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Cohousing di Santa Maria di Campagna: un’opera-segno del Giubileo

la presentazione del progetto cohousing alla banca piacenza

Nel complesso del convento di Santa Maria di Campagna a Piacenza, ha preso forma una nuova idea di casa. Non soltanto stanze e corridoi ristrutturati, ma un luogo pensato per ricucire fragilità e creare relazioni. La presentazione ufficiale del progetto di cohousing si è svolta il 14 maggio nella sala Ricchetti della sede centrale della Banca di Piacenza. Alla conferenza stampa erano presenti il vescovo della diocesi di Piacenza-Bobbio mons. Adriano Cevolotto, il presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano Roberto Reggi, il vicepresidente della Banca di Piacenza Domenico Capra e il direttore della Caritas diocesana Mario Idda.

Dalla chiusura una ripartenza

Il progetto nasce negli spazi del primo piano del convento dei Frati Minori di Santa Maria di Campagna, dove un tempo esisteva una struttura di accoglienza storica gestita dai frati. Una realtà che, negli anni passati, aveva rappresentato un punto di riferimento per molte persone fragili, ma che era stata costretta a chiudere per ragioni di sostenibilità. Una decisione che, come ha ricordato il vescovo Cevolotto, aveva provocato interrogativi, reazioni critiche e un ampio confronto cittadino. “Da quella ferita - ha spiegato il presule - è nato però un nuovo progetto. Un’opera-segno del Giubileo capace di trasformare una chiusura in una ripartenza”.

Favorire relazioni

Oggi, dopo la riqualificazione degli ambienti, il complesso ospita 24 camere singole: nove destinate a lavoratori precari, nove a studenti universitari, cinque a persone fragili e una a una figura nuova, quella del “portinaio sociale”. Non un semplice custode, ma una presenza quotidiana chiamata a vigilare sui piccoli equilibri della convivenza, segnalare necessità, favorire relazioni, aiutare a tenere insieme una comunità fragile e composita.
Accanto alle camere trovano spazio due lavanderie, una cucina comune e un soggiorno condiviso. Ambienti progettati per favorire la socialità senza rinunciare alla privacy. Perché il cohousing, nelle intenzioni dei promotori, non vuole limitarsi a offrire un tetto temporaneo, ma diventare un’esperienza di accompagnamento verso l’autonomia.

Mettere insieme studenti, lavoratori e persone fragili

“Questa soluzione non deve essere vista come un punto di arrivo definitivo - è stato spiegato durante la presentazione - ma come un passaggio capace di migliorare le condizioni di partenza delle persone accolte”. Un percorso sostenuto dalla Caritas, dai servizi sociali comunali e dalla rete del volontariato. Il direttore della Caritas Mario Idda ha ricostruito le tappe di un lavoro lungo e delicato. La prima fase era stata quella della ricollocazione degli ospiti presenti nella vecchia struttura, realizzata insieme ai servizi sociali cittadini. Poi la ristrutturazione degli spazi e una fase sperimentale di accoglienza, durata oltre un anno, che ha consentito di affinare il modello.
Adesso inizia la vera sfida: mettere insieme studenti, lavoratori e persone fragili dentro una stessa esperienza abitativa. Non soltanto vicini di stanza, ma parte di una piccola comunità capace di sostenersi reciprocamente. L’idea è che i giovani universitari e i lavoratori possano condividere tempo, competenze e relazioni, contribuendo a creare un clima familiare e inclusivo. “Sarà una sperimentazione graduale - ha sottolineato Idda - per capire come crescere insieme e fare esperienza”.

Un progetto di qualità

Il costo complessivo dell’intervento ammonta a 375mila euro. Fondamentale il contributo economico di Banca di Piacenza, di Fondazione di Piacenza e Vigevano, oltre a piccole donazioni private e ai fondi dell’Otto per mille della CEI. Nel suo intervento, il vicepresidente della Banca di Piacenza Domenico Capra ha parlato di “entusiasmo” nell’aderire a un’iniziativa di forte valore sociale, ricordando il legame storico tra l’istituto di credito e Santa Maria di Campagna. Un rapporto costruito nel tempo attraverso eventi culturali e iniziative simboliche come la Salita al Pordenone, il cinquecentenario della basilica e il tradizionale Concerto degli Auguri. Anche Roberto Reggi, presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano, ha collocato il progetto dentro un quadro più ampio: quello dell’emergenza abitativa che attraversa il Paese e colpisce sempre più persone che non riescono a sostenere gli affitti del mercato privato, pur non avendo i requisiti per accedere all’edilizia popolare.
“La Fondazione non poteva che sostenere un progetto di qualità - ha detto - perché rientra pienamente nella nostra missione. Le risorse vanno date alle realtà serie”.
E forse è proprio questa la cifra più significativa dell’iniziativa: l’idea che una casa possa tornare a essere uno spazio di relazioni e non soltanto un’emergenza da tamponare: un luogo aperto alla città, alle parrocchie, al volontariato.

Riccardo Tonna

Pubblicato il 15 maggio 2026

Nella foto, la presentazione del progetto di cohousing alla Banca di Piacenza.

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