Una serata dedicata a Verdi con il Rotary Club Fiorenzuola

Una platea gremita e attenta ha accolto, martedì 27 gennaio, l’evento commemorativo organizzato al Teatro G. Verdi di Fiorenzuola d’Arda in occasione del 125° anniversario della morte di Giuseppe Verdi. La serata, promossa dal Rotary Club Fiorenzuola d’Arda sotto la presidenza di Rinaldo Onesti e con il patrocinio dell’Amministrazione comunale, ha rappresentato un momento di alto valore culturale per il territorio.
Punto focale dell’iniziativa è stata la prima proiezione in Val d’Arda del docufilm Le stanze di Verdi. L’opera, prodotta dal piacentino Giorgio Leopardi e diretta da Riccardo Marchesini con la supervisione artistica di Pupi Avati, vede come filo conduttore della narrazione l’attore Giulio Scarpati, affiancato dall’avvocato Marco Corradi, autore del saggio Verdi non è di Parma. Le riprese, effettuate due anni fa, hanno toccato i luoghi simbolo della vita del Maestro tra Piacenza, Saliceto di Cadeo, Villanova, Sant’Agata, Busseto e Milano.
In sala erano presenti 145 spettatori, tra cui numerose autorità: il sindaco di Fiorenzuola Romeo Gandolfi, la sindaca di Cadeo Marica Toma con la vicesindaca Donatella Amici e il primo cittadino di Castell’Arquato Ivano Rocchetta. Hanno partecipato anche i rappresentanti del mondo scolastico, con il vicepreside dell’Istituto Mattei Gianni Montani e la dirigente dell’Istituto Comprensivo Isabella Spurio, accompagnata dalla vicepreside Maria Grazia Vaccaro, oltre al parroco di Saliceto don Stefano Antonelli.
La proiezione è stata anticipata da un intenso dibattito, moderato dalla giornalista di Libertà Federica Duani, che ha visto confrontarsi l’avvocato Marco Corradi e il musicologo bussetano Dino Rizzo sul tema della “cittadinanza” verdiana. Rizzo ha delineato il periodo giovanile del compositore: dalla nascita a Roncole, dove il padre gestiva un’osteria e la madre Luigia (originaria di Saliceto) lo crebbe nelle tradizioni popolari, fino alla formazione a Busseto e ai primi passi nella composizione, segnati dal mancato ingresso al Conservatorio di Milano ma sostenuti da una precoce passione.
Corradi ha invece spostato l’attenzione sul profondo legame di Verdi con la terra piacentina, illustrando le tesi del suo libro. È a Sant’Agata, nella residenza poi divenuta Villa Verdi, che il Maestro si trasferì nel 1849 e compose le sue opere più celebri, rappresentate nei principali teatri europei fino a Mosca dove si recò in carrozza in un viaggio durato quattro mesi. L’avvocato Corradi ha ricordato come Verdi abbia trascorso oltre metà della sua vita in provincia di Piacenza, dedicandosi con imprenditorialità all’agricoltura: acquistò oltre mille ettari di terreno che si estendevano fino a Fiorenzuola, creando occupazione per contadini e mezzadri e avviando persino la produzione di formaggio grana (un formaggio duro simil Grana Padano) in due caseifici locali. Fu inoltre attivo politicamente come consigliere provinciale. Corradi ha concluso il suo intervento sottolineando come questa dimensione “piacentina” del Maestro meriti di essere ulteriormente valorizzata.
Un momento di grande calore si è registrato al termine del dibattito con l’apparizione a sorpresa del “Verdi vivente”, interpretato da Piero Carolfi, presidente dell’Associazione dei Tabarri (presente con una delegazione di diciannove soci), che ha intrattenuto il pubblico con aneddoti sul Verdi agricoltore.
La seconda parte della serata è stata dedicata alla visione del docufilm, introdotto dai videomessaggi di Pupi Avati e Giulio Scarpati. Il pubblico ha apprezzato la qualità delle riprese e la colonna sonora, riconoscendo con emozione i luoghi del territorio: dalla suggestiva Piazza Cavalli in notturna all’ex hotel San Marco, dove Verdi soggiornò più volte, dal Teatro Municipale al Conservatorio Nicolini, fino alle radici familiari a Saliceto di Cadeo. Il viaggio cinematografico ha toccato anche l’ospedale di Villanova, voluto dal Maestro, e gli esterni di Villa Verdi, per poi spostarsi nei luoghi bussetani e concludersi a Milano, presso il Grand Hotel et de Milan e la Casa di Riposo per Musicisti, voluto e fondata dal Maestro nel 1889, dove riposano le spoglie del compositore.
L’evento verdiano si è chiuso tra gli applausi e la consegna dei gagliardetti ai relatori. Il Presidente Onesti ha comunicato, infine, che una parte del ricavato netto della serata verrà impiegato per finanziare un tratto del camminamento con nuove panchine del grande parco di ben sei ettari all'interno di Villa Verdi, ora di proprietà dello Stato (Ministero dei Beni Culturali) e in fase di ristrutturazione.
Nella foto, Federica Duani, Dino Rizzo, Marco Corradi e il presidente Onesti.
Pubblicato il 6 febbraio 2026


