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Il vescovo Morandi incontra a Piacenza sacerdoti e diaconi

MorandiMonsGiacomo con seminaristi e formatori 3feb2026 foto Codazzi

“Il dono di vivere: la possibilità di nuovi inizi”: è il tema che affronta mons. Giacomo Morandi, dalla primavera 2022 vescovo di Reggio Emilia-Guastalla, che giovedì 19 febbraio al mattino incontra i sacerdoti e i diaconi nella chiesa di Santa Franca a Piacenza per il ritiro di inizio Quaresima.

Conosciamo questo Vescovo attraverso una recente intervista del settimanale della sua diocesi, “La Libertà”, diretto dal giornalista Edoardo Tincani.

MorandiMonsGiacomo— Mons. Morandi, partiamo dalla famiglia. I suoi genitori...
Una figura certamente centrale nella nostra famiglia è stato mio padre Adolfo, un uomo di profonda fede.
Papà era animato da un grande amore per la Parola di Dio - ogni anno leggeva la Bibbia dalla Genesi all’Apocalisse - ed era accompagnato da una spiccata capacità di comunicazione: quando siamo entrati nella Comunità dei Figli di Dio, fondata da don Divo Barsotti, papà ha vissuto un forte apostolato anche nei confronti dei colleghi di lavoro della banca, per i quali era solito organizzare un corso di esercizi spirituali a Cesena.

Pure quando, per un certo periodo di tempo, egli ha insegnato religione alle magistrali, promuoveva momenti di ritiro in un monastero sul lago Maggiore destinati alle allieve che si preparavano a diventare maestre d’asilo. Era anche un sommelier, con la passione per il buon vino. In lui convivevano la solidità della fede vissuta nella preghiera e un lavoro intenso, perché aveva cinque bocche da sfamare abbastanza impegnative. Aveva e ha trasmesso a noi figli un profondo senso della famiglia e delle relazioni familiari.

— Passiamo a sua madre, Adriana Malatesta, venuta a mancare il 18 gennaio 2023...
Mamma Adriana è stata veramente complementare rispetto a mio padre, perché, se egli era tante volte impegnato in realtà intellettuali o di approfondimento della fede, lei, che era di origine veneta, in famiglia aveva molto senso pratico e un’invidiabile capacità organizzativa.
Quella di mia madre è stata una fede semplice e profondamente radicata, accompagnata da un amore intenso per la sua famiglia e i suoi figli, che ha sempre considerato un tesoro geloso.

— Lei è il quartogenito di Adolfo e Adriana. Gli altri fratelli e sorelle?
Mia sorella Giovanna, la maggiore della famiglia, vive a Genova; vedova, dal matrimonio ha avuto quattro figli. Rispetto ai fratelli e alle sorelle minori è molto originale e ha sempre vissuto una certa autonomia, ma anche lei nutre per la famiglia quell’amore grande che le è stato trasmesso all’interno della nostra vita domestica.
Poi viene Gabriella, che per lungo tempo, fino a due anni fa, è stata insegnante di scuola materna, avendo iniziato a lavorare a diciott’anni. Anch’ella sposata, ha avuto tre figli e vive a Modena. È stata un’importante e stimata maestra, dal tratto deciso e materno allo stesso tempo.

— Prima di lei c’era Emmanuele, morto nel giugno di dieci anni fa mentre faceva lezione all’Università di Verona...
Emmanuele era il filosofo della famiglia, una bella mente: docente universitario di filosofia e scienze della comunicazione, era sposato e ha avuto quattro figli. Con lui innumerevoli volte ci siamo confrontati su tanti temi, con prospettive diverse: io da biblista, lui da filosofo credente.
Anche all’interno dell’università Emmanuele ha portato la sua testimonianza di professore competente coniugata con la professione della fede; la sua morte improvvisa è stata una grande ferita per la nostra famiglia.

— Saltiamo per il momento lei e arriviamo al fratello più giovane...
Filippo è sposato, ha sei figli e vive a Modena. Nell’ottobre 2015 ha ricevuto l’ordinazione diaconale.
Attualmente è presidente della Fondazione diocesana “Auxilium”, nata per la formazione dei giovani e la cura dei poveri, che gestisce la mensa self service “Ghirlandina” e due case per ferie, fra cui quella di Gaiato di Pavullo.
Mio fratello porta avanti una bella testimonianza di fede come sposo, padre e diacono: è un punto di riferimento per tutti noi.

— Quali sono i santi a cui la sua famiglia e lei siete più legati?
Fin dall’infanzia il santo che è entrato nella nostra famiglia e ci ha costantemente accompagnato, dandoci segni anche eloquenti della sua presenza in determinati momenti è stato Leopoldo Mandic.
Ricordo che in occasione di una grazia ricevuta in famiglia per sua intercessione, un giorno con la mamma e il papà andammo in pellegrinaggio a Padova, dove san Leopoldo è sepolto, come segno di ringraziamento.
Anch’io gli sono profondamente devoto.
Nel corso degli anni, poi, la presenza dei santi ad accompagnare la nostra vita si è arricchita.
Non nascondo che nella mia cappella ho diverse reliquie: sono convinto che i santi sono davvero fratelli e sorelle che ci accompagnano nel cammino.
Se devo fare altri nomi che mi sono specialmente cari, direi san Charbel Makhluf a cui si sono aggiunti san Giovanni Calabria e san Camillo de Lellis.

MorandiMonsGiacomo saluta sindaco Reggio Emilia— La sua vocazione presbiterale è sbocciata in famiglia?
Sì, seguendo una strada comune e tranquilla.
Papà è stato il primo a parlare della possibilità di una vita di consacrazione al Signore, al di là della chiamata al matrimonio. Da quella sorta di campanello d’allarme è venuto un interrogativo che ha trovato poi espressione nella mia entrata in seminario a 14 anni, in prima superiore: davo così concretezza a un’intuizione che poi nel corso degli anni, attraverso l’accompagnamento dei superiori del seminario e del padre spirituale, è maturata fino ad arrivare al sacerdozio.

— A scuola andava bene?
Devo dire di sì: non ho mai incontrato grosse difficoltà né alle scuole elementari e medie, che ho frequentato dai Padri Salesiani a Modena, né in seguito al liceo e nello studio teologico.
Frequentavo anche la chiesa tenuta dai Padri Gesuiti e ricordo che un pensiero vocazionale, ancora all’inizio del mio percorso in seminario, ha riguardato la Compagnia di Gesù o la vita monastica, dato che la parrocchia in cui mio padre è nato era dei Benedettini. Vissi così circa un mese di presenza nel monastero di Praglia, a Padova.

— E anche una volta prete, dopo aver frequentato lo Studio teologico interdiocesano di Reggio, ha proseguito gli studi...
Voglio in proposito ricordare la figura del sacerdote di cui ho preso il posto, don Pierluigi Pierotti, del quale ero molto amico.
Don Pierluigi era appena rientrato dagli studi biblici in Terra Santa, quando nel 1984 morì in un incidente stradale a soli 28 anni.
Dopo alcuni anni il vescovo Quadri mi ha chiesto di proseguire gli studi e ho ricevuto in dono dal padre di don Pierluigi i libri di Sacra Scrittura che erano appartenuti al figlio. Sono così stato inviato a Roma, dove ho conseguito la licenza in Scienze Bibliche presso il Pontificio Istituto Biblico e, successivamente, il dottorato in missiologia all’Università Gregoriana.

— Materia preferita?
Le lettere, con una passione particolare per la storia, materia che mi ha sempre incuriosito fin da bambino, al punto che i miei fratelli mi prendevano in giro perché dicevano che ero sempre il primo a sapere i fatti e a comunicarli agli altri.

— Come trascorrevano le vacanze a casa Morandi?
I primi cinque anni della mia infanzia sono stati dedicati al mare, passando dalla riviera romagnola - con Cesenatico, Gatteo Mare... - a quella ligure, da Lerici alle Cinque Terre. All’epoca in estate trascorrevamo insieme due mesi abbondanti di vacanze insieme alla mamma.
Dai miei sei anni di vita ci siamo spostati in montagna, segnatamente sull’Appennino modenese nella zona di Fanano, dove siamo stati ininterrottamente fino ad oggi. Ancora adesso, soprattutto d’estate, vado in quei luoghi, in un piccolo borgo, per passare qualche settimana con le famiglie dei miei fratelli e di mia cognata. Nostro padre ci teneva a vivere insieme questi momenti: è una passione che ci ha comunicato lui.

— Aspetti gastronomici. Piatto preferito?
A tavola sono abbastanza abitudinario e certamente sono particolarmente affezionato alla cucina modenese, ma so apprezzare anche le ricchezze di quella reggiana, che peraltro non se ne discosta molto.
Preferisco i tortelli di ricotta, ma a Reggio non vanno molto...

— È vero che in famiglia c’è stata anche una salumeria?
La storia della Salumeria Giusti di Modena si intreccia con quella di mio zio Adriano, soprannominato Nano, fratello di mio padre, anch’egli morto improvvisamente come Emmanuele, alcuni anni dopo di lui.
Nano Morandi aveva iniziato come garzone dentro la Salumeria, fino a quando la rilevò dal vecchio Giusti che, non avendo figli, l’aveva posta in vendita.
La novità fu che di lì a poco lo zio aprì anche un’osteria “Giusti”, da principio con l’aiuto in cucina di mia madre, che era un’ottima cuoca.
Oggi a mandare avanti salumeria e osteria ci sono la moglie e i due figli di Adriano.

— Passioni e hobby?
Una passione che mi è stata trasmessa dai miei genitori è quella per la musica lirica. Oggi purtroppo la ascolto solo in cd, ma ogni tanto mi piacerebbe poter partecipare a qualche evento lirico dal vivo.
L’altra passione a cui ho già accennato è per la storia, sia della vita della Chiesa che della società civile; le biografie sono un genere letterario che mi piace molto.

— Guarda anche la tv?
Ogni tanto mi concedo qualche serie; ad esempio negli ultimi mesi ho visto “The Chosen”, adattamento sul ministero di Gesù: mi è sembrata ben fatta e molto interessante anche per la fedeltà al testo biblico.

— Autori preferiti?
Francesi, russi e inglesi. Tra i primi cito Georges Bernanos e François Mauriac; per i russi, su tutti dico Fëdor Dostoevskij, che ha lasciato in me un’impronta importante.
Fra i grandi autori inglesi i miei prediletti sono Clive Staples Lewis e Gilbert Keith Chesterton.

Edoardo Tincani

Nelle foto, dall'alto:
- mons. Morandi con un gruppo di seminaristi e i loro formatori in occasione dell’ammissione al presbiterato di alcuni di loro (3 febbraio 2026, chiesa di Gesù Buon Pastore a Reggio Emilia - foto Codazzi); 
- un primo piano del vescovo mons. Giacomo Morandi;
- il vescovo Morandi saluta il sindaco di Reggio Emilia Marco Massari il 20 gennaio 2026 in occasione della festa di san Sebastiano patrono della Polizia Locale.

Pubblicato il 17 febbraio 2026

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