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Le sfide dell’innovazione: annunciato il prossimo tema del Festival della cultura della libertà

Da destra Antonino Coppolino Giorgio Spaziani Testa e Carlo Lottieri nellintervento conclusivo

Le sfide dell’innovazione. Questo il tema della prossima edizione del Festival della cultura della libertà (l’undicesima, che si terrà nel 2027) annunciato dal suo direttore scientifico nel trarre le considerazioni conclusive della kermesse liberale di quest’anno, andata in scena con successo al PalabancaEventi di via Mazzini sabato 14 e domenica 15 marzo, con anteprima venerdì.

«Abbiamo cercato di discutere sulla difficile ma necessaria relazione tra i due Occidenti – ha argomentato Carlo Lottieri – che sono un fatto geografico, naturalmente, ma anche culturale, perché c’è un Occidente che vuole difendere i diritti, a partire da una certa antropologia che poi affonda nella filosofia greca, nel diritto romano, nella religione cristiana, e c’è un Occidente che si odia, nichilista, illiberale a partire da un’idea di libertà assoluta che il più delle volte si converte nel suo opposto». Forse, a parere del prof. Lottieri, si è riflettuto poco sulla parola crisi (crisis), che rinvia non soltanto alla dimensione negativa (crisi dell’economia piuttosto che di un Paese) ma al contrario a uno sviluppo, a una svolta, a un cambiamento.
«L’Occidente è sempre stato in crisi se ci pensiamo – ha osservato il curatore scientifico del Festival – perché questo cambiamento, questo dinamismo che è legato alla libertà e all’autonomia è strutturale in Occidente, dove la società non è statica. Ecco perché ho pensato che il tema del prossimo anno passa essere le sfide dell’innovazione. Se l’Occidente è caratterizzato nel bene e nel male da questa dimensione della crisi, questa fragilità che caratterizza l’Occidente perché è libero, l’innovazione è un elemento importante che vuol dire tante cose: intelligenza artificiale, cambiamenti del lavoro, tecnologici, ma anche l’innovazione nell’ambito delle istituzioni, il ripensare le nostre modalità di convivenza, abbandonate tutta una serie di luoghi comuni. Penso che questo tema possa essere un punto d’incontro di culture diverse nello spirito del Festival, che è uno spirito di dialogo e di confronto».

Il presidente di Confedilizia Giorgio Spaziani Testa ha ringraziato il prof. Lottieri «per la scelta come sempre felice del tema trattato», ricordando il bel binomio che formava con Corrado Sforza Fogliani. «Come Confedilizia – ha proseguito – siamo impegnati a far circolare le idee con iniziative come questa di Piacenza, ma anche con la nostra attività nella Sala Einaudi della sede di Roma. Un’attività di cui andiamo orgogliosi». Anche il presidente dei Liberali Piacentini Antonino Coppolino è intervenuto per ringraziare tutti coloro che hanno collaborato all’organizzazione del Festival.

I lavori della seconda giornata (tema generale sullo sfondo, “Europa e America. I due volti della crisi occidentale”) erano iniziati con la sessione dedicata alla tradizione della libertà tra Europa e America, argomento affrontato da Raimondo Cubeddu (collegato da remoto), Lorenzo Maggi, Roberta Modugno e Diana Thermes. E continuati con Sergio Belardinelli (collegato da remoto), Vincenzo Nasini, Giovanni Sallusti e Sandro Scoppa che hanno parlato di proprietà e diritto del lavoro in Europa e negli Stati Uniti. La mattinata si era conclusa con un ricordo di Dario Antiseri, mancato di recente. Filosofo della scienza e direttore del Centro di metodologia delle scienze sociali della Luiss, è stato commemorato da Carlo Lottieri e da Roberta Modugno, che è stata una sua allieva. Nel pomeriggio spazio alla disamina del protezionismo in Europa e Usa, con interventi di Guglielmo Piombini, Luca Vassallo e Dario Ciccarelli e al confronto fra due modelli di educazione (l’americana e l’europea), con Anna Monia Alfieri, Gabriele Marmonti e Matteo Piazza.

Nella foto, da destra, Antonino Coppolino, Giorgio Spaziani Testa e Carlo Lottieri nell'intervento conclusivo

Pubblicato il 16 marzo 2026

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  • Un libro per capire le differenze tra cristianesimo e islam e costruire il dialogo

    uslam


    “La grande sfida che deve affrontare il cristianesimo oggi è di coniugare la più leale e condivisa partecipazione al dialogo interreligioso con una fede indiscussa sul significato salvifico universale di Gesù Cristo”. Con questa citazione del cardinale Raniero Cantalamessa si potrebbe cercare di riassumere il senso e lo scopo del libro “Verità e dialogo: contributo per un discernimento cristiano sul fenomeno dell’Islam”, scritto dal prof. Roberto Caprini e presentato di recente al Seminario vescovile di via Scalabrini a Piacenza grazie alle associazioni Confederex (Confederazione italiana ex alunni di scuole cattoliche) e Gebetsliga (Unione di preghiera per il beato Carlo d’Asburgo).

    Conoscere l’altro

    L’autore, introdotto dal prof. Maurizio Dossena, ha raccontato come questa ricerca sia nata da un interesse personale che l’ha portato a leggere il Corano per capire meglio la spiritualità e la religione islamica, sia da un punto di vista storico sia contenutistico. La conoscenza dell’altro - sintetizziamo il suo pensiero - è un fattore fondamentale per poter dialogare, e per conoscere il mondo islamico risulta di straordinaria importanza la conoscenza del Corano, che non è solo il testo sacro di riferimento per i musulmani ma è la base, il pilastro portante del modus operandi e vivendi dei fedeli islamici, un insieme di versi da recitare a memoria (Corano dall’arabo Quran significa proprio “la recitazione”) senza l’interpretazione o la mediazione di un sacerdote. Nel libro sono spiegati numerosi passi del Corano che mettono in luce le grandi differenze tra l’islam e la religione cristiana, ma non è questo il motivo per cui far cessare il dialogo, che secondo Roberto Caprini “parte proprio dal riconoscere la Verità che è Cristo. Questo punto fermo rende possibile un dialogo solo sul piano umano che ovviamente è estremamente utile per una convivenza civile, ma tenendo sempre che è nella Chiesa e in Cristo che risiede la Verità”.

    Le differenze tra le due religioni

    Anche il cardinal Giacomo Biffi, in un’intervista nel 2004, spiegò come il dovere della carità e del dialogo si attui proprio nel non nascondere la verità, anche quando questo può creare incomprensioni. Partendo da questo il prof. Caprini ha messo in luce la presenza di Cristo e dei cristiani nel Corano, in cui sono accusati di aver creato un culto politeista (la Santissima Trinità), nonché la negazione della divinità di Gesù, descritto sempre e solo come “figlio di Maria”. Queste divergenze teologiche per Caprini non sono le uniche differenze che allontanano il mondo giudaico-cristiano da quello islamico: il concetto di sharia, il ruolo della donna e la guerra di religione sono aspetti inconciliabili con le democrazie occidentali, ma che non precludono la possibilità di vivere in pace e in armonia con persone di fede islamica. Sono chiare ed ampie le differenze religiose ma è altrettanto chiara la necessità di dover convivere con persone islamiche e proprio su questo punto Caprini ricorda un tassello fondamentale: siamo tutti uomini, tutti figli di Dio. E su questo, sull’umanità, possiamo fondare il rispetto reciproco e possiamo costruire un mondo dove, nonostante le divergenze, si può convivere guardando, però, sempre con certezza e sicurezza alla luce che proviene dalla Verità che è Gesù Cristo.

                                                                                                   Francesco Archilli

     
    Nella foto, l’autore del libro, prof. Roberto Caprini, accanto al prof. Maurizio Dossena.

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