In duecento alla Camminata per la pace: «Dalla parte di chi costruisce ponti e abbatte muri»

Oltre duecento persone hanno partecipato alla Camminata per la pace per le vie del centro storico di Piacenza, nel pomeriggio di sabato 3 gennaio. L’iniziativa, organizzata dal coordinamento locale di Europe for peace e dalla Rete regionale pace e nonviolenza, ha posto l’attenzione sulla richiesta di cessate il fuoco nelle guerre in corso e sulla creazione di un progetto di pace strutturato, a livello di cittadinanza ma soprattutto governativo. I partecipanti si sono riuniti in piazza Cavalli, dove si sono susseguiti alcuni interventi di organizzatori e realtà aderenti. Presenti rappresentanti politici, realtà sociali e religiose, associazioni e liberi cittadini. Anche il Comune di Piacenza ha aderito all’iniziativa con la presenza della presidente del Consiglio comunale Paola Gazzolo. Il corteo si è poi mosso in largo Battisti, via sant’Antonino, via Scalabrini, via Pace per terminare in piazza Duomo, dove si sono tenuti altri interventi.
La proposta di un “Ministero della Pace”
Laila Simoncelli, responsabile del servizio Diritti umani e giustizia della Comunità Papa Giovanni XXIII e coordinatrice nazionale della campagna “Ministero della Pace, una scelta di governo”, ha ribadito alcuni punti cardine della richiesta propugnata da alcuni anni. “Chiediamo fortemente che la pace sia messa al centro delle politiche pubbliche. Così come esistono ministeri per l’Economia o per l’Industria, crediamo che la pace sia una priorità pubblica e per questo necessiti di un dicastero dedicato, che possa mettere a regime tutto il know how e le competenze sulla pace. Quello dei costruttori di pace è un patrimonio inestimabile, ma la pace non può più essere lasciata solo al Terzo settore o al volontariato. Queste competenze devono diventare strutturali nel Paese, affinché si costruisca finalmente la pace. Trascurare la pace significa lasciare che la coesione sociale si rompa, creando così una società in cui i conflitti trovano terreno fertile”. Simoncelli ha sostenuto che “dobbiamo organizzare la resistenza nonviolenta per trasformare la pace da reazione a progetto. A chi si candida alle elezioni dobbiamo chiedere che posto ha la pace nei suoi programmi, che struttura pensa di darle e quante risorse pensa di sottrarre alla guerra. L’obiezione di coscienza individuale deve diventare collettiva, di Stato”.

Nelle foto: sopra, mons. Pierluigi Dallavalle durante il suo intervento e, in alto, un momento della camminata per la pace.
L’azione militare americana in Venezuela
La manifestazione si è tenuta poche ore dopo l’azione militare statunitense in Venezuela, che ha portato alla cattura del presidente della repubblica Nicolás Maduro e della moglie Cilia Flores. L’attacco degli Stati Uniti è stato fortemente biasimato da Roberto Lovattini, coordinatore provinciale di Europe for peace e rappresentante della Rete regionale pace e nonviolenza. “Non possiamo tacere sull’attacco degli Usa al Venezuela e dobbiamo condannarlo - ha detto - insieme al rapimento di Maduro e di sua moglie. Chiediamo al governo italiano di sostenere, senza armi, il diritto del Venezuela, come quello di tutte le altre nazioni indipendenti. Così come chiediamo con forza che il cooperante italiano Alberto Trentini venga liberato dalle carceri venezuelane (è detenuto nel penitenziario di El Rodeo I, a trenta chilometri dalla capitale Caracas, da oltre 13 mesi, nda). Purtroppo - ha proseguito Lovattini - è stata sdoganata l'idea che sia necessario ricorrere alle armi per governare il mondo. Diversi capi di Stato, e pensate un po’ chi avete sentito dire queste cose, riprendono la logica del si vis pacem para bellum, se vuoi la pace, prepara la guerra. Una logica che non solo i pacifisti, ma anche le religioni presenti qui oggi, condannano fermamente. Noi diciamo: se vuoi la pace, prepara la pace. Saremo sempre dalla parte di chi costruisce ponti e abbatte i muri”.
Sacerdoti, costruttori di pace
In rappresentanza della diocesi di Piacenza-Bobbio, mons. Pierluigi Dallavalle ha riflettuto, partendo dall’esperienza personale, sull’azione quotidiana dei sacerdoti come costruttori di pace. “Stare in pace cosa costa? Qualche nemico all’orizzonte salta fuori. Quanto è difficile disarmare, costruire un vero orizzonte di pace? Spero di avercela fatta, a 83 anni sono testimone che è possibile custodire nel cuore la pace”, ha detto. “Nella mia vocazione come prete cattolico - ha proseguito - ho trovato una grande risorsa per custodire la pace: i gesti veri che un sacerdote compie per portare misericordia. Come il sacramento della riconciliazione, che si avvera nel confessionale, oppure la celebrazione della messa, in cui c’è un messaggio, un invito e una missione di pace”. Ha preso la parola anche l’imam di Piacenza Yaseen Ben Thabit, in rappresentanza della comunità islamica locale. “Abbiamo bisogno della pace dentro noi stessi - ha detto - dentro le nostre case, e anche di una pace sociale per vivere come un’unica famiglia, come è accaduto durante la pandemia. Dobbiamo alzare la voce contro le guerre”. Durante la manifestazione è stata data lettura di alcuni passi del messaggio di papa Leone XIV per la 59esima Giornata mondiale della pace. È intervenuta anche Arianna Seminara, della Chiesa evangelica metodista valdese di Piacenza e Cremona, che ha letto un commento del teologo Paolo Ricca al Salmo 46.
Lettere di pace ai politici
La presidente del Consiglio comunale di Piacenza, Paola Gazzolo, ha letto la lettera che la classe terza del Liceo economico sociale dell’Istituto paritario cittadino “Marconi” le ha inviato lo scorso 25 novembre, aderendo all’iniziativa nazionale “Lettere di pace ai politici”. Nella missiva, gli studenti sostengono l’idea del “Ministero della Pace” dopo la lettura in classe di un articolo dell’economista Stefano Zamagni. “Crediamo che la pace non sia solo assenza di guerra ma un valore che va difeso ogni giorno”, si legge nella lettera. Gazzolo, nel suo intervento, ha espresso la “convinta adesione del Comune al messaggio di pace di questa iniziativa”. “Dove crescono germogli di cultura della pace, il Comune deve essere al fianco di chi li promuove con un impegno concreto, quotidiano e costante. Chiedo a tutti gli studenti di sommergerci di lettere come questa”. Alla manifestazione erano presenti anche alcune studentesse piacentine che hanno frequentato il quarto anno di scuola superiore alla Cittadella della Pace di Rondine, in Toscana. Una di loro, Beatrice Cunico, diciassettenne, che lo sta frequentando tuttora, ha spiegato in cosa consiste il progetto e i valori su cui si fonda. “Formatori professionisti ci fanno capire come il conflitto sia insito nell’essere umano – ha detto –: impariamo la consapevolezza per gestire i conflitti attraverso una conoscenza personale profonda. Il metodo Rondine, che sta arrivando anche in alcune scuole primarie italiane, anche a Piacenza, sostiene una cultura di pace globale dove ognuno sia in grado di trasformare i conflitti in sviluppo umano superando la paura del diverso”.
Francesco Petronzio
Pubblicato il 4 gennaio 2026
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