Menu
logo new2015 ok logo appStore logo googleStore

Successo per la mostra «Custodi della memoria» alla Biffi Arte

statua della madonna


Disallestita lo scorso 26 gennaio la mostra “Custodi della memoria”, ospitata alla Galleria Biffi Arte di Piacenza e curata da Susanna Pighi ed Emmanuel Ferrari dell’Ufficio Beni Ecclesiastici e Culturali della Diocesi di Piacenza – Bobbio.
“Una mostra molto apprezzata e visitata fino agli ultimi giorni, occasione per ammirare le bellezze artistiche e il patrimonio culturale del territorio piacentino” – ha sottolineato la gallerista Susanna Gualazzini -. Chi viene a trovarci qui si complimenta ancora oggi per questa iniziativa e chiede perché l’esposizione non sia durata più a lungo. Purtroppo, abbiamo dovuto terminare l’esposizione per motivi organizzativi, ma siamo davvero soddisfatti per l’entusiasmo e la partecipazione riscontrati. Ancora oggi, a due mesi dal termine, la mostra viene ricordata per fascino e nostalgia della memoria che quei luoghi lasciano dietro di sè”.
Abbiamo deciso di riparlane qui per dare un’idea dei luoghi e dell’arte protagonisti in questo percorso espositivo, e lo facciamo riprendendo i tratti salienti dell’incontro condotto dalla storica dell’arte Pighi nella galleria piacentina.

“Tesori dell’arte nell’Appennino piacentino”

Per chi non ha potuto visitare l’esposizione, sarà utile soffermarsi su alcuni “Tesori dell’arte nell’Appennino piacentino”, titolo non casuale della conferenza tenuta da Pighi alla Biffi Arte lo scorso 9 gennaio, proprio nell’ambito della mostra che lei stessa ha curato. “Proseguendo sulla strada della valorizzazione delle bellezze appenniniche percorsa nell’esposizione, in questo incontro focalizziamo l’attenzione su manufatti di alta qualità storico -artistica che si conservano nelle chiese della nostra montagna – ha spiegato la relatrice. Oltre ad opere piuttosto conosciute di musei e chiese di Bobbio e Castell’Arquato, ho selezionato esempi poco noti, che non ci si aspetta di trovare in quelle zone del territorio”. Tra i tantissimi capolavori citati, qu ne abbiamo scelti pochi per motivi di spazio. Ne risulta un viaggio breve ma denso di significati simbolici, che parte dalla Val Nure per giungere in Val d'Arda.

Val Tidone, da Pianello a Pecorara

La storica dell’arte ha iniziato la sua rassegna dalla Val Tidone, in particolare dalla chiesa Pianello. “Interessante dal punto di vista architettonico per la bella facciata barocca, tra i suoi manufatti significativi conserva la Madonna del Carmine. Un esempio della prima attività locale di Giovanni Sceti - ha spiegato -, noto intagliatore valsesiano che si stabilì a Piacenza nel 1687 e vi morì nel 1715. Tra le ì prime statue mariane locali dello scultore, è ancora databile alla fine del Seicento ed è contraddistinta da movimento del manto, impostazione avvitata e proporzioni allungate; tutti caratteri che si riallacciano all’esperienza romana di Sceti, a contatto con scultori come Alessandro Algardi. Spostandosi in alta valle, si arriva poi alla chiesa di Pecorara. “L’altare proviene dalla chiesa dei Teatini di San Vincenzo, dove venne prelevato nel 1812 dopo la soppressione degli ordini religiosi – racconta -. A realizzarlo, presumibilmente nel quinto decennio del Settecento, il marmorino Giovanni Maria Bignetti (1689 ca. - 1758), autore anche dell’altare maggiore per la collegiata di Fiorenzuola d’Arda. Opera quest’ultima approntata nel 1741 su disegno del noto pittore Giovanni Paolo Panini, lo stesso servito in precedenza per l’altare che oggi vediamo a Pecorara. Nella chiesa si conserva anche un bellissimo crocifisso di Giovanni Sceti che fa il paio con quello di Piacenza del 1699, custodito nell’oratorio di San Rocco. Degno di nota anche il coro intarsiato di Giovanni Vitali del 1808, nel solco di una tradizione di intarsio che vide Piacenza primeggiare tra Sette e Ottocento anche nel mobilio di ambito laico”.

Val Luretta

Scendendo in Val Luretta, a San Gabriele di Piozzano troviamo uno dei più antichi paliotti della diocesi, bicromo in scagliola datato 1666, alla base dell’altare ligneo che ospita il Martirio di Sant’Andrea – ha osservato -. L’opera fu commissionata da Andrea Cortemiglia Pisani, rettore della chiesa nel secondo Seicento e raffigurato in basso sulla tela accanto al proprio stemma reiterato nell’ancona. L’insieme dovrebbe risalire al 1674, anno in cui fu eretto il sacello, ma la data del 1666 sul dossale suggerisce l’ipotesi che paliotto e dipinto siano precedenti.

Val Trebbia e ancora Val Nure, da Bobbio a Cogno San Savino

Tra le numerose eccellenze artistiche presenti a Bobbio sono stati selezionati alcuni esempi a partire dalla nota e visitata abbazia di S. Colombano, costruita nelle forme attuali grazie ai lavori avviati dai Benedettini dal 1456 e conclusa poco oltre il 1522. “Nella cripta le spoglie di San Colombano si conservano in un sarcofago marmoreo. Opera di Giovanni dei Patriarchi, il capolavoro scultoreo reca sul coperchio la figura del santo giacente (1480). In uno dei bassorilievi con le storie del santo è raffigurata l’Idria in alabastro donata da Papa Onorio I, ora al Museo abbaziale, per la quale è stata ipotizzata una datazione al III-IV secolo. Nel Museo dell’abbazia, antico scriptorium, si conserva anche il reliquiario a busto di San Colombano in rame e argento del 1515, ascritto a bottega pavese”. In alta Val Trebbia poi, ad Ozzola di Corte Brugnatella, la chiesa di Sant’Antonino Martire (1579-1606), è ricca di stucchi e fa il paio con il trionfo dello stucco che coglie di ammirata sorpresa chi entra in San Berdino a Bettola” – sottolinea la ricercatrice –. Il momentaneo ritorno dello sguardo in Val Nure le dà l’opportunità di segnalare per pregio e rarità un gruppo scultoreo in stucco raffigurante la Deposizione di Cristo nel sepolcro, conservato presso la parrocchiale di Cogno San Savino (Farini) entro la cappella del Santo Sepolcro e di San Lugi Gonzaga. “Opera ancora poco conosciuta, non ci si aspetta di trovarla in una frazione di montagna – conclude –. Citata nei verbali della visita pastorale del 1787 ed è presumibilmente databile intorno alla seconda metà del Seicento.

Val d’Arda, da Castell’Arquato a Vigoleno

Tante le testimonianze anche in Val d'Arda. “Non si hanno rimandi archivistici sul polittico custodito nella prima sala espositiva del Museo della Collegiata di Castell’Arquato. Nella predella – ha spiegato - si susseguono entro i tondi i busti di profeti (Zaccaria, Mosè, Isaia, David, Abramo, Salomone, Geremia). Nel pannello al centro del primo rango la Madonna col piccolo Gesù, che con la manina trattiene un filo all’altro capo del quale è legato un cardellino: particolare, questo, visibile in fotografia. Negli scomparti laterali si avvicendano, uno per pannello, i Santi Paolo, Antonio Abate e Pietro, Giovanni Battista, Caterina d’Alessandria e Giovanni Evangelista. Nel secondo ordine, gli scomparti con le figure a mezzo busto dei Santi affiancano la Crocifissione con la Madonna, San Giovanni e la Maddalena. Tra i sei tondi nelle cuspidi, i due simmetrici recano la torre simbolo di Castell’Arquato, gli altri due a sinistra una coppia di galli affrontati, a destra una stella a sei punte. I medaglioni delle tre cuspidi superiori recano l’Ecce homo e due Profeti. L’iconografia complessiva celebra la figura di Maria, la vita e la Passione di Cristo; la maggior parte dei santi raffigurati è strettamente legata al culto arquatese. Sembrerebbe pertanto avvalorata l’appartenenza alla collegiata sin dall’origine. Un’opera in cui si si evince l’articolata e paritaria collaborazione tra artisti diversi, dal carpentiere al pittore”.
Passando poi al borgo medioevale di Vigoleno, ai confini con il Parmense, chi entra nella pieve romanica di San Giorgio, del XII secolo, respira un’atmosfera di altri tempi.
“A colpire sono soprattutto l’impianto architettonico originario e le pitture murali – ha osservato -. Desidero segnalare almeno la Madonna del latte (detta anche delle Grazie) in trono con due santi tra la seconda e la terza campata sinistra, opera risalente al secondo quarto del Quattrocento. Singolare la raffigurazione a sinistra, in cui San Gregorio IX in trono sembra sorreggere il capo di due busti di santi aureolati. Il santo alla destra della Vergine è stato identificato con San Tommaso”. Un excursus questo che rappresenta solo un assaggio delle ricchezze storico – artistiche custodite negli edifici religiosi del territorio piacentino e valorizzate in mostra, ma che vuole incuriosire e invitare ad allagare lo sguardo. Chi desidera mettersi in cammino può ancora acquistare il catalogo dell’esposizione, rimasto in vendita alla Galleria Biffi. Vi troverà una valida guida alla scoperta dei “tesori dell’arte nell’Appennino”.

Micaela Ghisoni

Pubblicato il 30 marzo 2026

Nella foto, la statua della Madonna del Carmine conservata nella chiesa di Pianello.

Ascolta l'audio

Altri articoli...

  1. Il 30 marzo concerto di Pasqua della Banca di Piacenza in San Giovanni in Canale
  2. Marco Bellocchio al Cinema Corso con la versione restaurata de «I pugni in tasca»
  3. Arte e inclusione: «Oltre le forme» apre le sue porte alla città
  4. Davide Enia commuove il pubblico di XNL con il suo Autoritratto
  5. Il 26 «Ulisse e il canto delle sirene» al teatro dei Filodrammatici
  6. Schicchi, Bobbio (e Bellocchio) nel cuore
  7. Il 28 la filodrammatica Ancaranese sul palco del teatro President
  8. Conservatorio Nicolini: in arrivo il Concerto di Primavera del Joyful Flute Ensemble
  9. Silvio Garattini dialoga con Giangiacomo Schiavi a Gragnano
  10. Cives. De Pascale: «I giovani sfondino le porte se vogliono cambiare le cose»
  11. Lunedì 23 marzo al PalabancaEventi il libro di Maiavacca sul Canale della Fame
  12. «Il declino dell’Europa figlio dell’incapacità di preservare ciò che aveva generato: la libertà»
  13. Giornate del Fai: il 21 e 22 aperture a Piacenza, San Giorgio e Pianello
  14. Barbara Eforo il 19 marzo andrà in scena al Teatro C’Art con il suo «Racconti dalla finestra»
  15. Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, due eventi a Piacenza
  16. Il 21 al President la compagnia dialettale “La curt di sigullon”
  17. Le sfide dell’innovazione: annunciato il prossimo tema del Festival della cultura della libertà
  18. Piacenza e San Francesco, otto secoli di storia raccontati tra i libri del convento
  19. Gli studenti del Romagnosi riscoprono Tina Aselmi
  20. Lunedì 16 marzo al PalabancaEventi il libro di Molinaroli su Gianni Schicchi

Sottocategorie

  • Un libro per capire le differenze tra cristianesimo e islam e costruire il dialogo

    uslam


    “La grande sfida che deve affrontare il cristianesimo oggi è di coniugare la più leale e condivisa partecipazione al dialogo interreligioso con una fede indiscussa sul significato salvifico universale di Gesù Cristo”. Con questa citazione del cardinale Raniero Cantalamessa si potrebbe cercare di riassumere il senso e lo scopo del libro “Verità e dialogo: contributo per un discernimento cristiano sul fenomeno dell’Islam”, scritto dal prof. Roberto Caprini e presentato di recente al Seminario vescovile di via Scalabrini a Piacenza grazie alle associazioni Confederex (Confederazione italiana ex alunni di scuole cattoliche) e Gebetsliga (Unione di preghiera per il beato Carlo d’Asburgo).

    Conoscere l’altro

    L’autore, introdotto dal prof. Maurizio Dossena, ha raccontato come questa ricerca sia nata da un interesse personale che l’ha portato a leggere il Corano per capire meglio la spiritualità e la religione islamica, sia da un punto di vista storico sia contenutistico. La conoscenza dell’altro - sintetizziamo il suo pensiero - è un fattore fondamentale per poter dialogare, e per conoscere il mondo islamico risulta di straordinaria importanza la conoscenza del Corano, che non è solo il testo sacro di riferimento per i musulmani ma è la base, il pilastro portante del modus operandi e vivendi dei fedeli islamici, un insieme di versi da recitare a memoria (Corano dall’arabo Quran significa proprio “la recitazione”) senza l’interpretazione o la mediazione di un sacerdote. Nel libro sono spiegati numerosi passi del Corano che mettono in luce le grandi differenze tra l’islam e la religione cristiana, ma non è questo il motivo per cui far cessare il dialogo, che secondo Roberto Caprini “parte proprio dal riconoscere la Verità che è Cristo. Questo punto fermo rende possibile un dialogo solo sul piano umano che ovviamente è estremamente utile per una convivenza civile, ma tenendo sempre che è nella Chiesa e in Cristo che risiede la Verità”.

    Le differenze tra le due religioni

    Anche il cardinal Giacomo Biffi, in un’intervista nel 2004, spiegò come il dovere della carità e del dialogo si attui proprio nel non nascondere la verità, anche quando questo può creare incomprensioni. Partendo da questo il prof. Caprini ha messo in luce la presenza di Cristo e dei cristiani nel Corano, in cui sono accusati di aver creato un culto politeista (la Santissima Trinità), nonché la negazione della divinità di Gesù, descritto sempre e solo come “figlio di Maria”. Queste divergenze teologiche per Caprini non sono le uniche differenze che allontanano il mondo giudaico-cristiano da quello islamico: il concetto di sharia, il ruolo della donna e la guerra di religione sono aspetti inconciliabili con le democrazie occidentali, ma che non precludono la possibilità di vivere in pace e in armonia con persone di fede islamica. Sono chiare ed ampie le differenze religiose ma è altrettanto chiara la necessità di dover convivere con persone islamiche e proprio su questo punto Caprini ricorda un tassello fondamentale: siamo tutti uomini, tutti figli di Dio. E su questo, sull’umanità, possiamo fondare il rispetto reciproco e possiamo costruire un mondo dove, nonostante le divergenze, si può convivere guardando, però, sempre con certezza e sicurezza alla luce che proviene dalla Verità che è Gesù Cristo.

                                                                                                   Francesco Archilli

     
    Nella foto, l’autore del libro, prof. Roberto Caprini, accanto al prof. Maurizio Dossena.

    Ascolta l'audio

    Conteggio articoli:
    5

"Il Nuovo Giornale" percepisce i contributi pubblici all’editoria.
"Il Nuovo Giornale", tramite la Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici), ha aderito allo IAP (Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria) accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.

Amministrazione trasparente