltare c’era un movimento specifico dettato dalla fisica. La stessa cosa l’ho ritrovata nel rap, che definirei come uno sport estremo, ma in musica”.

Francesco Petronzio

Nella foto, l'apertura del Festival con mons. Adriano Cevolotto, Katia Tarasconi e Mario Magnelli.

Pubblicato il 22 settembre 2023

Ascolta l'audio

Sottocategorie

  • Un libro per capire le differenze tra cristianesimo e islam e costruire il dialogo

    uslam


    “La grande sfida che deve affrontare il cristianesimo oggi è di coniugare la più leale e condivisa partecipazione al dialogo interreligioso con una fede indiscussa sul significato salvifico universale di Gesù Cristo”. Con questa citazione del cardinale Raniero Cantalamessa si potrebbe cercare di riassumere il senso e lo scopo del libro “Verità e dialogo: contributo per un discernimento cristiano sul fenomeno dell’Islam”, scritto dal prof. Roberto Caprini e presentato di recente al Seminario vescovile di via Scalabrini a Piacenza grazie alle associazioni Confederex (Confederazione italiana ex alunni di scuole cattoliche) e Gebetsliga (Unione di preghiera per il beato Carlo d’Asburgo).

    Conoscere l’altro

    L’autore, introdotto dal prof. Maurizio Dossena, ha raccontato come questa ricerca sia nata da un interesse personale che l’ha portato a leggere il Corano per capire meglio la spiritualità e la religione islamica, sia da un punto di vista storico sia contenutistico. La conoscenza dell’altro - sintetizziamo il suo pensiero - è un fattore fondamentale per poter dialogare, e per conoscere il mondo islamico risulta di straordinaria importanza la conoscenza del Corano, che non è solo il testo sacro di riferimento per i musulmani ma è la base, il pilastro portante del modus operandi e vivendi dei fedeli islamici, un insieme di versi da recitare a memoria (Corano dall’arabo Quran significa proprio “la recitazione”) senza l’interpretazione o la mediazione di un sacerdote. Nel libro sono spiegati numerosi passi del Corano che mettono in luce le grandi differenze tra l’islam e la religione cristiana, ma non è questo il motivo per cui far cessare il dialogo, che secondo Roberto Caprini “parte proprio dal riconoscere la Verità che è Cristo. Questo punto fermo rende possibile un dialogo solo sul piano umano che ovviamente è estremamente utile per una convivenza civile, ma tenendo sempre che è nella Chiesa e in Cristo che risiede la Verità”.

    Le differenze tra le due religioni

    Anche il cardinal Giacomo Biffi, in un’intervista nel 2004, spiegò come il dovere della carità e del dialogo si attui proprio nel non nascondere la verità, anche quando questo può creare incomprensioni. Partendo da questo il prof. Caprini ha messo in luce la presenza di Cristo e dei cristiani nel Corano, in cui sono accusati di aver creato un culto politeista (la Santissima Trinità), nonché la negazione della divinità di Gesù, descritto sempre e solo come “figlio di Maria”. Queste divergenze teologiche per Caprini non sono le uniche differenze che allontanano il mondo giudaico-cristiano da quello islamico: il concetto di sharia, il ruolo della donna e la guerra di religione sono aspetti inconciliabili con le democrazie occidentali, ma che non precludono la possibilità di vivere in pace e in armonia con persone di fede islamica. Sono chiare ed ampie le differenze religiose ma è altrettanto chiara la necessità di dover convivere con persone islamiche e proprio su questo punto Caprini ricorda un tassello fondamentale: siamo tutti uomini, tutti figli di Dio. E su questo, sull’umanità, possiamo fondare il rispetto reciproco e possiamo costruire un mondo dove, nonostante le divergenze, si può convivere guardando, però, sempre con certezza e sicurezza alla luce che proviene dalla Verità che è Gesù Cristo.

                                                                                                   Francesco Archilli

     
    Nella foto, l’autore del libro, prof. Roberto Caprini, accanto al prof. Maurizio Dossena.

    Ascolta l'audio

    Conteggio articoli:
    5

"Il Nuovo Giornale" percepisce i contributi pubblici all’editoria.
"Il Nuovo Giornale", tramite la Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici), ha aderito allo IAP (Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria) accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.

Amministrazione trasparente