Veglia di Pentecoste: la speranza radicata nello Spirito

L’invocazione accorata allo Spirito Santo ha caratterizzato la Veglia di Pentecoste nella cattedrale di Piacenza, la sera del 23 maggio. La liturgia, presieduta da mons. Adriano Cevolotto, animata dalle associazioni, dai gruppi e dai movimenti appartenenti alla Consulta diocesana delle Aggregazioni laicali, ha offerto un’immagine concreta di una comunità diocesana unita nella diversità dei carismi e dei servizi.
Lode a cero e liturgia della Parola
La Veglia si è aperta con il suggestivo momento della “Lode al cero”, segno della presenza del Cristo risorto che illumina la vita dei credenti. Attorno alla luce del cero pasquale, l’assemblea ha iniziato il cammino di preghiera lasciandosi guidare dal clima di raccoglimento e attesa proprio della Pentecoste. È seguita la liturgia della Parola, accompagnata dall’omelia del vescovo. Nel cuore del suo discorso, mons. Cevolotto ha delineato con forza una comunità cristiana attraversata da una profonda scossa interiore: la morte e la risurrezione di Cristo non lasciano i discepoli indifferenti, ma li pongono davanti a una crisi che è insieme di fede e di speranza. I racconti evangelici - per il presule - mostrano infatti uomini e donne incapaci, almeno inizialmente, di accogliere pienamente la testimonianza pasquale. È una fatica che non appartiene solo ai primi discepoli, ma che si riflette - secondo il vescovo - anche nella Chiesa di oggi, spesso segnata da smarrimento e da una certa difficoltà a riconoscere i segni della presenza del Risorto nella storia.
Il percorso del dubbio
Dentro questo scenario, il vescovo ha indicato alcuni percorsi spirituali e pastorali capaci di orientare il cammino dei credenti. Significativo è stato il percorso dell’incredulità come opportunità. Lungi dall’essere solo un ostacolo, il dubbio - per il presule - può diventare uno spazio fecondo. Gesù stesso - sintetizziamo le parole del vescovo – invia come testimoni proprio coloro che hanno attraversato l’incredulità. Questo li rende più umani, più vicini alle fatiche degli altri, più credibili nell’annuncio. Il Vangelo, infatti, non è affidato a chi è perfetto o privo di esitazioni, ma a chi si lascia trasformare e si rende disponibile a essere strumento dei “segni del Signore” e della sua Parola.
In un tempo segnato da grandi trasformazioni, infine mons. Cevolotto ha invitato i credenti a non smettere di condividere la speranza. Non una speranza ingenua, ma radicata nello Spirito Santo, capace di sostenere le fatiche quotidiane, di risanare i cuori feriti e di rendere autentiche e credibili le parole della testimonianza cristiana.
La Consegna della Luce
La liturgia è proseguita con l’invocazione dello Spirito e la memoria della grazia dei sacramenti, accompagnata dai canti del coro diocesano delle associazioni e dei movimenti, che hanno contribuito a creare un clima di raccoglimento e di comunione.
Particolarmente suggestivo è stato il momento della Consegna della Luce. Il diacono ha attinto la fiamma dal cero pasquale, segno della presenza del Risorto, e il vescovo, insieme ad alcuni sacerdoti, l’ha trasmessa ai fedeli. L’assemblea si è quindi mossa ordinatamente, accostandosi in più file per accendere le proprie candele: un gesto semplice ma profondamente simbolico, che esprime la trasmissione della fede e la responsabilità condivisa di portare la luce del Vangelo nel mondo.
La celebrazione si è infine conclusa con la benedizione, sigillo di un’esperienza ecclesiale che ha rinnovato nei presenti la consapevolezza di essere chiamati, ciascuno secondo la propria vocazione, a diventare testimoni di speranza, sostenuti dalla forza dello Spirito.
Riccardo Tonna
Pubblicato il 25 maggio 2026
Nella foto, la Veglia di Pentecoste con il vescovo Cevolotto in cattedrale.


