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«Baffi, grande economista e grande persona colpito dalla politica perché lontano dalla politica»

Beniamino Andrea Piccone e Valter Lazzari

Migliorare la nostra civile convivenza. Era questo l’obiettivo che guidava ogni azione di Paolo Baffi, governatore della Banca d’Italia dal 1975 al 1979. E la (poco edificante) storia del nostro Paese in quegli anni è stata ripercorsa da Beniamino Andrea Piccone, ospite della Banca di Piacenza al PalabancaEventi (Sala Panini) per presentare il suo ultimo libro “Attacco alla Banca d’Italia-La difesa di Paolo Baffi” in dialogo con Valter Lazzari, componente del Consiglio di amministrazione dell’Istituto di credito di Via Mazzini, rappresentato in sala dal presidente Giuseppe Nenna, dall’a.d. e direttore generale Angelo Antoniazzi e da altri componenti del Cda e della Direzione.

Il prof. Lazzari, docente di Economia degli Intermediari finanziari dell’Università Carlo Cattaneo di Castellanza (dove insegna anche il prof. Piccone) e già professore e ricercatore alla Bocconi, dopo aver ricordato di aver avuto l’autore come allievo e di essere stato relatore della sua tesi, ha sottolineato come il protagonista della vicenda – Paolo Baffi appunto – fosse di Broni, non lontano da Piacenza. «Quanto si narra in questo corposo volume – ha osservato – ha vari livelli di lettura e precisamente tre dimensioni: personale, istituzionale e di Paese».

Lo storico dell’economia Beniamino Piccone ricostruisce, nel volume frutto di oltre vent’anni di lavoro e ricco di documenti, l’attacco politico-giudiziario che colpì Bankitalia il 24 marzo 1979: il governatore Paolo Baffi e il vicedirettore generale Mario Sarcinelli (con delega alla vigilanza) furono accusati dalla Procura di Roma di interesse privato in atti d’ufficio e favoreggiamento personale per non aver trasmesso all’autorità giudiziaria notizie contenute in un rapporto ispettivo sul Credito Industriale Sardo, istituto di credito pubblico che aveva finanziato il gruppo chimico SIR di Nino Rovelli, oggetto di indagine da parte della magistratura. L’autore ha dapprima spiegato come si è appassionato a questa storia: «Nel febbraio del 1990, avevo 20 anni, ritagliai da Panorama la “Cronaca breve di una vicenda giudiziaria”, il diario di Paolo Baffi per i suoi quattro terribili anni (1978-1981) vissuti pericolosamente e l’archiviai come mi aveva insegnato mio padre, scomparso un mese prima. Devo a lui e a mia madre l’amore per la conoscenza il sapere, i libri e i giornali. Sono passati 35 anni da quel primo ritaglio ma, come soleva dire Luigi Einaudi, contano i “tempi lunghi”». Il prof. Piccone ha definito Baffi «un grande economista e una grande persona»: a lui si deve, infatti, la creazione dei Cct per tutelare i risparmiatori dall’inflazione e una Banca d’Italia a cui ha lasciato un archivio «possente» con 300mila pagine digitalizzate «di cui ne ho lette 40-50mila»; nacque poverissimo e si riscattò da una vita difficile riuscendo a studiare grazie alle borse di studio. «La storia di Baffi – ha osservato l’autore – è la storia di una persona lontanissima dalla politica e quando questa lo ha attaccato, si è trovato indifeso». Ma perché il governatore e il vicedirettore Sarcinelli furono colpiti dall’inchiesta giudiziaria? Per il cambio di passo che con loro Bankitalia ebbe rispetto all’attività di vigilanza, molto meno incisiva con la gestione di Guido Carli (costretto a dimettersi nel 1975 dopo la nomina a commissario liquidatore delle banche di Sindona Giorgio Ambrosoli, assassinato nel 1979, che aveva come braccio destro il piacentino Silvio Novembre; un altro “eroe borghese”, Ambrosoli, il cui coraggio gli costò la vita; «al suo funerale – ha evocato il prof. Piccone – nessun rappresentante dello Stato, ma Baffi c’era»). La prima banca attenzionata da Baffi e Sarcinelli fu l’Italcasse, ma la sua Banca d’Italia “superò il limite” (secondo la politica deviata) con l’attività di vigilanza nei confronti del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi «da dove uscivano soldi senza alcun giustificativo».
Baffi e Sarcinelli («due veri servitori dello Stato») verranno prosciolti da ogni accusa l’11 giugno del 1981, ma ormai le carriere di entrambi erano state compromesse.
L’autore ha raccontato un ultimo episodio per testimoniare lo spessore umano di Baffi: «Sapendo che Ambrosoli aveva tre figli, dopo il suo assassinio dispose un vitalizio per consentire alla moglie di crescerli».

Nella foto, Beniamino Andrea Piccone e Valter Lazzari.

Pubblicato il 14 maggio 2026

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  • Un libro per capire le differenze tra cristianesimo e islam e costruire il dialogo

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    “La grande sfida che deve affrontare il cristianesimo oggi è di coniugare la più leale e condivisa partecipazione al dialogo interreligioso con una fede indiscussa sul significato salvifico universale di Gesù Cristo”. Con questa citazione del cardinale Raniero Cantalamessa si potrebbe cercare di riassumere il senso e lo scopo del libro “Verità e dialogo: contributo per un discernimento cristiano sul fenomeno dell’Islam”, scritto dal prof. Roberto Caprini e presentato di recente al Seminario vescovile di via Scalabrini a Piacenza grazie alle associazioni Confederex (Confederazione italiana ex alunni di scuole cattoliche) e Gebetsliga (Unione di preghiera per il beato Carlo d’Asburgo).

    Conoscere l’altro

    L’autore, introdotto dal prof. Maurizio Dossena, ha raccontato come questa ricerca sia nata da un interesse personale che l’ha portato a leggere il Corano per capire meglio la spiritualità e la religione islamica, sia da un punto di vista storico sia contenutistico. La conoscenza dell’altro - sintetizziamo il suo pensiero - è un fattore fondamentale per poter dialogare, e per conoscere il mondo islamico risulta di straordinaria importanza la conoscenza del Corano, che non è solo il testo sacro di riferimento per i musulmani ma è la base, il pilastro portante del modus operandi e vivendi dei fedeli islamici, un insieme di versi da recitare a memoria (Corano dall’arabo Quran significa proprio “la recitazione”) senza l’interpretazione o la mediazione di un sacerdote. Nel libro sono spiegati numerosi passi del Corano che mettono in luce le grandi differenze tra l’islam e la religione cristiana, ma non è questo il motivo per cui far cessare il dialogo, che secondo Roberto Caprini “parte proprio dal riconoscere la Verità che è Cristo. Questo punto fermo rende possibile un dialogo solo sul piano umano che ovviamente è estremamente utile per una convivenza civile, ma tenendo sempre che è nella Chiesa e in Cristo che risiede la Verità”.

    Le differenze tra le due religioni

    Anche il cardinal Giacomo Biffi, in un’intervista nel 2004, spiegò come il dovere della carità e del dialogo si attui proprio nel non nascondere la verità, anche quando questo può creare incomprensioni. Partendo da questo il prof. Caprini ha messo in luce la presenza di Cristo e dei cristiani nel Corano, in cui sono accusati di aver creato un culto politeista (la Santissima Trinità), nonché la negazione della divinità di Gesù, descritto sempre e solo come “figlio di Maria”. Queste divergenze teologiche per Caprini non sono le uniche differenze che allontanano il mondo giudaico-cristiano da quello islamico: il concetto di sharia, il ruolo della donna e la guerra di religione sono aspetti inconciliabili con le democrazie occidentali, ma che non precludono la possibilità di vivere in pace e in armonia con persone di fede islamica. Sono chiare ed ampie le differenze religiose ma è altrettanto chiara la necessità di dover convivere con persone islamiche e proprio su questo punto Caprini ricorda un tassello fondamentale: siamo tutti uomini, tutti figli di Dio. E su questo, sull’umanità, possiamo fondare il rispetto reciproco e possiamo costruire un mondo dove, nonostante le divergenze, si può convivere guardando, però, sempre con certezza e sicurezza alla luce che proviene dalla Verità che è Gesù Cristo.

                                                                                                   Francesco Archilli

     
    Nella foto, l’autore del libro, prof. Roberto Caprini, accanto al prof. Maurizio Dossena.

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