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Si è conclusa fra applausi scroscianti la 15esima edizione del Festival diretto da Paola Pedrazzini

Alessandra Gatti assessore Karen Kagarlitsky direttrice orchestra Roberto Reggi pres Fondazione Paola Pedrazzini direttrice artistica Silvia Colasanti compositrice

La tragedia di Edipo, le nozze di Antigone, l’amore “mortale ma eterno” di Anchise, il sempiterno e affascinante mito di Orfeo e il lungo viaggio della democrazia nel corso dei secoli. Vite che rinascono e si raccontano: è quello che accade a Veleia, dove le rovine di un’antica città escono dalla staticità del tempo passato e si legano all’oggi. Tutto grazie all’impegno e all’entusiasmo della direttrice artistica Paola Pedrazzini, che ogni anno sceglie con cura maniacale personaggi e interpreti capaci di attrarre migliaia di persone da ogni dove nel piccolo centro dell’alta Valchero, e del suo team ben coordinato.

Quella che si è conclusa il 14 luglio è stata la quindicesima edizione del Festival di Teatro Antico, con spettacoli da tutto esaurito, biglietti volatilizzati e richieste che superavano la capienza del foro romano. Ripercorriamo le emozioni delle dodici serate.

EDIPO. Ad aprire il festival, il 23 giugno (con repliche il 24 e il 25), l’Edipo “politico” di Marco Baliani, “maestro di bottega” per i venti attori e attrici del percorso laboratoriale “Bottega Xnl – Fare Teatro”, un’idea di Paola Pedrazzini. Già lo scorso anno Baliani aveva guidato un gruppo di giovani nella realizzazione di Antigone: questa volta, con una sorta di flashback, il nastro si riavvolge per spingere a una riflessione che unisce l’Antica Grecia e il contemporaneo.

EDIPO Negri

Nella foto, l'Edipo di Marco Baliani (foto Gianfranco Negri)

ARIANNA, FEDRA, DIDONE. È l’attrice piacentina Isabella Ferrari a recitare i tre monodrammi tratti dalle Epistulae heroidum di Ovidio, accompagnata dall’orchestra Filarmonica Toscanini, con un libretto composto da Silvia Colasanti (suoi anche “Arianna e il Minotauro” e “Orfeo”). Arianna, Fedra e Didone, tre delle più struggenti figure femminili del mito, riprendono a vivere nell’affascinante location di Veleia.

FERRARI Negri

Nella foto, l'esibizione di Isabella Ferrari. (Foto Gianfranco Negri)

LE NOZZE DI ANTIGONE. Ascanio Celestini mette in scena un Edipo “partigiano” e “camminatore” raccontato da sua figlia Antigone. È la lettura di un mito riscritto e ribaltato, ambientato in una casa piena di scarpe spaiate. La profezia intimava a Edipo di stare lontano dai propri genitori, perché altrimenti avrebbe sposato la madre e avuto dei figli da lei. Ma Celestini aggiunge un altro particolare: sul finale, Antigone confessa al padre di aver fatto un sogno in cui, invece della madre, era lei a sposarlo

LE INTERVISTE IMPOSSIBILI. L’ironia di Stefano Massini torna nel foro di Veleia per dialogare con i fantasmi del mondo antico. Accompagnato dal musicista Stefano Corsi, l’attore – primo e unico italiano ad aggiudicarsi, nel 2022, il Tony Award – ha “intervistato” filosofi, poeti e imperatori del passato, da Seneca a Marco Aurelio.

MASSINI Negri

Nella foto, Stefano Massini nel foro di Veleia (foto G.Negri)

LA DEMOCRAZIA NEI SECOLI. Il ritorno di Alessandro Barbero a Veleia fa impazzire il sistema di prenotazione: tutto esaurito già il primo giorno. I biglietti aumentano ma lo spettacolo è comunque in overbooking. Il divulgatore storico più amato d’Italia fa un excursus delle democrazie nel corso dei secoli, alternando i fatti con i commenti dei personaggi che quei secoli li hanno vissuti. La democrazia ne esce più debole: in dubbio la garanzia, in un sistema in cui tutti hanno diritto di opinione, di assumere le decisioni giuste.

BARBERO Negri

Nella foto, il ritorno di Alessandro Barbero a Veleia (foto G.Negri)



ANCHISE.
César Brie e la sua compagnia riescono a far commuovere il pubblico con la storia di un Anchise “profugo” insieme al figlio Enea e al nipote Ascanio: fuggiti da Troia in fiamme, i tre personaggi omerici sono assimilati ai migranti di tutte le epoche, dai richiedenti asilo ai deportati. La forza narrativa delle scene “rallentate” si mischia con la struggente immagine di un vecchio morente che ricorda un amore perduto troppo presto, un’Afrodite che ritorna, evocata, per fare esperienza del dolore mortale.

ARIANNA E IL MINOTAURO. La lirica si innesta nel mito: il soprano Rui Hoshina è Arianna, Elio De Capitani è la figura mitologica col corpo di uomo e la testa di toro, persa nel labirinto della propria identità con un’umanità che, rinchiusa in una natura bestiale, fatica a emergere. Un altro melologo, sempre accompagnato dalle note della Filarmonica Toscanini.

ORFEO. L’ultimo atto è un capolavoro artistico di sopraffina bellezza: le parole di Ovidio si innestano perfettamente nella musica della Toscanini. Orfeo è un amante disperato che scende nell’Averno per riavere sua moglie Euridice, il cui destino è stato “infranto anzitempo”. Ma quando quell’amore esce dalla razionalità e incontra la preoccupazione, Orfeo si volge e l’incanto svanisce. Si rivedranno negli Inferi, dopo che Orfeo sarà sbranato dalle bestie. Allora il loro abbraccio sarà per sempre.

 

Paola Pedrazzini traccia il bilancio delle dodici serate

Quello con “Veleia” è un appuntamento che i più irriducibili fan aspettano per un anno intero, così capace di fidelizzare una fetta ampia ed eterogenea di pubblico. E anche chi va per la prima volta esce con gli occhi lucidi e incapace di parola. Per Piacenza è un fiore all’occhiello incapace di appassire. “È stata un’edizione speciale – commenta la direttrice artistica Paola Pedrazzini – impreziosita dal progetto ‘Bottega Xnl’, in cui abbiamo raddoppiato ‘Fare Cinema’ con ‘Fare Teatro’. L’iniziativa ha avuto subito un ritorno molto forte in termini di formazione e fruizione artistica, al di là delle più rosee attese”.

Il trittico melologico è nato insieme alla compositrice Silvia Colasanti, che “ha dialogato con noi sulla scelta degli artisti”: così il festival ha assunto “declinazioni diverse per palati differenti, pur mantenendo la sua identità. Lo scopo – afferma Pedrazzini – è dare un’offerta variegata ma mantenersi fedeli, senza cadere nel contenitore generalista. Questo è uno spazio che va preservato, abitato con cura”. Il progetto, avviato nel 2009, è andato avanti “non senza fatiche in un luogo difficile in cui programmare”, confida la direttrice. “Ogni piccolo passo in avanti costa sudore, ma è una soddisfazione veder crescere qualcosa in cui si crede. Veleia è un luogo in cui la comunità si riunisce, ha un’identità e un’anima artistica ben precisa”.

Francesco Petronzio

Pubblicato il 24 luglio 2023

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  • Un libro per capire le differenze tra cristianesimo e islam e costruire il dialogo

    uslam


    “La grande sfida che deve affrontare il cristianesimo oggi è di coniugare la più leale e condivisa partecipazione al dialogo interreligioso con una fede indiscussa sul significato salvifico universale di Gesù Cristo”. Con questa citazione del cardinale Raniero Cantalamessa si potrebbe cercare di riassumere il senso e lo scopo del libro “Verità e dialogo: contributo per un discernimento cristiano sul fenomeno dell’Islam”, scritto dal prof. Roberto Caprini e presentato di recente al Seminario vescovile di via Scalabrini a Piacenza grazie alle associazioni Confederex (Confederazione italiana ex alunni di scuole cattoliche) e Gebetsliga (Unione di preghiera per il beato Carlo d’Asburgo).

    Conoscere l’altro

    L’autore, introdotto dal prof. Maurizio Dossena, ha raccontato come questa ricerca sia nata da un interesse personale che l’ha portato a leggere il Corano per capire meglio la spiritualità e la religione islamica, sia da un punto di vista storico sia contenutistico. La conoscenza dell’altro - sintetizziamo il suo pensiero - è un fattore fondamentale per poter dialogare, e per conoscere il mondo islamico risulta di straordinaria importanza la conoscenza del Corano, che non è solo il testo sacro di riferimento per i musulmani ma è la base, il pilastro portante del modus operandi e vivendi dei fedeli islamici, un insieme di versi da recitare a memoria (Corano dall’arabo Quran significa proprio “la recitazione”) senza l’interpretazione o la mediazione di un sacerdote. Nel libro sono spiegati numerosi passi del Corano che mettono in luce le grandi differenze tra l’islam e la religione cristiana, ma non è questo il motivo per cui far cessare il dialogo, che secondo Roberto Caprini “parte proprio dal riconoscere la Verità che è Cristo. Questo punto fermo rende possibile un dialogo solo sul piano umano che ovviamente è estremamente utile per una convivenza civile, ma tenendo sempre che è nella Chiesa e in Cristo che risiede la Verità”.

    Le differenze tra le due religioni

    Anche il cardinal Giacomo Biffi, in un’intervista nel 2004, spiegò come il dovere della carità e del dialogo si attui proprio nel non nascondere la verità, anche quando questo può creare incomprensioni. Partendo da questo il prof. Caprini ha messo in luce la presenza di Cristo e dei cristiani nel Corano, in cui sono accusati di aver creato un culto politeista (la Santissima Trinità), nonché la negazione della divinità di Gesù, descritto sempre e solo come “figlio di Maria”. Queste divergenze teologiche per Caprini non sono le uniche differenze che allontanano il mondo giudaico-cristiano da quello islamico: il concetto di sharia, il ruolo della donna e la guerra di religione sono aspetti inconciliabili con le democrazie occidentali, ma che non precludono la possibilità di vivere in pace e in armonia con persone di fede islamica. Sono chiare ed ampie le differenze religiose ma è altrettanto chiara la necessità di dover convivere con persone islamiche e proprio su questo punto Caprini ricorda un tassello fondamentale: siamo tutti uomini, tutti figli di Dio. E su questo, sull’umanità, possiamo fondare il rispetto reciproco e possiamo costruire un mondo dove, nonostante le divergenze, si può convivere guardando, però, sempre con certezza e sicurezza alla luce che proviene dalla Verità che è Gesù Cristo.

                                                                                                   Francesco Archilli

     
    Nella foto, l’autore del libro, prof. Roberto Caprini, accanto al prof. Maurizio Dossena.

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