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Come cambiano le «Chiese» dopo il Cammino sinodale

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Tutti camminano insieme nelle “Chiese” progettate da vescovi, presbiteri e laici insieme nelle varie fasi del cammino sinodale. Anche l’uso del plurale è una scelta precisa per smussare i caratteri gerarchici della Chiesa centrale e suggerire una dimensione di discrezionalità concessa alle singole comunità cristiane italiane. Le indicazioni fornite alle diocesi abbracciano una serie di temi, dal ruolo delle donne nella Chiesa alla revisione del catechismo e dei canti, dal coinvolgimento dei laici (e delle laiche) all’attenzione verso i poveri e le persone con disabilità. In un incontro organizzato dall’Azione Cattolica diocesana a Piacenza nella serata di giovedì 12 febbraio, Pierpaolo Triani, ordinario di pedagogia all’Università Cattolica nonché membro del Comitato nazionale del Cammino sinodale, ha ripercorso le tappe del “cammino” da gennaio 2021 fino a ottobre 2025, quando è stato approvato il documento finale. Triani ha poi spiegato i tratti principali del testo definitivo deliberato dalla Cei e diffuso a tutte le diocesi italiane.

L’avvio del Cammino sinodale e i primi passi

Il Cammino sinodale delle Chiese in Italia è partito il 30 gennaio 2021, quando papa Francesco chiese ai vescovi di aprirlo. Nel primo anno, fino a giugno 2022, sono stati attivati tavoli sinodali nelle diocesi, è cominciato il lavoro delle équipe e dei referenti diocesani, a cui sono seguiti incontri regionali e nazionali fino all’elaborazione del “testo di servizio”. Sono state definite le tre fasi del cammino: la prima, narrativa, della durata di due anni; la seconda, sapienziale, di un anno; e la terza, profetica, di un anno, poi estesa a un anno e mezzo. La linea passata nel dibattito fra i vescovi è stata quella di non dare al Sinodo una valenza dottrinale, bensì pastorale. I dieci punti del testo di servizio, redatto non da esperti ma a partire dall’ascolto del lavoro delle diocesi, furono ridotti a tre per l’avvio del secondo anno di ascolto, durato fino a maggio 2023. Fra “i cantieri di Betania” c’era quello “della strada e del villaggio”, “dell’ospitalità e della casa” e “delle diaconie e della formazione spirituale”. A questi se ne aggiungeva un quarto, a scelta delle singole diocesi. La fase sapienziale si svolse da giugno 2023 a giugno 2024, avviata dal documento intitolato “Si avvicinò e camminava con loro” che conteneva cinque aree tematiche su cui le diocesi erano chiamate a lavorare: la missione secondo lo stile di prossimità, il linguaggio e la comunicazione, la formazione alla fede e alla vita, la sinodalità e la corresponsabilità, il cambiamento delle strutture.

Verso l’approvazione del documento finale

Prima dell’avvio dell’ultima fase “profetica” furono definite tre aree: la missione nello stile della prossimità (conversione comunitaria: diversi presbiteri si chiedono cosa significhi guidare una comunità sulla base della sinodalità), la formazione (conversione personale: come rivedere l’iniziazione cristiana e la formazione dei presbiteri) e la corresponsabilità nella vita ecclesiale (cambiamento delle strutture: come si organizzano organismi di partecipazione, come si può aiutare il sacerdote a svolgere i suoi impegni, eccetera). L’ultima fase è stata caratterizzata dalla pubblicazione dei “Lineamenti”, da cui è stata elaborata una prima bozza di schede di lavoro su cui le diocesi dovevano lavorare. Nella prima assemblea sinodale, che si tenne nella basilica di San Paolo fuori le mura, si lavorò sullo strumento di lavoro per la fase profetica, con 17 schede organizzate intorno alle tre aree tematiche. Le difficoltà si verificarono nella seconda assemblea sinodale, nella Sala Nervi in Vaticano, quando il documento “Proposizioni. Perché la gioia sia piena” fu bocciato per il suo stile “troppo asciutto” e perché la formula scelta non esprimeva tutta la ricchezza del lavoro svolto. Si continuò a lavorare senza contrapposizioni, in pieno stile sinodale. Nella terza assemblea sinodale, all’Ergife Hotel di Roma, fu approvato il documento “Lievito di pace e di speranza”, prima studiato a livello diocesano e regionale. Al momento della votazione, tutti i voti (quelli dei laici e quelli degli ordinati) hanno avuto lo stesso peso. “Nessuna proposta è stata votata all’unanimità, ma tutte sono passate con almeno il 75% dei voti”, ha rivelato Triani. “A generare maggiori discussioni sono state quelle sulla posizione della Chiesa riguardo al disarmo, quella dedicata al riconoscimento degli omosessuali nella comunità cristiana e quelle legate a discriminazioni, prepotenze e diaconato alle donne”.

 

Conversione (comunitaria e personale) e strutture

Il documento definitivo emanato dal Cammino sinodale assegna priorità alla missione, alle relazioni tra le persone e alla corresponsabilità. È suddiviso in tre parti: le prime due dedicate alla conversione comunitaria e personale, la terza alla dimensione strutturale. “Tra le proposte emerse – ha spiegato Triani – c’è l’obiezione di coscienza per il commercio delle armi, la promozione della pace, l’apertura a omosessuali e persone conviventi e l’accompagnamento a chi vuole far parte di cammini ecclesiali ma si trova «ai margini» per questioni affettive: unioni di fatto e unioni civili”. Nella prima parte del documento emerge l’attenzione alla pace e alla nonviolenza, alle povertà, alla cura delle relazioni (fra cui la dimensione affettiva e il sostegno alle vittime di abusi) e ai linguaggi da rinnovare. La seconda parte è focalizzata sulla formazione sinodale e missionaria dei battezzati, con un invito alla “revisione nazionale dei testi liturgici e del repertorio dei canti” e un’attenzione ai passaggi dell’iniziazione cristiana, all’importanza dell’omelia e alla formazione dei formatori, degli accompagnatori e dei ministri ordinati. C’è anche l’esortazione a istituire il Servizio diocesano per il catecumenato e il Servizio per la pastorale delle persone con disabilità, che la diocesi di Piacenza-Bobbio ha recentemente affidato a don Simone Tosetti. Nella terza parte del documento si parla di “una Chiesa di donne e uomini insieme”, della promozione della “ministerialità di laiche e laici” e del ruolo dei volontari non ordinati, che possono entrare anche nella gestione economica e amministrativa, nell’ottica del “camminare insieme”.

Francesco Petronzio

Pubblicato il 15 febbraio 2026

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