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Al Teatro Gioia «I Promessi (NON) Sposi» in scena con la classe 3EL

gioia

Una storia d'amore. Molti equivoci e un cellulare di troppo. Liberamente, molto liberamente, ispirato ad Alessandro Manzoni, va in scena venerdì 20 febbraio alle ore 20.30 al Teatro Gioia “I PROMESSI (NON) SPOSI” con la classe 3EL del Liceo “Gioia”, restituzione finale di un laboratorio teatrale intensivo di Teatro Gioco Vita condotto da Nicola Cavallari. 
Un progetto, nato dalla consolidata collaborazione tra l’Istituto guidato da Cristina Capra e il centro di produzione teatrale diretto da Diego Maj e Jacopo Maj, che vede la classe 3EL al lavoro al Teatro Gioia a partire da mercoledì 18 a venerdì 20 febbraio per una tre giorni di laboratorio possibile grazie al sostegno della Fondazione di Piacenza e Vigevano, nell’ambito dei programmi di “InFormazione Teatrale” realizzati in collaborazione con l’Associazione Amici del Teatro Gioco Vita.
Protagonisti in scena Claudia Anelli, Enrica Barabaschi, Annachiara Bertoli, Emma Bonfanti, Giulia Botti, Aurora Brera, Viola Luna Cavini, Aurora Dallavalle, Martina De Marco, Irene Delforno, Riccardo Fiorani, Antonio Forgione, Davide Gaburro, Bohdan Korshunov, Alessia Losi, Zeno Manfredi, Gilda Muselli, Giulia Pelliccano, Marta Petraccia, Eloisa Ponginibbi, Anastasia Shevchuk, Claudia Elena Spulber, Giuliana Tosku, Elena Zilli. 

“I PROMESSI (NON) SPOSI” è una creazione collettiva della classe con la supervisione artistica di Nicola Cavallari. La parte tecnica è curata da Daniele Princi (luci e fonica) e Giovanni Mutti (macchinista). Nel progetto, possibile grazie alla collaborazione della Dirigente del Liceo “Gioia” Cristina Capra e della referente per le attività teatrali Alessandra Tacchini,  la 3ELS è stata seguita dalla professoressa Angela Portesi con la disponibilità di tutti gli insegnanti e le insegnanti della classe. 

Manzoni ci aveva avvertito: il cammino verso il matrimonio è pieno di ostacoli. Ma lui non aveva previsto i social media. Renzo è innamorato. E geloso. Molto geloso. Quando trova nel telefono di Lucia i messaggi di Don Rodrigo, il castello di carte crolla: confronti che non finiscono bene, un prete che non risponde, una diretta Instagram trasmessa nel momento sbagliato e una valanga di pettegolezzi che nemmeno il più agguerrito influencer avrebbe saputo fermare. Nel mezzo del caos, Lucia finisce dal consulente matrimoniale, cercando di salvare il salvabile, mentre Renzo annega i dispiaceri all’osteria in compagnia di qualcuno che forse non dovrebbe frequentare. Il gran giorno arriva. L’altare è pronto. Gli ospiti aspettano. Se qualcuno conosce ragioni per cui questi due giovani non debbano unirsi in matrimonio, parli ora o taccia per sempre… E se son fiori, fioriranno; altrimenti…
Insomma, quattrocento anni di letteratura italiana condensati in una storia di gelosia, gossip e amore “storto”. Perché alcune cose, da Manzoni in poi, non cambiano mai.
Sul fronte della collaborazione tra Teatro Gioco Vita e Liceo Gioia il progetto laboratoriale con la classe 3EL curato da Nicola Cavallari segue quello realizzato a gennaio con la classe 3AS a cura di Antonio “Tony” Baladam. Il 20 marzo la classe 2AC, sempre al Teatro Gioia, sarà impegnata in un laboratorio intensivo di teatro fisico, “Una mattinata tra corpo e ritmo”, tenuto da Mattia Quintavalle e Giacomo Turati, protagonisti dello spettacolo “Rhythm is a dancer” che sarà poi in scena in serata alle ore 21 al Teatro Filodrammatici per la stagione di danza.

Biglietti e Informazioni

TEATRO GIOIA via Melchiorre Gioia 20/a - Piacenza - tel. 0523.1860191
Biglietti posto unico euro 5 / ridotto di cortesia euro 1 - Prevendita presso la biglietteria di Teatro Gioco Vita; la sera dello spettacolo la biglietteria è attiva al Teatro Gioia dalle ore 19.30. 
Info e biglietteria (martedì, mercoledì e venerdì ore 10-14, giovedì ore 10-16): TEATRO GIOCO VITA - via San Siro, 9 – 29121 Piacenza tel. 0523.315578 

Nella foto, la classe 3EL del Liceo Gioia di Piacenza.

Pubblicato il 19 febbraio 2026

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  • Un libro per capire le differenze tra cristianesimo e islam e costruire il dialogo

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    “La grande sfida che deve affrontare il cristianesimo oggi è di coniugare la più leale e condivisa partecipazione al dialogo interreligioso con una fede indiscussa sul significato salvifico universale di Gesù Cristo”. Con questa citazione del cardinale Raniero Cantalamessa si potrebbe cercare di riassumere il senso e lo scopo del libro “Verità e dialogo: contributo per un discernimento cristiano sul fenomeno dell’Islam”, scritto dal prof. Roberto Caprini e presentato di recente al Seminario vescovile di via Scalabrini a Piacenza grazie alle associazioni Confederex (Confederazione italiana ex alunni di scuole cattoliche) e Gebetsliga (Unione di preghiera per il beato Carlo d’Asburgo).

    Conoscere l’altro

    L’autore, introdotto dal prof. Maurizio Dossena, ha raccontato come questa ricerca sia nata da un interesse personale che l’ha portato a leggere il Corano per capire meglio la spiritualità e la religione islamica, sia da un punto di vista storico sia contenutistico. La conoscenza dell’altro - sintetizziamo il suo pensiero - è un fattore fondamentale per poter dialogare, e per conoscere il mondo islamico risulta di straordinaria importanza la conoscenza del Corano, che non è solo il testo sacro di riferimento per i musulmani ma è la base, il pilastro portante del modus operandi e vivendi dei fedeli islamici, un insieme di versi da recitare a memoria (Corano dall’arabo Quran significa proprio “la recitazione”) senza l’interpretazione o la mediazione di un sacerdote. Nel libro sono spiegati numerosi passi del Corano che mettono in luce le grandi differenze tra l’islam e la religione cristiana, ma non è questo il motivo per cui far cessare il dialogo, che secondo Roberto Caprini “parte proprio dal riconoscere la Verità che è Cristo. Questo punto fermo rende possibile un dialogo solo sul piano umano che ovviamente è estremamente utile per una convivenza civile, ma tenendo sempre che è nella Chiesa e in Cristo che risiede la Verità”.

    Le differenze tra le due religioni

    Anche il cardinal Giacomo Biffi, in un’intervista nel 2004, spiegò come il dovere della carità e del dialogo si attui proprio nel non nascondere la verità, anche quando questo può creare incomprensioni. Partendo da questo il prof. Caprini ha messo in luce la presenza di Cristo e dei cristiani nel Corano, in cui sono accusati di aver creato un culto politeista (la Santissima Trinità), nonché la negazione della divinità di Gesù, descritto sempre e solo come “figlio di Maria”. Queste divergenze teologiche per Caprini non sono le uniche differenze che allontanano il mondo giudaico-cristiano da quello islamico: il concetto di sharia, il ruolo della donna e la guerra di religione sono aspetti inconciliabili con le democrazie occidentali, ma che non precludono la possibilità di vivere in pace e in armonia con persone di fede islamica. Sono chiare ed ampie le differenze religiose ma è altrettanto chiara la necessità di dover convivere con persone islamiche e proprio su questo punto Caprini ricorda un tassello fondamentale: siamo tutti uomini, tutti figli di Dio. E su questo, sull’umanità, possiamo fondare il rispetto reciproco e possiamo costruire un mondo dove, nonostante le divergenze, si può convivere guardando, però, sempre con certezza e sicurezza alla luce che proviene dalla Verità che è Gesù Cristo.

                                                                                                   Francesco Archilli

     
    Nella foto, l’autore del libro, prof. Roberto Caprini, accanto al prof. Maurizio Dossena.

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