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Il 28 la filodrammatica Ancaranese sul palco del teatro President

Ancaranese

Sabato 28 marzo alle ore 21 al Teatro President per la Rassegna dialettale Corrado Sforza Fogliani sarà in scena la Compagnia Filodrammatica Ancaranese che presenta “Adess ‘enn tutt a post”, commedia in tre atti in dialetto piacentino di Giorgio Tosi. La commedia si svolge negli anni 50 e ne è protagonista una famiglia che vive in campagna, in una casa che ha la porta d’ingresso che immette nella classica corte.

E’ un tuffo in un periodo ormai definitivamente passato, dove sposare una figlia era un problema importante (per la scelta del partito) e le ragazze da marito erano un po’ in concorrenza tra di loro (vedi Iole e Maria); dove le madri erano molto rigide nei confronti dei figli; dove c’era ancora molta povertà per cui un fittavolo, rozzo e incolto più che mai, diventava un marito interessante anche se sapeva parlare solo di vacche o di cavalle. Una commedia che gioca sull’intreccio dei dialoghi, con una particolare vivacità delle situazioni e la freschezza dei personaggi.

Personaggi e interpreti: Santina, madre di famiglia, Fausta Schiavi o Micaela Conti; Bruna, vicina di casa, Bruna Molaschi o Giuliana Marenghi; Aldo, marito di Santina, Paolo Benaglia o Adriano Ballerini; Maria, figlia di Bruna, Chiara Faccini; Iole, figlia minore di Santina e Aldo, Manuela Davoli; Andreina, figlia maggiore di Santina e Aldo, Piera Corotti; Rino, fittavolo, Stefano Lorenzoni; ragionier Paperi, spasimante di Iole, Gianluca Facchini; Luigi, fidanzato di Iole, Matteo Marchi.
Costumista e truccatrice Piera Corotti, rammentatrice Antonella Guglielmetti, regia di Bruna Molaschi.

Posto unico non numerato € 12 - Soci Famiglia Piasinteina € 5 - Under 18 Gratuito

Prevendita: CITY BAR, Via Manfredi 33 da lunedì a sabato dalle ore 7 alle 19

Info e prenotazioni: tel. 351 8728156 da lunedì a sabato dalle 15 alle 19

Nella foto, la compagnia filodrammatica Ancaranese.

Pubblicato il 23 marzo 2026

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  • Un libro per capire le differenze tra cristianesimo e islam e costruire il dialogo

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    “La grande sfida che deve affrontare il cristianesimo oggi è di coniugare la più leale e condivisa partecipazione al dialogo interreligioso con una fede indiscussa sul significato salvifico universale di Gesù Cristo”. Con questa citazione del cardinale Raniero Cantalamessa si potrebbe cercare di riassumere il senso e lo scopo del libro “Verità e dialogo: contributo per un discernimento cristiano sul fenomeno dell’Islam”, scritto dal prof. Roberto Caprini e presentato di recente al Seminario vescovile di via Scalabrini a Piacenza grazie alle associazioni Confederex (Confederazione italiana ex alunni di scuole cattoliche) e Gebetsliga (Unione di preghiera per il beato Carlo d’Asburgo).

    Conoscere l’altro

    L’autore, introdotto dal prof. Maurizio Dossena, ha raccontato come questa ricerca sia nata da un interesse personale che l’ha portato a leggere il Corano per capire meglio la spiritualità e la religione islamica, sia da un punto di vista storico sia contenutistico. La conoscenza dell’altro - sintetizziamo il suo pensiero - è un fattore fondamentale per poter dialogare, e per conoscere il mondo islamico risulta di straordinaria importanza la conoscenza del Corano, che non è solo il testo sacro di riferimento per i musulmani ma è la base, il pilastro portante del modus operandi e vivendi dei fedeli islamici, un insieme di versi da recitare a memoria (Corano dall’arabo Quran significa proprio “la recitazione”) senza l’interpretazione o la mediazione di un sacerdote. Nel libro sono spiegati numerosi passi del Corano che mettono in luce le grandi differenze tra l’islam e la religione cristiana, ma non è questo il motivo per cui far cessare il dialogo, che secondo Roberto Caprini “parte proprio dal riconoscere la Verità che è Cristo. Questo punto fermo rende possibile un dialogo solo sul piano umano che ovviamente è estremamente utile per una convivenza civile, ma tenendo sempre che è nella Chiesa e in Cristo che risiede la Verità”.

    Le differenze tra le due religioni

    Anche il cardinal Giacomo Biffi, in un’intervista nel 2004, spiegò come il dovere della carità e del dialogo si attui proprio nel non nascondere la verità, anche quando questo può creare incomprensioni. Partendo da questo il prof. Caprini ha messo in luce la presenza di Cristo e dei cristiani nel Corano, in cui sono accusati di aver creato un culto politeista (la Santissima Trinità), nonché la negazione della divinità di Gesù, descritto sempre e solo come “figlio di Maria”. Queste divergenze teologiche per Caprini non sono le uniche differenze che allontanano il mondo giudaico-cristiano da quello islamico: il concetto di sharia, il ruolo della donna e la guerra di religione sono aspetti inconciliabili con le democrazie occidentali, ma che non precludono la possibilità di vivere in pace e in armonia con persone di fede islamica. Sono chiare ed ampie le differenze religiose ma è altrettanto chiara la necessità di dover convivere con persone islamiche e proprio su questo punto Caprini ricorda un tassello fondamentale: siamo tutti uomini, tutti figli di Dio. E su questo, sull’umanità, possiamo fondare il rispetto reciproco e possiamo costruire un mondo dove, nonostante le divergenze, si può convivere guardando, però, sempre con certezza e sicurezza alla luce che proviene dalla Verità che è Gesù Cristo.

                                                                                                   Francesco Archilli

     
    Nella foto, l’autore del libro, prof. Roberto Caprini, accanto al prof. Maurizio Dossena.

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