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La fuga dall’Iran con mulo e cavallo appena prima della cacciata dello Scià

Giampiero Bellingeri qui con Giuseppe Nenna ed Emanuele Galba ha donato alla Banca due volumi del Nobel Pamuk

Il prof. Giampiero Bellingeri, già docente di lingue orientali a Ca’ Foscari, ha raccontato i suoi viaggi avventurosi nelle aree turcomanne negli anni Settanta alla ricerca di poemetti da tradurre

«Era una faticaccia andare in giro nelle aree turcofone iraniane per studiare gli idiomi di quelle popolazioni, perché chi frequentava quelle minoranze non era visto di buon occhio dalle autorità persiane». Con questa frase Giampiero Bellingeri ha sintetizzato la sua esperienza nell’universo turcomanno compiuta alla fine degli anni Settanta. Lo studioso, esperto di lingue orientali, è stato protagonista della conferenza sul tema “Il mosaico etnico dell’Iran, il turco antico e il mappamondo a forma di cuore” che si è svolta al PalabancaEventi (Sala Panini) per iniziativa della Banca di Piacenza. Il prof. Bellingeri è originario di Monticelli, dove è tornato a vivere dopo quarant’anni di docenza a Ca’ Foscari (Venezia) e viaggi di studio in quei luoghi di antichissime origini e oggi al centro delle ben note tensioni internazionali. Traduttore dal turco (anche antico) di altissimo livello, il docente piacentino ha tradotto opere letterarie del premio Nobel Ferit Orah Pamuk e del poeta Hikmet. Di recente sono usciti con la sua introduzione due volumi editi da Mondadori sull’opera di Pamuk, che il professore ha gentilmente donato alla biblioteca della Banca, consegnandoli, nell’occasione, al presidente Giuseppe Nenna.

Il prof. Bellingeri ha ricordato di aver conosciuto Pamuk a Milano, città di cui il celebre saggista turco si è invaghito: «Nobile molto ricco, è un sapiente innamorato degli scrittori russi. Delle sue opere ho tradotto “Il castello bianco” e “Altri colori-Vita, arte, libri e città”».

Sala Panni con il numeroso pubblico

Il relatore ha quindi raccontato qualche episodio del suo peregrinare nell’allora Persia e in altre aree (Baluchistan, Afghanistan, Azerbaijan, Turkmenistan), sempre alla ricerca di poemetti da tradurre. «Nel 1978 – ha spiegato – mi trovavo a Sud, verso il Golfo Persico, vicino a Shiraz. Dormivo insieme ai nomadi Qashqai nelle loro tende nere. Un giorno mi dissero: adesso te ne devi andare perché ci siamo armati e cacceremo lo Scià. Iniziai a sentire l’eco di sparatorie. Con un mulo, poi con un cavallo e infine con un pullman riuscii a raggiungere Teheran. Qui c’era un avvocato esperto in diritto islamico e che curava gli affari dello Scià; mi prestò i soldi per prendere un volo per Roma. Denaro che restituii alla sorella della moglie dell’avvocato (una toscano-veneta), sorella che aveva un negozietto di lavori all’uncinetto a Venezia. È così che ho portato a casa la pelle».

Lo studioso piacentino ha infine parlato del suo ultimo lavoro: la traduzione di un mappamondo a forma di cuore (esposto nella città lagunare) scritto in caratteri arabi e in lingua turco ottomana.

Nelle foto, dall'alto, Giampiero Bellingeri con Giuseppe Nenna ed Emanuele Galba; il folto pubblico nella Sala Panini.

Pubblicato il 6 maggio 2026

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  • Un libro per capire le differenze tra cristianesimo e islam e costruire il dialogo

    uslam


    “La grande sfida che deve affrontare il cristianesimo oggi è di coniugare la più leale e condivisa partecipazione al dialogo interreligioso con una fede indiscussa sul significato salvifico universale di Gesù Cristo”. Con questa citazione del cardinale Raniero Cantalamessa si potrebbe cercare di riassumere il senso e lo scopo del libro “Verità e dialogo: contributo per un discernimento cristiano sul fenomeno dell’Islam”, scritto dal prof. Roberto Caprini e presentato di recente al Seminario vescovile di via Scalabrini a Piacenza grazie alle associazioni Confederex (Confederazione italiana ex alunni di scuole cattoliche) e Gebetsliga (Unione di preghiera per il beato Carlo d’Asburgo).

    Conoscere l’altro

    L’autore, introdotto dal prof. Maurizio Dossena, ha raccontato come questa ricerca sia nata da un interesse personale che l’ha portato a leggere il Corano per capire meglio la spiritualità e la religione islamica, sia da un punto di vista storico sia contenutistico. La conoscenza dell’altro - sintetizziamo il suo pensiero - è un fattore fondamentale per poter dialogare, e per conoscere il mondo islamico risulta di straordinaria importanza la conoscenza del Corano, che non è solo il testo sacro di riferimento per i musulmani ma è la base, il pilastro portante del modus operandi e vivendi dei fedeli islamici, un insieme di versi da recitare a memoria (Corano dall’arabo Quran significa proprio “la recitazione”) senza l’interpretazione o la mediazione di un sacerdote. Nel libro sono spiegati numerosi passi del Corano che mettono in luce le grandi differenze tra l’islam e la religione cristiana, ma non è questo il motivo per cui far cessare il dialogo, che secondo Roberto Caprini “parte proprio dal riconoscere la Verità che è Cristo. Questo punto fermo rende possibile un dialogo solo sul piano umano che ovviamente è estremamente utile per una convivenza civile, ma tenendo sempre che è nella Chiesa e in Cristo che risiede la Verità”.

    Le differenze tra le due religioni

    Anche il cardinal Giacomo Biffi, in un’intervista nel 2004, spiegò come il dovere della carità e del dialogo si attui proprio nel non nascondere la verità, anche quando questo può creare incomprensioni. Partendo da questo il prof. Caprini ha messo in luce la presenza di Cristo e dei cristiani nel Corano, in cui sono accusati di aver creato un culto politeista (la Santissima Trinità), nonché la negazione della divinità di Gesù, descritto sempre e solo come “figlio di Maria”. Queste divergenze teologiche per Caprini non sono le uniche differenze che allontanano il mondo giudaico-cristiano da quello islamico: il concetto di sharia, il ruolo della donna e la guerra di religione sono aspetti inconciliabili con le democrazie occidentali, ma che non precludono la possibilità di vivere in pace e in armonia con persone di fede islamica. Sono chiare ed ampie le differenze religiose ma è altrettanto chiara la necessità di dover convivere con persone islamiche e proprio su questo punto Caprini ricorda un tassello fondamentale: siamo tutti uomini, tutti figli di Dio. E su questo, sull’umanità, possiamo fondare il rispetto reciproco e possiamo costruire un mondo dove, nonostante le divergenze, si può convivere guardando, però, sempre con certezza e sicurezza alla luce che proviene dalla Verità che è Gesù Cristo.

                                                                                                   Francesco Archilli

     
    Nella foto, l’autore del libro, prof. Roberto Caprini, accanto al prof. Maurizio Dossena.

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