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Mercoledì delle Ceneri: la città rallenta per ritrovare il cuore

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C’è un silenzio particolare che accompagna il Mercoledì delle Ceneri: un rito antico e sempre emozionante. La celebrazione, a Piacenza, ha preso avvio, la sera del 18 febbraio dalla basilica San Francesco, affacciata su piazza Cavalli. Poi il movimento, lento e solenne della processione in via XX settembre. In testa, il vescovo mons. Adriano Cevolotto, seguito dal capitolo della cattedrale, da numerosi sacerdoti e dai chierici del Seminario del Collegio Alberoni. Dietro, il popolo. Un popolo in cammino, come lo è la Chiesa, come lo è ogni esistenza che cerca una direzione.
Il corteo ha raggiunto la cattedrale di Piacenza e qui la liturgia è entrata nel suo momento più intenso. Dopo la proclamazione del Vangelo, i catecumeni, adulti provenienti da varie parrocchie della diocesi, sono stati presentati al vescovo. Accompagnati dai padrini, hanno compiuto il rito dell’iscrizione del nome. È il gesto che li introduce ufficialmente al cammino verso i sacramenti dell’iniziazione cristiana, che riceveranno nella notte di Pasqua. Un nome scritto non solo su un registro, ma dentro una storia nuova.

Un tempo conveniente

Nella sua omelia, mons. Cevolotto ha indicato la Quaresima come un tempo «conveniente». «È il tempo per rimettere Dio al centro», ha spiegato, richiamando il messaggio di Papa Leone. Un ritorno che restituisce slancio e unità a vite spesso frammentate tra impegni, prestazioni e inquietudini.
Il vescovo ha poi descritto la condizione dell’uomo contemporaneo: la sensazione di vivere divisi, dispersi in mille direzioni, alla ricerca di pause che spesso si rivelano solo «bolle di gratificazione», incapaci di colmare la domanda più profonda: perché viviamo? Per cosa viviamo?
La Quaresima - ha detto il presule - è l’occasione per ritrovare una risposta che non dipende dai risultati o dai riconoscimenti. Ha evocato quindi il paragone con lo sport: anni di sacrifici non possono essere motivati soltanto dal desiderio di una medaglia. Senza una ragione più profonda, anche le vittorie rischiano di lasciare un senso di vuoto.

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Digiuno della lingua

Per ritornare al Signore - ha sottolineato mons. Cevolotto - la condizione essenziale è l’ascolto. Non un ascolto superficiale, ma un atteggiamento che coinvolge tutto: l’orecchio, lo sguardo, il cuore. «Ogni relazione - ha ricordato il vescovo - nasce dall’ascolto», ed ha invitato ciascuno a interrogarsi, ogni giorno, su ciò che gli altri hanno comunicato, su come la loro presenza abbia interpellato la propria vita. In questo cammino - per il presule - si inserisce anche il digiuno, non come gesto sterile, ma come esercizio che educa il desiderio. E tra le forme di digiuno suggerite, una in particolare: il «digiuno della lingua». Rinunciare alle parole che feriscono, ai giudizi affrettati, alle calunnie. Disarmare il linguaggio per rendere possibile la gentilezza. Dare tempo all’altro. Un gesto semplice, eppure rivoluzionario, in un tempo in cui le parole spesso diventano armi. «Ecco ora il momento favorevole», ha ricordato il vescovo, citando la Scrittura. Non un tempo scelto da noi, ma donato. Un tempo per tornare, per ritrovarsi, per vivere…

La cenere sul capo

Dopo l’omelia, il gesto più essenziale e più eloquente: l’imposizione delle ceneri. Mons. Cevolotto, per primo, ha chinato il capo e ha ricevuto le ceneri dalle mani del vescovo emerito mons. Gianni Ambrosio. Un gesto che parla di umiltà e di continuità, di un servizio che si trasmette e si rinnova. Poi i sacerdoti, i catecumeni, i fedeli, uno dopo l’altro, in silenzio, hanno ricevuto la cenere sul capo, come memoria della fragilità e promessa di rinascita.
«Buona Quaresima a tutti», ha concluso il vescovo. Un augurio semplice. E, forse, più necessario che mai.

Riccardo Tonna

Pubblicato il 20 febbraio 2026

Nelle foto di Pagani la celebrazione del Mercoledì delle Ceneri presieduta dal vescovo Adriano Cevolotto.

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