Successo per la mostra «Custodi della memoria» alla Biffi Arte

Disallestita lo scorso 26 gennaio la mostra “Custodi della memoria”, ospitata alla Galleria Biffi Arte di Piacenza e curata da Susanna Pighi ed Emmanuel Ferrari dell’Ufficio Beni Ecclesiastici e Culturali della Diocesi di Piacenza – Bobbio.
“Una mostra molto apprezzata e visitata fino agli ultimi giorni, occasione per ammirare le bellezze artistiche e il patrimonio culturale del territorio piacentino” – ha sottolineato la gallerista Susanna Gualazzini -. Chi viene a trovarci qui si complimenta ancora oggi per questa iniziativa e chiede perché l’esposizione non sia durata più a lungo. Purtroppo, abbiamo dovuto terminare l’esposizione per motivi organizzativi, ma siamo davvero soddisfatti per l’entusiasmo e la partecipazione riscontrati. Ancora oggi, a due mesi dal termine, la mostra viene ricordata per fascino e nostalgia della memoria che quei luoghi lasciano dietro di sè”.
Abbiamo deciso di riparlane qui per dare un’idea dei luoghi e dell’arte protagonisti in questo percorso espositivo, e lo facciamo riprendendo i tratti salienti dell’incontro condotto dalla storica dell’arte Pighi nella galleria piacentina.
“Tesori dell’arte nell’Appennino piacentino”
Per chi non ha potuto visitare l’esposizione, sarà utile soffermarsi su alcuni “Tesori dell’arte nell’Appennino piacentino”, titolo non casuale della conferenza tenuta da Pighi alla Biffi Arte lo scorso 9 gennaio, proprio nell’ambito della mostra che lei stessa ha curato. “Proseguendo sulla strada della valorizzazione delle bellezze appenniniche percorsa nell’esposizione, in questo incontro focalizziamo l’attenzione su manufatti di alta qualità storico -artistica che si conservano nelle chiese della nostra montagna – ha spiegato la relatrice. Oltre ad opere piuttosto conosciute di musei e chiese di Bobbio e Castell’Arquato, ho selezionato esempi poco noti, che non ci si aspetta di trovare in quelle zone del territorio”. Tra i tantissimi capolavori citati, qu ne abbiamo scelti pochi per motivi di spazio. Ne risulta un viaggio breve ma denso di significati simbolici, che parte dalla Val Nure per giungere in Val d'Arda.
Val Tidone, da Pianello a Pecorara
La storica dell’arte ha iniziato la sua rassegna dalla Val Tidone, in particolare dalla chiesa Pianello. “Interessante dal punto di vista architettonico per la bella facciata barocca, tra i suoi manufatti significativi conserva la Madonna del Carmine. Un esempio della prima attività locale di Giovanni Sceti - ha spiegato -, noto intagliatore valsesiano che si stabilì a Piacenza nel 1687 e vi morì nel 1715. Tra le ì prime statue mariane locali dello scultore, è ancora databile alla fine del Seicento ed è contraddistinta da movimento del manto, impostazione avvitata e proporzioni allungate; tutti caratteri che si riallacciano all’esperienza romana di Sceti, a contatto con scultori come Alessandro Algardi. Spostandosi in alta valle, si arriva poi alla chiesa di Pecorara. “L’altare proviene dalla chiesa dei Teatini di San Vincenzo, dove venne prelevato nel 1812 dopo la soppressione degli ordini religiosi – racconta -. A realizzarlo, presumibilmente nel quinto decennio del Settecento, il marmorino Giovanni Maria Bignetti (1689 ca. - 1758), autore anche dell’altare maggiore per la collegiata di Fiorenzuola d’Arda. Opera quest’ultima approntata nel 1741 su disegno del noto pittore Giovanni Paolo Panini, lo stesso servito in precedenza per l’altare che oggi vediamo a Pecorara. Nella chiesa si conserva anche un bellissimo crocifisso di Giovanni Sceti che fa il paio con quello di Piacenza del 1699, custodito nell’oratorio di San Rocco. Degno di nota anche il coro intarsiato di Giovanni Vitali del 1808, nel solco di una tradizione di intarsio che vide Piacenza primeggiare tra Sette e Ottocento anche nel mobilio di ambito laico”.
Val Luretta
Scendendo in Val Luretta, a San Gabriele di Piozzano troviamo uno dei più antichi paliotti della diocesi, bicromo in scagliola datato 1666, alla base dell’altare ligneo che ospita il Martirio di Sant’Andrea – ha osservato -. L’opera fu commissionata da Andrea Cortemiglia Pisani, rettore della chiesa nel secondo Seicento e raffigurato in basso sulla tela accanto al proprio stemma reiterato nell’ancona. L’insieme dovrebbe risalire al 1674, anno in cui fu eretto il sacello, ma la data del 1666 sul dossale suggerisce l’ipotesi che paliotto e dipinto siano precedenti.
Val Trebbia e ancora Val Nure, da Bobbio a Cogno San Savino
Tra le numerose eccellenze artistiche presenti a Bobbio sono stati selezionati alcuni esempi a partire dalla nota e visitata abbazia di S. Colombano, costruita nelle forme attuali grazie ai lavori avviati dai Benedettini dal 1456 e conclusa poco oltre il 1522. “Nella cripta le spoglie di San Colombano si conservano in un sarcofago marmoreo. Opera di Giovanni dei Patriarchi, il capolavoro scultoreo reca sul coperchio la figura del santo giacente (1480). In uno dei bassorilievi con le storie del santo è raffigurata l’Idria in alabastro donata da Papa Onorio I, ora al Museo abbaziale, per la quale è stata ipotizzata una datazione al III-IV secolo. Nel Museo dell’abbazia, antico scriptorium, si conserva anche il reliquiario a busto di San Colombano in rame e argento del 1515, ascritto a bottega pavese”. In alta Val Trebbia poi, ad Ozzola di Corte Brugnatella, la chiesa di Sant’Antonino Martire (1579-1606), è ricca di stucchi e fa il paio con il trionfo dello stucco che coglie di ammirata sorpresa chi entra in San Berdino a Bettola” – sottolinea la ricercatrice –. Il momentaneo ritorno dello sguardo in Val Nure le dà l’opportunità di segnalare per pregio e rarità un gruppo scultoreo in stucco raffigurante la Deposizione di Cristo nel sepolcro, conservato presso la parrocchiale di Cogno San Savino (Farini) entro la cappella del Santo Sepolcro e di San Lugi Gonzaga. “Opera ancora poco conosciuta, non ci si aspetta di trovarla in una frazione di montagna – conclude –. Citata nei verbali della visita pastorale del 1787 ed è presumibilmente databile intorno alla seconda metà del Seicento.
Val d’Arda, da Castell’Arquato a Vigoleno
Tante le testimonianze anche in Val d'Arda. “Non si hanno rimandi archivistici sul polittico custodito nella prima sala espositiva del Museo della Collegiata di Castell’Arquato. Nella predella – ha spiegato - si susseguono entro i tondi i busti di profeti (Zaccaria, Mosè, Isaia, David, Abramo, Salomone, Geremia). Nel pannello al centro del primo rango la Madonna col piccolo Gesù, che con la manina trattiene un filo all’altro capo del quale è legato un cardellino: particolare, questo, visibile in fotografia. Negli scomparti laterali si avvicendano, uno per pannello, i Santi Paolo, Antonio Abate e Pietro, Giovanni Battista, Caterina d’Alessandria e Giovanni Evangelista. Nel secondo ordine, gli scomparti con le figure a mezzo busto dei Santi affiancano la Crocifissione con la Madonna, San Giovanni e la Maddalena. Tra i sei tondi nelle cuspidi, i due simmetrici recano la torre simbolo di Castell’Arquato, gli altri due a sinistra una coppia di galli affrontati, a destra una stella a sei punte. I medaglioni delle tre cuspidi superiori recano l’Ecce homo e due Profeti. L’iconografia complessiva celebra la figura di Maria, la vita e la Passione di Cristo; la maggior parte dei santi raffigurati è strettamente legata al culto arquatese. Sembrerebbe pertanto avvalorata l’appartenenza alla collegiata sin dall’origine. Un’opera in cui si si evince l’articolata e paritaria collaborazione tra artisti diversi, dal carpentiere al pittore”.
Passando poi al borgo medioevale di Vigoleno, ai confini con il Parmense, chi entra nella pieve romanica di San Giorgio, del XII secolo, respira un’atmosfera di altri tempi.
“A colpire sono soprattutto l’impianto architettonico originario e le pitture murali – ha osservato -. Desidero segnalare almeno la Madonna del latte (detta anche delle Grazie) in trono con due santi tra la seconda e la terza campata sinistra, opera risalente al secondo quarto del Quattrocento. Singolare la raffigurazione a sinistra, in cui San Gregorio IX in trono sembra sorreggere il capo di due busti di santi aureolati. Il santo alla destra della Vergine è stato identificato con San Tommaso”. Un excursus questo che rappresenta solo un assaggio delle ricchezze storico – artistiche custodite negli edifici religiosi del territorio piacentino e valorizzate in mostra, ma che vuole incuriosire e invitare ad allagare lo sguardo. Chi desidera mettersi in cammino può ancora acquistare il catalogo dell’esposizione, rimasto in vendita alla Galleria Biffi. Vi troverà una valida guida alla scoperta dei “tesori dell’arte nell’Appennino”.
Micaela Ghisoni
Pubblicato il 30 marzo 2026
Nella foto, la statua della Madonna del Carmine conservata nella chiesa di Pianello.
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