«Il nostro core business è non lasciare sole le persone»

“Come stai?”. “Io sempre bene”. La risposta che Michele Narcisi dall’alto dei suoi sette anni dava a chiunque chiedesse notizie sulla sua salute è diventata il nome dell’associazione che, in suo nome, vuole portare un sorriso, una parola, un abbraccio a chi sta passando attraverso la sofferenza. Di ogni tipo. “Il nostro core business è non lasciare la gente da sola”, spiegano Davide Narcisi e Adrianna Lorenc, i genitori di Michele, lui roveletano doc, lei polacca di Cracovia conosciuta per “colpa” di una foto in Rete davanti ai monti Tatra (nella foto sopra, Davide ed Adrianna con Michele).
Animo da guerriero
È proprio in Polonia con la mamma che per la prima volta Michele è assalito da un terribile mal di testa. La diagnosi è feroce. Tumore al cervello, di quelli cattivi: “ad oggi, non abbiamo cure. Pochissimi superano l’anno”. Si tenta il tutto per tutto. Due interventi chirurgici, terapie sperimentali, l’ospedale “Gaslini” di Genova che diventa una seconda casa. Finché Michele la domenica della Santissima Trinità, il 4 giugno 2023, muore. Un anno e un giorno dopo la diagnosi: ce l’aveva fatta a battere il record.
Michele è nato guerriero. Prematuro, troppo secondo i medici. Eppure, ce l’aveva fatta. La stessa tenacia l’ha testimoniata durante la malattia. Ci scherzava sopra - “Dai, fammi vincere, sono immunodepresso”, diceva al papà durante le partite a carte in ospedale - ma non era un ingenuo. Sapeva della sua situazione. “Io vado a guarire”, spiegava, ad ogni partenza per il “Gaslini”. Però era lo stesso bambino che al personale sanitario confidava: “La vita è dura come un cocco”. E rimproverava la signora anziana che si lamentava per qualche acciacco dell’età.
La cultura del dono
Davide e Adrianna hanno educato Michele a condividere. Non a parole, ma con i fatti, vivendo come famiglia esperienze all’insegna della cultura del dono. L’Avis. L’Azione Cattolica. La parrocchia con la “chiamata” a far parte del gruppo di accompagnamento al lutto, quando Michele ancora era malato, e l’accompagnamento delle coppie che chiedono il battesimo per i figli. L’équipe della Pastorale giovanile-vocazionale diocesana. E il “Gaslini”, dove con altre associazioni fanno volontariato in corsia. “Regaliamo il tempo ad una mamma per un caffè, facciamo giocare i bimbi a «Radio fra le note», la radio dell’ospedale, gestita da don Roberto Fiscer”, esemplificano. “Quel che Michele e noi stessi abbiamo ricevuto, ora cerchiamo di restituirlo”.
Il sogno a cui stanno lavorando è la “Stanza del Lego”, in uno dei reparti. Le costruzioni erano una grande passione di Michele. Ma anche una metafora della vita. “I mattoncini sono colorati, però ci sono anche quelli neri e grigi dei giorni più difficili. Ma si va avanti, mattoncino dopo mattoncino: insieme si può costruire qualcosa di grande e di bello”.

Davide ed Adrianna Narcisi: lei indossa la maglietta "Io sempre bene", con la calligrafia di Michele.
Dalla morte alla vita
L’associazione dà forma giuridica ai desideri di Adrianna e Davide e permette di allargare il campo d’azione. Perché il bisogno c’è. Ed è soprattutto un bisogno di relazione. “La malattia, la morte, sono un tabù, non si sa cosa dire. Ma non c’è bisogno di dire niente. C’è bisogno di esserci: un abbraccio, un piccolo gesto. Quando Michele è morto, abbiamo perso degli amici, ma ne abbiamo conosciuti tanti altri grazie a lui e parlando di lui”. Ecco perché “Io sempre bene Odv” ha scelto di presentarsi con una serata - venerdì 28 febbraio, ore 21, teatro Zanoletti in via Pisa a Roveleto - che prova a rompere il silenzio: “Vaffaalcancro”, titolo che è provocazione nello stile che Michele - incredibilmente ironico - avrebbe amato. “Il dolore rimane, non lo abbiamo seppellito con Michele, però vogliamo trasformarlo in qualcosa di buono, in sostegno per gli altri. Abbiamo deciso di vivere ancora più in mezzo agli altri, di testimoniare l’amore che a volte non è facile vedere e sentire, «quell’Amore nascosto dietro scene di odio e di dolore», come dice una canzone del Gen Rosso. Michele ha lottato fino all’ultimo, non possiamo deluderlo”.
Appuntamento il 28 febbraio a Roveleto
Il caso - o la Provvidenza? - ha voluto che la serata di musica e parole del 28 febbraio cada nell'esatto anniversario da quel primo "ciao" via messaggio tra Davide ed Adrianna, quindici anni fa. Una data non scelta da loro, ma proposta dalla band ospite della serata, anch'essa frutto di una serie di intrecci di relazioni. “Stasera sono un po’ giù, pochi giorni fa è morto un mio amico”. Estate 2025, Adrianna e Davide sono al concerto dei “Vento del nord”, band tributo ai Nomadi. Restano colpiti dal fatto che il cantante abbia voluto condividere con il pubblico questa sua sofferenza. Di solito, di malattia e di morte non si parla, figuriamoci da un palco. Alla fine, Adrianna si avvicina e gli consegna una copia del libro “Io sempre bene. Un amico per sempre”, che lei e Davide hanno scritto in memoria di Michele. È la favola delicata, eppure dal messaggio dirompente, di un pupazzo di neve che sciogliendosi sparisce agli occhi, ma disseta il bosco e i suoi abitanti. Ad illustrarla sono stati i bambini della scuola che Michele frequentava. “A novembre ci è venuto a cercare - non ci sono i nostri riferimenti sul libro -, voleva sapere di più di noi e di nostro figlio. Salutandoci, ci dice: «Voglio fare qualcosa per voi, per Michele, io so cantare e suonare»”. L'ultima sorpresa è che insieme ai “Vento del Nord” salirà sul palco anche Massimo Vecchi, bassista e voce dei Nomadi. Aprono la serata “I Vagabondi” di Cortemaggiore. Ingresso gratuito, ma si chiede di prenotare al 333.4534501.
Barbara Sartori
Pubblicato il 26 febbraio 2026
Barbara Sartori
Ascolta l'audio


