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La Madonna del Popolo: una fede che rinnova e unisce la città

festa madonna del poplo

“Superare la paura e lasciarsi trasformare dalla fede”: è in sintesi il messaggio di mons. Adriano Cevolotto che, il 12 aprile, ha celebrato, nella prima Domenica dopo Pasqua, la Festa della Madonna del Popolo a Piacenza. Affiancato dal vescovo emerito mons. Gianni Ambrosio, dal Capitolo della Cattedrale e dai padri scalabriniani, mons. Cevolotto ha rinnovato, in cattedrale, una festa antica, cara ai piacentini, che quest’anno ha assunto un significato ancora più profondo: un affidamento collettivo alla Madre del Risorto, invocando pace e unità in un tempo segnato da incertezze e conflitti.

Un gesto che attraversa i secoli

Il legame tra la Madonna del Popolo e Piacenza affonda le radici nel 1617, quando il vescovo Rangoni incoronò le statue della Vergine e del Bambino, poi portate in processione per le vie della città. Dopo il furto delle corone nel 1891, fu mons. Giovanni Battista Scalabrini, oggi santo, a incoronare nuovamente le statue nel 1893. Da allora, ogni anno, il popolo di Piacenza rinnova quel gesto antico, quasi a dire che la storia della città non può essere compresa senza quella fiducia collettiva che da secoli trova nella Vergine la propria custode spirituale. La statua è conservata nella cappella del transetto sinistro della Cattedrale, luogo di silenzio e di preghiera dove generazioni di fedeli hanno affidato dolori e speranze.

Le “porte chiuse” e il coraggio di riaprirle

Nell’omelia, mons. Cevolotto ha intrecciato il messaggio pasquale con la memoria cittadina, esortando i fedeli a superare la paura e a lasciarsi trasformare dalla fede. Il Vangelo del giorno - quello delle porte chiuse e dei discepoli intimoriti - è diventato immagine di ogni chiusura interiore ed esteriore. “La paura - ha ricordato il vescovo - rende l’uomo indifeso e lo rinchiude in sé stesso, incapace di vedere nell’altro un fratello”. Ma Gesù entra anche a porte chiuse, e il suo “Pace a voi” non è solo un augurio, bensì un atto liberatorio: invita i credenti ad aprire le porte del cuore e a credere nella forza del perdono come ponte fra le distanze.

La cultura dell’incontro e la pace come missione

Il messaggio del vescovo è risuonato con chiarezza: la comunità cristiana deve diventare testimone attiva di pace e di incontro, in un tempo in cui la paura tende a dividere e a isolare.
“Abbiamo bisogno di una protezione che custodisca la fede e la comunità - ha sottolineato - ma anche del coraggio di costruire il perdono”. È questo perdono a sciogliere le catene della vendetta, a restituire alle relazioni il respiro della fraternità. Il vescovo ha invitato i fedeli ad essere artigiani di pace, a sostituire lo scontro con il dialogo, coltivando quella che ha definito “la cultura dell’incontro”: riconoscere nell’altro non una minaccia, ma un volto, un’occasione di crescita reciproca.

processione statua madonna del popolo

La processione e la città

Dopo la messa, la statua della Madonna, portata a spalla dai volontari della Confraternita di Misericordia di Piacenza ODV, ha attraversato le vie del centro tra canti e preghiere. Piazza Duomo, via Chiapponi, via Sant’Antonino, largo Battisti, piazza Cavalli, via XX Settembre, per fare ritorno in Cattedrale: un itinerario che è stato anche un pellegrinaggio nel cuore della città, dove fede e vita quotidiana si incontrano. La sosta in piazza Cavalli, davanti alla basilica di San Francesco, ha offerto uno dei momenti più intensi: una tappa di preghiera per la pace, nel ricordo degli 800 anni dalla morte di San Francesco d’Assisi. Le parole del Papa hanno risuonato tra le arcate della piazza: “Chi ha in mano armi le deponga! Chi può scatenare guerre, scelga la pace!” - un appello vibrante scaturito dalla forza dell’amore evangelico.

Maria, luce di speranza

Il vescovo Cevolotto ha concluso affidando Piacenza alla Madonna del Popolo, “madonna del mondo”, perché continui a guidare la comunità “a vivere portando una luce di pace”.
In quel gesto antico e sempre nuovo si è riconosciuto il volto di una città che, pur attraversando tempi difficili, non dimentica le proprie radici spirituali. Una città che si affida, ritrovando nella sua Madonna, il coraggio di credere ancora nella forza del bene.

Riccardo Tonna

Pubblicato il 13 aprile 2026

Nelle foto, la festa della Madonna del Popolo.

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