Gli studenti del Romagnosi riscoprono Tina Aselmi

C’è un’immagine che, meglio di mille discorsi teorici, riassume il senso di una giornata particolare: una bicicletta che corre tra i sentieri del Veneto nel 1944, guidata da una sedicenne con i messaggi della Resistenza nascosti nei tubolari o sotto la sella. Quella ragazza era Tina Anselmi. Ed è proprio da quella bicicletta che è partito il viaggio ideale degli studenti dell’Istituto Romagnosi di Piacenza, protagonisti oggi di un convegno che ha saputo mescolare memoria storica, educazione civica e un pizzico di commozione. L’aula magna, gremita e vibrante di energia, ha ospitato l’evento dal titolo evocativo: “Dai fornelli al Parlamento: il genio femminile verso l’impegno sociale e la cura della polis”. Un appuntamento che cade in un momento simbolico fortissimo: il 2026 segna infatti l’80° anniversario dal primo voto delle donne in Italia. L’iniziativa è stata promossa dal Cif, Centro italiano femminile. La consigliera Luisa Paciello Carafa, docente di diritto ed economia politica, ha coinvolto la classe quinta - Relazioni internazionali - nello studio di questa figura.
Un lungo cammino verso la cittadinanza
Ad aprire l’incontro è stata Giulia Dalla Volta, che ha voluto ringraziare i ragazzi della quinta RIM e i loro docenti per la profondità del lavoro svolto. Non è stato solo un esercizio scolastico, ma un percorso di crescita collettiva. “Il 2026 non è un anno come gli altri” - ha esordito Dalla Volta - . “Celebriamo otto decenni da quando la donna è diventata, a tutti gli effetti, cittadina. Prima di quel 1946, le donne potevano gestire la casa, ma non il proprio destino politico. Erano escluse, invisibili per le urne, soggette fino a pochi anni prima (il 1919) persino all’autorizzazione del marito per gestire i propri beni”. Il racconto si è poi spostato sulle ventun “Madri Costituenti”, quelle donne che, su 500 membri dell’Assemblea, riuscirono a sedersi a quel tavolo dove si scriveva il futuro dell’Italia. Nonostante le diverse appartenenze politiche - dalle cattoliche alle socialiste, dalle comuniste alle liberali - seppero unirsi per un bene superiore. Fu grazie a loro se nell’articolo 3 della Costituzione fu inserita quella parolina magica, “sesso”, che garantì l’uguaglianza formale ed evitò che le donne venissero ancora una volta messe all’angolo. Persino la Chiesa dell’epoca, con Papa Pio XII, incoraggiò questo passo: “Lavorate senza posa”, diceva il Pontefice, esortando le donne a rendere le proprie compagne sempre più coscienti dei propri “sacri diritti”.

Tina Anselmi, la staffetta che cambiò l’Italia
Il cuore del pomeriggio è stato però dedicato a lei, la “Tina nazionale”. Gli studenti hanno messo in scena una sorta di recita corale, accompagnata da una musica dolce che ha fatto da tappeto emozionale ai loro racconti. Hanno ripercorso la vita di questa donna straordinaria, nata a Castelfranco Veneto nel 1927 e guidata da un unico faro: l’osservazione dei bisogni reali della gente. Tina Anselmi non era solo una politica; era una donna d’azione che percorreva 120 chilometri al giorno durante la guerra per la causa della libertà. È stato ricordato il suo incontro con John Kennedy, il quale le disse una frase che divenne il suo mantra: “Democratica è la società dove ogni cittadino si sente utile”.
E utile Tina lo è stata davvero. Nel 1976 è diventata la prima donna ministro del lavoro nella storia d’Italia, e nel 1978 ministro della sanità. A lei dobbiamo la riforma che ha istituito il Servizio sanitario nazionale, garantendo salute a tutti, indipendentemente dal portafoglio. Un impegno che le costò anche la rinuncia alla vita privata, sacrificata sull’altare del bene comune.

Il messaggio dei giovani: “Bisogna esserci”
La parte più toccante della giornata ha visto protagonisti i ragazzi più giovani, che hanno concluso l’incontro leggendo insieme un grande cartellone colorato, frutto di settimane di riflessione in classe. Ma il culmine è arrivato con la “piccola recita” dei ragazzi di quinta, che si sono divisi i ruoli per narrare gli episodi chiave della vita della Anselmi, tra leggi sul lavoro, lotte contro la P2 e riforme sociali. Il silenzio in aula magna si è rotto solo alla fine, quando tutte le voci si sono unite in un unico grido che è risuonato come un impegno per il futuro: “Per cambiare il mondo, bisogna esserci!”. È questa la lezione che il Romagnosi porta a casa oggi. Non basta guardare dai bordi della strada; per far sì che la “polis” funzioni, bisogna salire su quella bicicletta, pedalare controvento e, se serve, arrivare fino in Parlamento per difendere i diritti di chi non ha voce. Tina Anselmi, da lassù, avrebbe sicuramente sorriso nel vedere che la sua “staffetta” continua nelle gambe e nelle idee di questi giovani studenti.
Marco Grisoli
Nelle foto, l'incontro al Romagnosi promosso dal Cif.
Pubblicato il 15 marzo 2026
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