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Valicare i confini geografici attraverso l’arte come sarebbe piaciuto a Corrado Sforza Fogliani

 Una veduta dallalto di Sala Corrado Sforza Fogliani. Fotoservizio Mauro Del Papa

Ricordata dalla Banca di Piacenza al PalabancaEventi la figura del suo presidente con il racconto della genesi del quadro “Adorazione del Sacro Cuore” del Viganoni, in una sorta di gemellaggio culturale con la cittadina francese di Draguignan - Pubblico numeroso e tante autorità presenti

Valicare i confini geografici attraverso l’arte, perché l’arte crea connessioni. E ieri sera, giovedì 19 febbraio, se n’è avuta una dimostrazione con l’incontro tra Piacenza e la città francese di Draguignan che ha riallacciato un legame già nato qualche anno fa attraverso un capolavoro dell’artista piacentino Carlo Maria Viganoni (1786-1839), Adorazione del Sacro Cuore, conservato nella chiesa Saint-Michel della cittadina a sud della Provenza. Un ponte ideale tra le due realtà “costruito” al PalabancaEventi per iniziativa della Banca di Piacenza, che ha voluto ricordare la figura del suo presidente Corrado Sforza Fogliani, nel giorno del suo onomastico, raccontando la genesi di un’opera che aveva attirato la sua attenzione, tanto che si era speso per fare in modo che il legame con Draguignan diventasse qualcosa di concreto. E la Sala a lui intitolata era gremita in ogni ordine di posti, presenti numerose autorità. Tra queste, il prefetto Patrizia Palmisani, il sindaco Katia Tarasconi, il vescovo Adriano Cevolotto, il questore Gianpaolo Bonafini.

«È una cosa bellissima vedere tutti questi amici della Banca ed estimatori di Corrado Sforza Fogliani, che ci piace ricordare nella Sala che gli abbiamo dedicato», ha osservato il presidente Giuseppe Nenna nel suo intervento di saluto. Il conte Nicolò Nasalli Rocca, vicepresidente della Fondazione Istituto Gazzola (che ha collaborato all’iniziativa), ha fatto un parellelo a distanza tra il Viganoni e Sforza Fogliani: «Entrambi piacentini ed entrambi frequentatori della capitale per ragioni di lavoro, hanno sempre mantenuto fortissimi legami con la propria città». Il sindaco Katia Tarasconi ha ringraziato la Banca per la costante azione di supporto al sistema culturale piacentino e ha voluto «dire ancora una volta grazie a Corrado Sforza Fogliani che ho avuto la fortuna di conoscere, una frequentazione che mi ha fatto crescere».

Il primo cittadino di Draguignan Richard Strambio, nel definire «magnifica» la nostra città, ha ricordato l’alto valore della pala del Viganoni, simbolo della reazione vandeana alla rivoluzione giacobina all’inizio degli “anni romantici” e che ebbe un’incredibile fortuna anche come risposta al razionalismo illuminista con un ritorno alla Fede. Il sindaco transalpino (di origini italiane) ha quindi fatto cenno «alla preziosa opera di restauro che ha fatto tornare il dipinto agli antichi splendori», dopo decenni di conservazione in un deposito nel quale l’arrotolamento della tela, priva di cornice, aveva determinato diffusi danni alla pellicola pittorica.

Un invito ai piacentini a recarsi nella cittadina provenzale è arrivato dal conservatore del Museo de Beaux Arts, Yohan Rimaud, non solo per vedere il capolavoro di Viganoni ma anche per ammirare un’opera di un altro pittore piacentino, Giovanni Paolo Panini. Il dott. Rimaud ha anche rimarcato «quanto l’evento di questa sera dimostri come sia facile valicare i confini attraverso l’arte».

Il direttore dei Musei Civici Antonio Iommelli ha invece spiegato ai presenti l’origine della Adorazione del Sacro Cuore, commissionata da madame de Caussemille attraverso il cardinale (piacentino) Giulio Maria della Somaglia che – non in linea con la politica dell’epoca – fu costretto all’esilio proprio a Draguignan, dove ricevette una buona accoglienza. L’incarico di eseguire un quadro che rappresentasse il Redentore mostrante il Cuore dal costato aperto («un messaggio politico di devozione al Sacro Cuore») fu in realtà offerto a Gaspare Landi (allora a Roma), ma il pittore piacentino era troppo impegnato e indicò allora l’allievo Viganoni.

Al direttore del Museo Gazzola Alessandro Malinverni il compito di illustrare la vita e le opere di Carlo Maria Viganoni, docente di figura della scuola d’arte piacentina dal 1830 al 1839, alla quale ha lasciato in dotazione una collezione di busti in gesso e ben 700 disegni («una raccolta eccezionale»). «Il nostro è un museo piccolo – ha osservato il prof. Malinverni – ma è il più antico di Piacenza e nel corso della sua lunga storia ha ospitato il Tondo di Botticelli, il Fegato Etrusco e l’Ecce Homo di Antonello da Messina». Il Gazzola conserva il bozzetto e i disegni preparatori dell’olio su tela di Viganoni, esposti in una piccola mostra insieme all’immagine in alta definizione del dipinto restaurato che sarà visitabile oggi e domani (orari: venerdì 20 febbraio, dalle 16 alle 19 e domani, sabato 21, dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19). Il relatore ha esaminato le (tante) differenze tra il bozzetto e la versione definitiva, non prima di aver ricordato la figura del presidente Sforza Fogliani, con il quale ha avuto occasione di collaborare: «A Piacenza – ha detto – manca una persona di così vasta cultura e intelligenza». Il prof. Malinverni si è in seguito soffermato sul periodo in cui Viganoni si trasferì a Roma (1808-1830), dove frequentò l’Accademia di San Luca in stretto contatto con il Landi e il Canova. Nell’Adorazione del Sacro Cuore – dove il direttore del Museo Gazzola vede «una purezza formale e spirituale» – sono rappresentati Papa Pio VII, Re Luigi XVI, il cardinale Giulio Maria della Somaglia, madame Élisabeth, sorella di Luigi XVI, e la figlia dello stesso Re, la duchessa D’Angoulême. Il Viganoni, è stato sottolineato, oltre al compenso pattuito per la realizzazione dell’opera, ricevette dalla duchessa di Parma e Piacenza Maria Luigia una tabacchiera d’oro, che intese premiare il merito di chi “s’era fatto apprezzare in Francia”.

Maria Antonietta De Micheli Sforza Fogliani ha infine ringraziato quanti hanno contribuito alla buona riuscita della serata, in particolare Maria Teresa Schippisi «per aver portato a compimento il desiderio del fratello dott. Angelo Marchesi, che era venuto a conoscenza del valore del Viganoni e se ne appassionò fino a voler creare rapporti con Draguignan per riportare il quadro a Piacenza; un’idea nella quale aveva coinvolto mio marito. E oggi il dipinto è qui, pur non essendo presente fisicamente». Un ringraziamento la prof.ssa De Micheli ha voluto indirizzare anche alla Banca «sempre in prima linea nella valorizzazione dell’arte piacentina».

Terminati gli interventi, gli ospiti hanno potuto apprezzare la piccola mostra con l’immagine del dipinto in alta definizione, il bozzetto e i disegni preparatori, mentre la delegazione francese ha partecipato a una visita guidata al PalabancaEventi a cura di Laura Bonfanti.

Nella foto, una veduta dall'alto della sala Corrado Sforza Fogliani. (foto Del Papa)

Pubblicato il 21 febbraio 2026

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  • Un libro per capire le differenze tra cristianesimo e islam e costruire il dialogo

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    “La grande sfida che deve affrontare il cristianesimo oggi è di coniugare la più leale e condivisa partecipazione al dialogo interreligioso con una fede indiscussa sul significato salvifico universale di Gesù Cristo”. Con questa citazione del cardinale Raniero Cantalamessa si potrebbe cercare di riassumere il senso e lo scopo del libro “Verità e dialogo: contributo per un discernimento cristiano sul fenomeno dell’Islam”, scritto dal prof. Roberto Caprini e presentato di recente al Seminario vescovile di via Scalabrini a Piacenza grazie alle associazioni Confederex (Confederazione italiana ex alunni di scuole cattoliche) e Gebetsliga (Unione di preghiera per il beato Carlo d’Asburgo).

    Conoscere l’altro

    L’autore, introdotto dal prof. Maurizio Dossena, ha raccontato come questa ricerca sia nata da un interesse personale che l’ha portato a leggere il Corano per capire meglio la spiritualità e la religione islamica, sia da un punto di vista storico sia contenutistico. La conoscenza dell’altro - sintetizziamo il suo pensiero - è un fattore fondamentale per poter dialogare, e per conoscere il mondo islamico risulta di straordinaria importanza la conoscenza del Corano, che non è solo il testo sacro di riferimento per i musulmani ma è la base, il pilastro portante del modus operandi e vivendi dei fedeli islamici, un insieme di versi da recitare a memoria (Corano dall’arabo Quran significa proprio “la recitazione”) senza l’interpretazione o la mediazione di un sacerdote. Nel libro sono spiegati numerosi passi del Corano che mettono in luce le grandi differenze tra l’islam e la religione cristiana, ma non è questo il motivo per cui far cessare il dialogo, che secondo Roberto Caprini “parte proprio dal riconoscere la Verità che è Cristo. Questo punto fermo rende possibile un dialogo solo sul piano umano che ovviamente è estremamente utile per una convivenza civile, ma tenendo sempre che è nella Chiesa e in Cristo che risiede la Verità”.

    Le differenze tra le due religioni

    Anche il cardinal Giacomo Biffi, in un’intervista nel 2004, spiegò come il dovere della carità e del dialogo si attui proprio nel non nascondere la verità, anche quando questo può creare incomprensioni. Partendo da questo il prof. Caprini ha messo in luce la presenza di Cristo e dei cristiani nel Corano, in cui sono accusati di aver creato un culto politeista (la Santissima Trinità), nonché la negazione della divinità di Gesù, descritto sempre e solo come “figlio di Maria”. Queste divergenze teologiche per Caprini non sono le uniche differenze che allontanano il mondo giudaico-cristiano da quello islamico: il concetto di sharia, il ruolo della donna e la guerra di religione sono aspetti inconciliabili con le democrazie occidentali, ma che non precludono la possibilità di vivere in pace e in armonia con persone di fede islamica. Sono chiare ed ampie le differenze religiose ma è altrettanto chiara la necessità di dover convivere con persone islamiche e proprio su questo punto Caprini ricorda un tassello fondamentale: siamo tutti uomini, tutti figli di Dio. E su questo, sull’umanità, possiamo fondare il rispetto reciproco e possiamo costruire un mondo dove, nonostante le divergenze, si può convivere guardando, però, sempre con certezza e sicurezza alla luce che proviene dalla Verità che è Gesù Cristo.

                                                                                                   Francesco Archilli

     
    Nella foto, l’autore del libro, prof. Roberto Caprini, accanto al prof. Maurizio Dossena.

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