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Nella cripta della Cattedrale, silenzio e preghiera per la pace

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Un silenzio particolare ha avvolto la cripta della Cattedrale di Piacenza venerdì 13 marzo. Non è stato solo il raccoglimento tipico di una celebrazione liturgica, ma un silenzio carico di inquietudine, attraversato dalle notizie che arrivano dal Medio Oriente e da altri angoli del mondo dove la guerra continua a spezzare vite e speranze. La diocesi di Piacenza-Bobbio ha aderito alla Giornata di preghiera e digiuno promossa dalla Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana, unendosi all’appello lanciato da papa Leone perché si fermi “la spirale della violenza prima che diventi una voragine irreparabile”.

No alla logica della forza

La celebrazione, presieduta dal vescovo mons. Adriano Cevolotto, è diventata così il cuore spirituale di questa giornata. Nella penombra della cripta, le parole della liturgia si sono fatte eco delle paure e delle domande di un tempo segnato da tensioni internazionali e da una crescente escalation di violenza.

I vescovi italiani, nel loro appello, hanno ribadito con forza che la guerra non può mai essere la risposta. La logica della forza - ricordano - non può sostituire la paziente arte della diplomazia, unica via possibile per risolvere controversie e contese. Il fragore delle armi non può soffocare la dignità dei popoli, né la paura può prevalere sul dialogo e sulla ricerca del bene comune.

Le micro-violenze

Nell’omelia, mons. Cevolotto ha ripreso questo filo e lo ha portato dentro la vita concreta delle persone. Il suo sguardo si è allargato allo scenario mondiale, dominato - ha osservato - da una logica che pretende di imporre i propri diritti con la forza. È una mentalità che non riguarda soltanto i grandi conflitti tra nazioni, ma che si insinua anche nelle relazioni quotidiane, generando quelle che il vescovo definisce “micro-violenze”, piccoli gesti o parole che riproducono la stessa dinamica di dominio. Per spiegare questo rischio, il vescovo ha richiamato le parole del profeta Osea: “Torna, Israele, al Signore tuo Dio. Assur non ci salverà”. Nel contesto biblico, Assur rappresentava la tentazione di cercare protezione nelle potenze più forti. Anche oggi - ha suggerito Cevolotto - il mondo sembra confidare nelle alleanze con chi possiede più potere e più armi, nella speranza di ristabilire diritti e sicurezza. Ma quella strada - ha avvertito - porta con sé conseguenze distruttive.

Ascolta Israele

Persino le ragioni che appaiono giuste - difendere diritti, abbattere tirannie - rischiano di degenerare in atti di violenza estrema: bombardamenti, invasioni, sequestri, uccisioni. “È la stessa logica - ha osservato il vescovo - che finisce per avvelenare anche le relazioni tra le persone”.

La domanda allora diventa inevitabile: quale via può liberare l’umanità da questa spirale? La risposta, ha affermato mons. Cevolotto, richiamando il Vangelo, non nasce da strategie umane ma dall’ascolto di Dio. “Ascolta, Israele”, dice la Scrittura, indicando che la regola della vita non si costruisce da soli, ma si accoglie come dono. Solo liberandosi dalla presunzione di dominare tutto - la propria vita, gli altri, perfino la storia - l’uomo può riscoprire la pace. Tornare al Signore significa riconoscersi creature, figli e figlie che vivono di amore e sono chiamati a diventare strumenti di amore.

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La preghiera dei fedeli

Questa prospettiva ha attraversato anche la preghiera dei fedeli, che ha dato voce alle attese e alle ferite del mondo. Si è pregato perché la Chiesa, fedele al Vangelo della misericordia, sia segno di unità tra gli uomini e strumento di riconciliazione tra le nazioni. Un pensiero particolare è andato ai responsabili dei popoli, perché lo spirito di sapienza illumini le loro decisioni e li guidi verso vie di dialogo e giustizia. Le intenzioni si sono soffermate poi sui popoli segnati dalla guerra, soprattutto in Medio Oriente: si è invocato la cessazione delle armi, la protezione dei più vulnerabili e l’apertura di un cammino di pace stabile e duratura. Le parole sono diventate ancora più intense quando la preghiera ha ricordato le vittime dei bombardamenti, i profughi costretti a lasciare la propria terra, i feriti e le famiglie che piangono i loro morti. Per tutti loro si è chiesto conforto nella solidarietà della comunità cristiana e nella speranza che viene da Dio.

Il coraggio della pace

Infine, lo sguardo à tornato alla comunità riunita nella cripta. Anche i fedeli presenti sono stati chiamati a qualcosa di concreto: diventare artigiani di pace nella vita quotidiana, costruttori di fraternità tra i popoli. La celebrazione si è conclusa con un’invocazione al Padre, perché spezzi le armi dell’odio e doni ai popoli il coraggio della pace.

Riccardo Tonna

Nelle foto, la preghiera per la pace nella cripta della cattedrale presieduta dal vescovo Cevolotto.

Pubblicato il 14 marzo 2026

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