Menu
logo new2015 ok logo appStore logo googleStore

Giornata della memoria: i destini dei deportati nei campi di concentramento

relatori

In occasione della Giornata della Memoria a Ponte dell'Olio si è tenuto un incontro durante il quale, dopo l’introduzione di Elena Mazzocchi, presidente ANPI Val Nure, e i saluti del sindaco  Alessandro Chiesa e dell’On. Marco Bergonzi per l’ANPC, davanti a un folto pubblico, sono stati presentati i relatori, che si sono succeduti sui diversi temi che in modo diverso ma unitario hanno fatto riferimento al Giorno della Memoria, in cui oltre alla shoah, sono stati richiamati i destini analoghi di circa 800mila Internati Militari Italiani e dei deportati civili e antifascisti italiani nei campi di concentramento in Germania.

Celestina Viciguerra. il mondo cattolico all'origine del fascismo

Il libro che è stata invitata a presentare è la sua tesi di laurea, discussa nel 1970. L'argomento  le era stato proposto dal relatore, prof. G.F. Bianchi, allo scopo di studiare a fondo il fenomeno della lotta di liberazione in Italia ( 1943- 1945) nelle sue diverse componenti, tra cui quella cattolica.  La ricerca ha avuto un avvio difficoltoso per l'incompletezza  e spesso la mancanza del materiale di archivio . Pertanto aveva pensato di modificare l'approccio rivolgendomi a protagonisti ancora viventi, ai familiari di quelli deceduti che conservavano memorie preziose e a fonti giacenti negli archivi parrocchiali di paesini sperduti sui monti che erano stati teatro della lotta partigiana. Ne è emersa un'abbondante documentazione che le ha posto diversi interrogativi e l’ha spinta a indagare, seppur brevemente, sull'atteggiamento del mondo cattolico (clero e laicato) piacentino all'origine del fascismo. A questo ha dedicato il primo capitolo della tesi. Tutto il materiale relativo al periodo 25 luglio 1943/ 29 aprile 1945 è stato organizzato seguendo l'ordine cronologico degli avvenimenti. Perchè la documentazione da lei raccolta non andasse perduta ha ritenuto opportuno riportarne buona parte, o inserendo nel testo i passi  a suo avviso più significativi o trascrivendoli in nota.

Stefano Pronti. la resistenza in val nure

Focalizzando i fatti sulla Val Nure e partendo dagli sconvolgimenti dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 (campi di detenzione per prigionieri stranieri svuotati, rientro dal fronte di migliaia di soldati dai fronti e aumento dei renitenti alla leva della RSI) il primo esempio di resistenza fu l’assistenza e l’aiuto della popolazione ai fuggiaschi. In particolare si distinsero giovani cattolici come Cesare Baio con i suoi familiari, Luigi Broglio ei fratelli Gasparini, che portavano al confine i prigionieri inglesi, concentrati a Veano; entrambi lasciarono la loro giovane vita per gli ideali di libertà. Tra i cattolici grandiosa è la figura di Francesco Daveri, avvocato, già dirigente dell’Azione Cattolica, processato, per aver bruciato a Bettola dal balcone della pretura il ritratto di Mussolini il 26 luglio, il giorno dopo il suo arresto. Fu il fondatore del CLN a Piacenza, promotore dell’organizzazione della lotta armata affidata a Emilio Canzi a Peli con il parroco don Giovanni Bruschi, che nascondeva le armi pervenutegli dai Baio nel retro cornicione del presbiterio della chiesa. Fuggito in Svizzera e rientrato al servizio dsegli alleati, fi arrestato a Milano e deportato a Gusen, sottocampo di Mautahausen, dove morì nell’aprile del 1945. E’ poi stato esaminato l’attivismo del clero sia negli anni Venti dello squadrismo fascista, con parroci bastonati a sangue o sacerdoti arrestati con l’accusa di collaborare con i partigiani e con lo svolgimento di assistenza ai condannati, alla loro sepoltura e dell’attività di mediazione per lo scambio tra nazifascisti e partigiani. Spiccano figure come mons. Ugo Civardi e Alfonso Fermi, che coordinavano i giovani dei movimenti cattolici in sostegno alla lotta contro l’invasore nazista e la sua marionetta fascista; il parroco di Ponte dell’Olio d. Pietro Tinelli insieme al comandante partigiani cap. Mack procurarono la resa dei 70 uomini del presidio fascista, evitando una carneficina. Il culmine delle vittime nel clero si ebbe durante i rastrellamento nazimongolo e fascista iniziato nel novembre 1944: furono fucilati tanti partigiani e alcuni parroci come d. Beotti e Del Nevo; 40 parroci furono rastrellati e impediti di tornare nelle loro parrocchie fino a nuovo ordine dei tedeschi. Dopo questa furia bestiale si giunse alla primavera, all’arrivo degli alleati e alla liberazione. Ma un ultimo infame assassinio fu quello di don Giuseppe Borea, parroco di Obolo, cappellano della Divisione Val D’Arda, fucilato al muro del Cimitero di Piacenza il 9 febbraio 1945, dove furono uccisi partigiani come il Paolo Araldi, carabiniere e vicecomandante della Divisione Piacenza.

fornaciponte

Daniela Morsia. Il movimento cattolico piacentno

Il movimento cattolico piacentino del primo Novecento fu profondamente segnato dalla personalità e dall’azione episcopale di Scalabrini, che invitò i suoi pastori d’anime ad uscire dalle sacrestie per affrontare le nuove emergenze e le nuove povertà. Ad inizio Novecento si affermò questa figura del “prete sociale”, che diverrà, durante la guerra, il prete di montagna che apre la “canonica di guerra” ai perseguitati e ai bisognosi. Il Movimento cattolico del primo Novecento fu segnato dal progressivo coinvolgimento del laicato nell’azione della Chiesa, da una grande attezione alle esigenze della società e da un sempre maggiore coinvolgimento di donne e giovani. C’è agli inizi degli anni venti un grande fermento sociale nel movimento cattolico. C’è un grandissimo sviluppo dell’associazionismo cattolico e c’è il coraggio civile mostrato da parroci e laici durante l’ascesa del fascismo (significativo è il caso del direttore del Nuovo Giornale monsignor Francesco Gregori). In questi anni non c’era ancora un antifascimo organizzato, ma piuttosto una comune formazione che passava attraverso la famiglia, la parrocchia, l’oratorio e l’associazione; occasioni di studio e di confronto che lasciarono il segno per le scelte future. Ci sono tanti luoghi importanti del movimento cattolico e dell’antifacismo. Uno dei più importanti fu Palazzo Fogliani, sede delle associazioni cattoliche (tra cui AC, FUCI e Movimento laureati) ove si forma un gruppo molto coeso, animato da Francesco Daveri, Giuseppe Berti, monsignor Alfonso Fermi e monsignor Ugo Civardi. A Palazzo Fogliani si forma il germe di quella che sarà la Democrazia Cristiana (Daveri, Cerri, Granelli, Minoja e Donati) e c’è soprattutto un incontro generazionale tra i vecchi esponenti del Partito popolare, e una nuova generazione ( i giovani Carlo Castellana, Luigi Broglio, Giannino Bosi, Cesare Baio…). Ci sono ovviamente anche tante donne, non le dimentichiamo, a partire da Antonietta Rossi, segretaria di propaganda dell’Unione femminile cattolica italiana nella cui casa passava tutta la stampa clandestina.

Nicola Montenz. La memoria del  male assoluto

Invitato a parlare precisamente del Giorno della Memoria, ha iniziato con un excursus storico sulla progettazione, edificazione, utilizzo dei Lager dal 1933 al 1936, specificandone la metamorfosi degli anni 1936-1939, sia in relazione alla destinazione (le tipologie di internati), sia in relazione alle modalità di funzionamento. Ho quindi introdotto il tema della sociologia concentrazionaria, provando a delineare il principium del potere fascista (in senso estensivo) e le sue ricadute applicative sulla politica interna, di cui i Lager costituirono un aspetto emergente. Quindi, chiarendo le funzioni dei Lager a partire dal 1939, dal 1941, e dal tardo 1943 (dopo l'invasione dell'Italia), ho mostrato quali fossero le sorti degli Internati militari e dei partigiani. In particolare, ho sottolineato la subordinazione dell'aspetto produttivo a quello dell'annientamento. Da ultimo, mi sono interrogato sul fallimento delle politiche occidentali della memoria, ponendo in rilievo come l'aspetto sensazionalistico, lo sfruttamento commerciale, la trasformazione delle giornate memoriali in banale routine priva di approfondimento preventivo e di riflessione ex eventu, unitamente allo iato cronologico tra i fatti e le giovani generazioni, rendano sempre più complesso mantenere vivo il senso pedagogico della memoria. Ho infine suggerito di considerare la memoria come uno strumento da esercitare quotidianamente, filtrandola attraverso lo stesso strumento logico - il vaglio socratico - che era centrale proprio per i resistenti tedeschi (Rosa Bianca, Orchestra Rossa, Circolo di Kreisau) che lasciarono la vita nei campi di concentramento o sotto le mannaie delle carceri politiche tedesche.

Nelle foto, l'incontro nello Spazio Fornaci di Ponte dell'Olio in occasione della Giornata della Memoria.

Pubblicato il 6 febbraio 2025

Ascolta l'audio

"Il Nuovo Giornale" percepisce i contributi pubblici all’editoria.
"Il Nuovo Giornale", tramite la Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici), ha aderito allo IAP (Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria) accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.

Amministrazione trasparente