Menu
logo new2015 ok logo appStore logo googleStore

Giovanni Paolo II a vent'anni dalla morte. «Un uomo che trasmetteva l’amore di Dio alle persone e al mondo»

giovannipaolo2

Il 2 aprile di 20 anni fa moriva Giovanni Paolo II. Ad annunciare al mondo la sua morte fu l'attuale card. Leonardo Sandri, Vice Decano del Collegio Cardinalizio, allora Sostituto alla Segreteria di Stato. Il Sir ha chiesto al cardinale di rievocare quei momenti e di tracciare un ricordo personale del Pontefice canonizzato il 27 aprile 2014 da Papa Francesco.

“Carissimi fratelli e sorelle, alle 21.37 il nostro amatissimo Santo Padre Giovanni Paolo II è tornato alla casa del Padre. Preghiamo per lui”. Con queste parole, il 2 aprile del 2005, il card. Leonardo Sandri, allora arcivescovo Sostituto alla Segreteria di Stato, annunciò la morte di Papa Giovanni Paolo II. L’annuncio raggiunse Piazza san Pietro gremita di fedeli riunitisi a pregare il Rosario per il Pontefice. Tre giorni prima, il 30 marzo, Papa Giovanni Paolo II si affacciò dalla finestra di San Pietro tentando inutilmente di parlare.
A venti anni dalla morte, il Sir ha chiesto al card. Sandri, oggi Prefetto emerito del Dicastero per le Chiese Orientali e Vice Decano del Collegio Cardinalizio, di ricordare quei momenti.

Eminenza, come ricorda quella sera del 2 aprile 2005?
Con tanta emozione perché a me è toccato fare da Sostituto negli ultimi cinque anni della vita di Papa Wojtyla. Nutro una grande riconoscenza per lui. Lui che aveva avuto la forza immensa di gridare “Aprite le porte a Cristo!”, cioè lasciate che entri nel mondo la Sua verità, la Sua persona, la Sua libertà. È stato un esempio che ricorderò per sempre. Ricorderò la sua pazienza, la sua volontà di superare l’impotenza, ma anche di dare un esempio di come, con la forza di Dio, con la forza di Cristo, tutto si possa superare. E così, progressivamente, è andato verso l’incontro col Signore con grande umiltà e affidandosi completamente nelle mani di Dio.

Quando annunciò al mondo la morte di Papa Wojtyla lei parlò di “amatissimo Padre”…
Sì, perché Giovanni Paolo II trasmetteva un senso di paternità unico. Bastava incrociare il suo sguardo per capire immediatamente che era un uomo di Dio, un uomo che trasmetteva l’amore di Dio alle persone e al mondo. Pensiamo ai suoi 26 anni di pontificato, all’attentato che subì: tutto si raccoglie in quell'”amatissimo Padre” del 2 aprile.

Ci sono dei ricordi personali che, più di altri, la legano a Giovanni Paolo II?
Di ricordi personali ne ho tantissimi, in particolare quelli legati ai viaggi che abbiamo fatto in quegli ultimi cinque anni. Alcuni viaggi furono davvero lunghi, difficili, pieni di significato per lui. Voglio ricordare il viaggio in Ucraina, (dal 23 al 27 giugno 2001, ndr.) un paese oggi martoriato dalla guerra. Un viaggio che aveva tanto desiderato: voleva portare un messaggio di coraggio e libertà a un popolo che per anni aveva vissuto sotto il dominio della tirannia comunista. Altro viaggio significativo fu quello a Cracovia, in Polonia (16-19 agosto 2002, ndr.), dove fu accolto da una folla immensa che lo ascoltava e lo piangeva in silenzio, sapendo che forse sarebbe stata l’ultima volta. In quell’occasione inaugurò il santuario della Divina Misericordia a Cracovia, lasciando un messaggio eterno al mondo. Giovanni Paolo II mise in luce la Divina Misericordia di Faustina Kowalska, un tema che è stato poi ripreso con grande impeto da Papa Francesco, portando il messaggio della misericordia a tutto il mondo. Ricordo, poi, la visita in Messico dove, il 31 luglio 2002, canonizzò Juan Diego Cuauhtlatoatzin, dopo essere stato in Guatemala. Quella canonizzazione portò alla luce del mondo intero la grandezza delle civiltà indigene: gli Inca, gli Aztechi e tutto il mondo dell’America Latina. Il popolo messicano lo piangeva: ricordo benissimo il tragitto dalla città all’aeroporto, un viaggio accompagnato da lacrime e lacrime. E ancora la visita, nell’agosto del 2004, alla Madonna, nella grotta di Lourdes, per ribadire il suo ‘totus tuus’, prima dell’ultimo viaggio, il 2 aprile 2005, giorno del suo ritorno alla casa del Padre.

Il 27 aprile 2014, a poco meno di 10 anni dalla morte, Papa Francesco canonizzò Giovanni Paolo II. Forse una risposta a quella invocazione “Santo subito!” che si levò nel giorno dei suoi funerali?
Quella supplica “Santo subito!” poteva sembrare un grido popolare, ingenuo forse, ma nasceva dal cuore della gente che aveva visto quanto lui avesse fatto, sofferto e testimoniato al mondo. Era un vero cammino di santità. Tuttavia, la Chiesa lo ha sottoposto al rigoroso processo di canonizzazione, per fugare ogni dubbio e riconoscere ufficialmente la sua santità.

Papa Wojtyla ha sempre avuto una particolare predilezione per i giovani. Le Giornate Mondiali della Gioventù (Gmg), da lui ideate, dimostrano questo suo sguardo amorevole rivolto ai giovani considerati il futuro della Chiesa. Un’altra delle tante eredità che ci ha lasciato Giovanni Paolo II…
Le ultime Gmg, come quella in Portogallo con Papa Francesco, continuano a muovere il cuore dei giovani per avvicinarli a Cristo. Fu un’intuizione straordinaria di Giovanni Paolo II, condivisa con il carissimo card. Edoardo Francisco Pironio. L’obiettivo era ed è, ancora oggi, trovare nuove vie per guidare i giovani verso Cristo, evitando che si allontanino dalla Chiesa e garantendo al mondo il messaggio cristiano di giustizia, amore e pace. Credo che le Gmg debbano essere sempre più approfondite e accompagnate da progetti che possano entusiasmare la gioventù cattolica di oggi.

C’è una parola, una frase che più di altre, secondo lei, può abbracciare, descrivere, tutto il pontificato di Giovanni Paolo II?
Come dicevo all’inizio, credo che quell’esortazione, pronunciata durante l’omelia della messa per l’inizio del pontificato, il 22 ottobre 1978, “Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!” possa essere l’eredità più grande di san Giovanni Paolo II.
Senza Cristo non c’è vita della Chiesa, non c’è sinodalità, non c’è futuro per il mondo. Tutto deve partire da Cristo, camminare con Cristo e arrivare a Cristo. Il resto si adatta ai tempi, alle circostanze, alle evoluzioni della vita quotidiana. Ma tutto sarà possibile solo se si ha come fondamento Cristo, il Redentore, il Salvatore dell’uomo. Non è un caso che questi 20 anni coincidano con l’Anno Giubilare del 2025, un evento che richiama il grande Giubileo del 2000 celebrato da Giovanni Paolo II. Oggi abbiamo la grazia di poterlo rinnovarlo.

Daniele Rocchi

Nella foto, Giovanni Paolo II (foto Siciliani-Gennari/SIR)

Pubblicato il 2 aprile 2025

Ascolta l'audio

"Il Nuovo Giornale" percepisce i contributi pubblici all’editoria.
"Il Nuovo Giornale", tramite la Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici), ha aderito allo IAP (Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria) accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.

Amministrazione trasparente