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Aspettando Medea: a XNL Piacenza, il mito si fa specchio dell’animo umano

medea

“Aspettando Medea. La ferita dell’amore fatale / La tragedia di Euripide dal mito alla scena”, è il tema dell’incontro del 23 febbraio, ospitato negli spazi di XNL Piacenza, in via Santa Franca. Un evento che segna l’avvio della nuova edizione di Bottega XNL – Fare Teatro, il progetto di punta delle sezioni di Teatro e Cinema di XNL ideato e diretto da Paola Pedrazzini, e che ha ufficialmente consegnato il testimone della “bottega” al maestro: Leonardo Lidi, regista tra i più affermati della sua generazione, originario proprio di Piacenza.
Accanto a lui, due donne: Lella Costa, attrice, autrice e interprete di un teatro dell’intelligenza e della sensibilità, e Paola Pedrazzini stessa, che – pur dichiarandosi più a suo agio “dietro le quinte” – ha regalato al pubblico una riflessione luminosa e avvincente sulla figura di Medea, simbolo arcaico e modernissimo insieme. La serata, moderata da Donata Meneghelli, si è trasformata in un dialogo profondo tra mito, teatro e contemporaneità: un percorso che, partendo da Euripide, conduce dritto al cuore delle relazioni umane.

Paola Pedrazzini: Medea e la genealogia delle figlie del Sole

Nel suo intervento, Paola Pedrazzini ha tratteggiato il personaggio di Medea, affrontandone la dimensione più intima e tragica: quella della donna ferita dall’amore.
Ripercorrendo la storia euripidea, Pedrazzini ha proposto una chiave di lettura che sposta il fuoco dal gesto estremo dell’infanticidio alla “parabola d’amore e di tradimento” che lo precede. Un racconto di eros e potere, in cui la magia e la follia diventano strumenti di sopravvivenza.

Ma è nella genealogia del personaggio che la direttrice artistica ha trovato la chiave più potente: Medea come erede di una stirpe di donne divine e tragiche – da Circe a Pasifae, da Arianna a Fedra – le “figlie del Sole”, portatrici di un destino inscritto nel DNA: l’ardore inestinguibile, l’intelligenza fuori misura, la solitudine di chi ama oltre il limite del possibile.

Il suo nome – ha ricordato Pedrazzini – deriva dal verbo greco mèdomai, che significa ‘pensare, progettare’. Medea non è solo passione: è lucidità, è mente che arde insieme al cuore”. In lei, dunque, sopravvive una tensione tutta femminile e contemporanea tra ragione e sentimento, tra desiderio e consapevolezza, tra fedeltà a se stesse e tradimento dell’amore.

Lella Costa: l’amore come dipendenza, l’eros come ferita

Con la consueta ironia tagliente che la contraddistingue, Lella Costa ha portato a XNL una riflessione vibrante e autobiografica sul tema della “dipendenza d’amore”.
Ci innamoriamo - ha detto - non perché scegliamo, ma perché siamo scelti. Eros, quel ‘putto demente’ che scaglia frecce a caso, ci sorprende sempre con bersagli sbagliati”.

Tra citazioni shakespeariane e autoironia, l’attrice ha smontato la retorica del “grande amore”, paragonandolo a una forma di alterazione necessaria ma pericolosa, simile a una droga. Ed è proprio partendo da qui che il mito di Medea si fa specchio del femminile di ogni tempo: la donna che sacrifica tutto per un uomo, che confonde la dedizione con la salvezza, e che da vittima viene trasformata in mostro.

Medea – ha sottolineato Costa - è una donna spaesata. Lascia la sua patria, tradisce il padre, si ritrova sola in un mondo che non la riconosce. E il suo dolore diventa il pretesto per la comunità di eliminarla, come accade ancora oggi a chi è troppo diversa, troppo intelligente, troppo potente.
Da qui la riflessione più ampia: quella sul sacrificio del talento femminile. Da Medea a Maria Callas, da Violetta alla Monroe, Costa ha dipinto una costellazione di donne “bruciate” dalla loro stessa passione, punite per aver amato e per aver osato. “Le donne - ha affermato - continuano a pagare l’impreparazione del mondo; ma Medea ci insegna che non dovremmo più chiedere perdono per il nostro genio, né per la nostra rabbia”.

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Leonardo Lidi: Medea, teatro della sofferenza e della rinascita

Leonardo Lidi, “maestro di bottega” per l’edizione 2026 di Bottega XNL, ha trasformato l’incontro in una vera e propria dichiarazione d’amore per il teatro e per la sua città.
“Torno a casa – ha detto – e torno a Medea, forse per la quarta volta. Ma questa volta vorrei che fosse lei a guardare noi.”
Per Lidi, la tragedia non è solo un racconto antico: è un laboratorio di umanità, un viaggio emotivo che la scena contemporanea deve saper rendere vivo. La sua Medea sarà dunque un percorso condiviso con i giovani corsisti, “una bottega di emozioni, non una scuola di insegnamenti”. Il regista ha poi descritto il proprio metodo: un processo aperto, in cui la creazione nasce dal dialogo e dall’incertezza. Persino i figli di Medea, figure quasi mute nel testo, diventeranno presenza scenica viva: “li vedo come fantasmi d’amore e di colpa – ha rivelato – come specchi dell’animo di una madre che non riesce più a distinguere il desiderio dalla distruzione.”
In chiusura, Lidi ha ricordato le parole che più di tutte racchiudono la potenza del mito: “Soffro. Lo capite che soffro?”. Da quella confessione, ha detto, “può nascere tutto: la poesia, la bellezza, la rinascita. Perché dal dolore, se condiviso, si può ancora creare.”

Un ponte tra mito e futuro

Con “Aspettando Medea” Paola Pedrazzini, Lella Costa e Leonardo Lidi hanno quindi restituito al pubblico un mosaico di idee, emozioni e visioni: la tragedia antica come strumento di indagine del presente; la figura di Medea come prisma luminoso in cui leggere le contraddizioni del nostro tempo; il teatro come luogo in cui la sofferenza si trasforma in conoscenza condivisa.

Riccardo Tonna

Nelle foto, a XNL l'incontro “Aspettando Medea” con Paola Pedrazzini, Lella Costa e Leonardo Lidi.

Pubblicato il 24 febbraio 2026

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Sottocategorie

  • Un libro per capire le differenze tra cristianesimo e islam e costruire il dialogo

    uslam


    “La grande sfida che deve affrontare il cristianesimo oggi è di coniugare la più leale e condivisa partecipazione al dialogo interreligioso con una fede indiscussa sul significato salvifico universale di Gesù Cristo”. Con questa citazione del cardinale Raniero Cantalamessa si potrebbe cercare di riassumere il senso e lo scopo del libro “Verità e dialogo: contributo per un discernimento cristiano sul fenomeno dell’Islam”, scritto dal prof. Roberto Caprini e presentato di recente al Seminario vescovile di via Scalabrini a Piacenza grazie alle associazioni Confederex (Confederazione italiana ex alunni di scuole cattoliche) e Gebetsliga (Unione di preghiera per il beato Carlo d’Asburgo).

    Conoscere l’altro

    L’autore, introdotto dal prof. Maurizio Dossena, ha raccontato come questa ricerca sia nata da un interesse personale che l’ha portato a leggere il Corano per capire meglio la spiritualità e la religione islamica, sia da un punto di vista storico sia contenutistico. La conoscenza dell’altro - sintetizziamo il suo pensiero - è un fattore fondamentale per poter dialogare, e per conoscere il mondo islamico risulta di straordinaria importanza la conoscenza del Corano, che non è solo il testo sacro di riferimento per i musulmani ma è la base, il pilastro portante del modus operandi e vivendi dei fedeli islamici, un insieme di versi da recitare a memoria (Corano dall’arabo Quran significa proprio “la recitazione”) senza l’interpretazione o la mediazione di un sacerdote. Nel libro sono spiegati numerosi passi del Corano che mettono in luce le grandi differenze tra l’islam e la religione cristiana, ma non è questo il motivo per cui far cessare il dialogo, che secondo Roberto Caprini “parte proprio dal riconoscere la Verità che è Cristo. Questo punto fermo rende possibile un dialogo solo sul piano umano che ovviamente è estremamente utile per una convivenza civile, ma tenendo sempre che è nella Chiesa e in Cristo che risiede la Verità”.

    Le differenze tra le due religioni

    Anche il cardinal Giacomo Biffi, in un’intervista nel 2004, spiegò come il dovere della carità e del dialogo si attui proprio nel non nascondere la verità, anche quando questo può creare incomprensioni. Partendo da questo il prof. Caprini ha messo in luce la presenza di Cristo e dei cristiani nel Corano, in cui sono accusati di aver creato un culto politeista (la Santissima Trinità), nonché la negazione della divinità di Gesù, descritto sempre e solo come “figlio di Maria”. Queste divergenze teologiche per Caprini non sono le uniche differenze che allontanano il mondo giudaico-cristiano da quello islamico: il concetto di sharia, il ruolo della donna e la guerra di religione sono aspetti inconciliabili con le democrazie occidentali, ma che non precludono la possibilità di vivere in pace e in armonia con persone di fede islamica. Sono chiare ed ampie le differenze religiose ma è altrettanto chiara la necessità di dover convivere con persone islamiche e proprio su questo punto Caprini ricorda un tassello fondamentale: siamo tutti uomini, tutti figli di Dio. E su questo, sull’umanità, possiamo fondare il rispetto reciproco e possiamo costruire un mondo dove, nonostante le divergenze, si può convivere guardando, però, sempre con certezza e sicurezza alla luce che proviene dalla Verità che è Gesù Cristo.

                                                                                                   Francesco Archilli

     
    Nella foto, l’autore del libro, prof. Roberto Caprini, accanto al prof. Maurizio Dossena.

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