
“Che stupida sono stata! Avrei dovuto dirgli che non potevo... E adesso? Ho sbagliato. Sbaglio sempre! Sono davvero un disastro... sarebbe meglio che la smettessi e lasciassi fare agli altri... Sono senza speranze”.
Purtroppo tanti di noi sono capaci di andare avanti così per ore. Un piccolo errore, una situazione che riteniamo di non aver gestito nel modo migliore, ed ecco che ci troviamo a continuare a pensare e a ripensare a quello che avremmo dovuto o potuto fare meglio. Iniziamo a dialogare con noi stessi, e nel farlo facciamo uso di appellativi e frasi offensive che raramente avremmo il coraggio di rivolgere a qualcun altro.
Le parole, anche quelle verso noi stessi, hanno un peso e sono capaci di suscitare in noi una grande varietà di emozioni e sentimenti. Sappiamo che i sentimenti sono sempre reali ma non sempre sono veritieri. Anche i nostri pensieri, per quanto possano sembrare convincenti, non sono sempre veri ed è bene tenerlo a mente.
Noi non siamo i nostri pensieri
Le ricerche affermano che ogni giorno formuliamo circa 60.000 pensieri. Possono essere idee che elaboriamo, intuizioni che ci sorprendono, commenti arguti, idee brillanti.
I pensieri alimentano il nostro dialogo interiore, quel continuo parlare a noi stessi che tutti ben conosciamo.
Se è evidente che siamo noi a produrli, è un po' meno immediato ritenere che noi non siamo i nostri pensieri. Eppure è proprio così: noi non siamo i nostri pensieri.
Noi possiamo giudicare le idee che si affacciano alla nostra mente e decidere se le condividiamo o meno. Possiamo scegliere se vogliamo soffermarci su un pensiero, perché ritenuto da noi interessante, o se lo vogliamo lasciare andare perché lo consideriamo irrilevante o inutile.
I pensieri per loro natura se ne vanno con la stessa velocità con cui arrivano, a meno che noi non decidiamo di volerne trattenere qualcuno.
Parole positive che incoraggiano
Il dialogo interiore che si svolge continuamente nella nostra mente può essere per noi tanto prezioso quanto deleterio, a seconda di quello che ci diciamo e dei pensieri a cui decidiamo di dedicare la nostra attenzione.
Nel parlare a noi stessi abbiamo l'opportunità di produrre nuove riflessioni, rielaborare informazioni e arrivare ad avere anche una maggiore comprensione di noi stessi. Dalle parole positive e gentili verso di noi, parole di incoraggiamento e riconoscimento possiamo trovare forza e determinazione per affrontare le situazioni di ogni giorno. Quando ci soffermiamo su eventi positivi sentiamo che ne abbiamo giovamento e il ricordare i nostri successi passati può infonderci nuovo coraggio per affrontare con più fiducia il nostro presente.
Diversamente, se quando parliamo a noi stessi abbiamo l'abitudine di indugiare troppo su eventi negativi e di criticarci aspramente, ecco che la fiducia verso il nostro valore e le nostre capacità spesso diminuisce. Ci sentiamo scoraggiati.
Pensieri da liquidare
“Adesso muoio!”, penso appena l'aereo decolla, e a questo pensiero provo paura. A tanti di noi può essere balenata questa idea la prima volta che hanno volato. Eppure siamo qui a raccontarcelo. Quel pensiero non era vero. E d'altronde è inevitabile che di 60.000 pensieri che formuliamo ogni giorno una piccola o grande parte di essi possa non essere vera e attendibile.
Allora, quando un pensiero che ci accusa di non essere adeguati, di essere dei falliti si affaccia alla nostra mente potremmo anche iniziare a mettere in dubbio la sua attendibilità. Potremmo riconoscere il sentimento che sta dietro a quel pensiero e prenderci cura di esso.
Dovendo affrontare una prova, forse dietro alle immagini catastrofiche che ci si parano davanti, c'è semplicemente la nostra ansia; lei dietro al pensiero che ci dice: non ce la farai mai.
Abbiamo mai messo in dubbio l'accuratezza delle previsioni catastrofiche che ci impone di considerare?
A differenza dei sentimenti, che è sempre bene ascoltare, tanti pensieri potremmo semplicemente ascoltarli, prenderne atto e lasciarli andare. Soprattutto quelli che finirebbero per svilirci e mortificarci, li potremmo semplicemente liquidare come inaccurati o inutili, lasciandoli andare con buona pace di tutti. Soprattutto la nostra.
32 - Continua
La prossima tappa sarà online giovedì 22 ottobre
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L'Autore
Letizia Capezzali è pedagogista. Laureata presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e con una specializzazione in Pedagogia Clinica, lavora da oltre 15 anni in ambito educativo. |
Pubblicato il 19 ottobre 2020
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Le tappe già pubblicate
1. Un percorso per scoprire come imparare ad amare
3. «Non sei abbastanza», una grande bugia
4. «Mio padre è il padrone del mondo»
5. Amàti sempre. Così come siamo
11. Profugo e ricercato a 2 anni
12. Tu sei prezioso
15. Amàti nelle nostre miserie
16. Trovare il bene anche nelle difficoltà
19. Amare sé per amare gli altri
20. Mettere in sicurezza il cuore
24. "Io mi arrabbio perché io..."
25. Le nostre "spie" interiori



