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Touadi a Cives: «In Africa nascono start-up, ma servono finanze e formazione»

africa27

L’Europa ha costruito una “biblioteca africana”, unilateralmente. Se vogliamo creare uno spazio eurafricano dobbiamo distruggere quella biblioteca e praticare il “decentramento narrativo”, ossia “iniziare a vedere la realtà dal punto di vista dell’altro e non più solo dal nostro”. Secondo Jean-Léonard Touadi, professore di Geografia dello sviluppo in Africa all’Università “La Sapienza” di Roma, non può esserci sviluppo senza coinvolgere attivamente gli africani e renderli protagonisti. Ne ha parlato venerdì 6 marzo all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, ospite del corso di formazione Cives e del Laboratorio di mondialità consapevole, in collaborazione con Africa Mission Cooperazione e Sviluppo.

Il “Piano Mattei” e la nuova imprenditoria africana

Lo sviluppo dell’Africa non può avvenire esportando schemi e strutture occidentali, che mal si adatterebbero alla realtà del posto. Il “Piano Mattei per l’Africa” varato dal governo Meloni, ha analizzato Touadi, è partito col piede sbagliato: se dev’essere un programma condiviso, anche il nome e le caratteristiche dovrebbero essere decise insieme. “In alcuni stati dell’Africa si registra una crescita esponenziale di start-up digitali, un mercato nato dall’economia «vernacolare», e il tasso di imprenditorialità in Africa sta superando quello dell’Asia. Mancano tuttavia pilastri finanziari e formazione: il Piano Mattei dovrebbe intervenire su questo, invece di trasformarsi in una joint venture tra imprenditori italiani e africani”. Touadi si augura inoltre che questo programma non sia predatorio: “Chissà perché si interloquisce con stati ricchi di gas e petrolio e non con quelli più poveri”, riflette.

Verso la democrazia: gli ostacoli

Ci sono tre ostacoli sul percorso verso la democrazia nei paesi africani, dice Touadi. Il primo è la frattura tra la “leadership offshore” e il popolo: la prima “ha concepito per sé stessa un ruolo di mediazione tra le ricchezze dei paesi e il mondo esterno”. E poi “vanno cambiati i contenuti della scuola”, ancora legati al passato coloniale, che “formano la classe politica, ma non per l’Africa”. Un’altra causa che impedisce lo sviluppo sono i confini tracciati nel 1884 a Berlino, senza tenere conto delle continuità storiche e antropologiche, che hanno creato stati senza nazione”. La soluzione a questo problema, per Touadi, potrebbero essere gli organismi sovraregionali, che promuovano coesione tra gli stati, e un mercato unico africano. Un altro punto critico, conseguente allo scollamento tra leader e popolo, è l’assenza di politiche sociali. “In assenza di un contratto sociale, la gente si rifugia nelle solidarietà etniche, le uniche che per secoli hanno sempre dato loro risposte”. L’economia “vernacolare”, come la definisce Touadi, ossia quella del popolo, in contrapposizione a quella dei leader, dovrebbe diventare l’economia ufficiale: rispecchierebbe meglio le caratteristiche etniche e ciò contribuirebbe al vero sviluppo. “Mi dispiace vedere tutti questi africani venire in Europa – ha detto Touadi – l’emigrazione non è la soluzione, come disse Benedetto XVI. Andrebbero piuttosto create le condizioni e le opportunità affinché le persone possano restare in Africa”.

Le guerre

Chi va in Africa ora persegue perlopiù i propri interessi. “Gli accordi promossi da Trump tra Ruanda e Congo – ha detto Touadi – sono utili agli Stati Uniti a non dipendere più dalla Cina per i materiali strategici. Non servono a far finire il conflitto”. Il docente ha richiamato anche alla necessità di una “par condicio” nella narrazione delle guerre: “Non sono solo due, in Ucraina e a Gaza”, avverte, citando le situazioni in Sudan, Sahel e Grandi Laghi. “Sulla costa occidentale dell’Africa arrivano carichi di droga – ha spiegato – che poi passano per il Sahel, una terra di nessuno, e si imbarcano verso l’Europa”. “La guerra che stiamo vivendo ora (il riferimento è a quella da poco scoppiata in Medio Oriente, nda) ci ricorda quella in Ucraina e il massacro a Gaza, ma anche il bombardamento in Iraq del 2003. Stiamo vivendo un periodo caotico, abbiamo difficoltà a trovare chiavi di lettura per quello che succede. Ma la tradizione cinese ci insegna che i momenti di crisi, quindi di discernimento, sono quelli in cui dobbiamo rimboccarci le maniche per raggiungere un kosmos (ordine) possibile. La cosiddetta «esportazione della democrazia» finora ha creato solo disordine”.

Francesco Petronzio

Pubblicato il 7 marzo 2026

Nella foto, Jean-Léonard Touadi con le studenti Laura Beretta e Francesca Radice.

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Sottocategorie

  • Un libro per capire le differenze tra cristianesimo e islam e costruire il dialogo

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    “La grande sfida che deve affrontare il cristianesimo oggi è di coniugare la più leale e condivisa partecipazione al dialogo interreligioso con una fede indiscussa sul significato salvifico universale di Gesù Cristo”. Con questa citazione del cardinale Raniero Cantalamessa si potrebbe cercare di riassumere il senso e lo scopo del libro “Verità e dialogo: contributo per un discernimento cristiano sul fenomeno dell’Islam”, scritto dal prof. Roberto Caprini e presentato di recente al Seminario vescovile di via Scalabrini a Piacenza grazie alle associazioni Confederex (Confederazione italiana ex alunni di scuole cattoliche) e Gebetsliga (Unione di preghiera per il beato Carlo d’Asburgo).

    Conoscere l’altro

    L’autore, introdotto dal prof. Maurizio Dossena, ha raccontato come questa ricerca sia nata da un interesse personale che l’ha portato a leggere il Corano per capire meglio la spiritualità e la religione islamica, sia da un punto di vista storico sia contenutistico. La conoscenza dell’altro - sintetizziamo il suo pensiero - è un fattore fondamentale per poter dialogare, e per conoscere il mondo islamico risulta di straordinaria importanza la conoscenza del Corano, che non è solo il testo sacro di riferimento per i musulmani ma è la base, il pilastro portante del modus operandi e vivendi dei fedeli islamici, un insieme di versi da recitare a memoria (Corano dall’arabo Quran significa proprio “la recitazione”) senza l’interpretazione o la mediazione di un sacerdote. Nel libro sono spiegati numerosi passi del Corano che mettono in luce le grandi differenze tra l’islam e la religione cristiana, ma non è questo il motivo per cui far cessare il dialogo, che secondo Roberto Caprini “parte proprio dal riconoscere la Verità che è Cristo. Questo punto fermo rende possibile un dialogo solo sul piano umano che ovviamente è estremamente utile per una convivenza civile, ma tenendo sempre che è nella Chiesa e in Cristo che risiede la Verità”.

    Le differenze tra le due religioni

    Anche il cardinal Giacomo Biffi, in un’intervista nel 2004, spiegò come il dovere della carità e del dialogo si attui proprio nel non nascondere la verità, anche quando questo può creare incomprensioni. Partendo da questo il prof. Caprini ha messo in luce la presenza di Cristo e dei cristiani nel Corano, in cui sono accusati di aver creato un culto politeista (la Santissima Trinità), nonché la negazione della divinità di Gesù, descritto sempre e solo come “figlio di Maria”. Queste divergenze teologiche per Caprini non sono le uniche differenze che allontanano il mondo giudaico-cristiano da quello islamico: il concetto di sharia, il ruolo della donna e la guerra di religione sono aspetti inconciliabili con le democrazie occidentali, ma che non precludono la possibilità di vivere in pace e in armonia con persone di fede islamica. Sono chiare ed ampie le differenze religiose ma è altrettanto chiara la necessità di dover convivere con persone islamiche e proprio su questo punto Caprini ricorda un tassello fondamentale: siamo tutti uomini, tutti figli di Dio. E su questo, sull’umanità, possiamo fondare il rispetto reciproco e possiamo costruire un mondo dove, nonostante le divergenze, si può convivere guardando, però, sempre con certezza e sicurezza alla luce che proviene dalla Verità che è Gesù Cristo.

                                                                                                   Francesco Archilli

     
    Nella foto, l’autore del libro, prof. Roberto Caprini, accanto al prof. Maurizio Dossena.

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