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dal di dentro

Dal Vangelo secondo Luca (3,10-18)

In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo:
«Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche,
ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto».
Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero:
«Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete
nulla di più di quanto vi è stato fissato».
Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?».
Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno;

accontentatevi delle vostre paghe».
Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni,
si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo,
Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua;
ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare
i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco.
Tiene in mano la pala per pulire la sua aia
e per raccogliere il frumento nel suo granaio;
ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.

La nostra vita e la Parola
vg1225Cosa fare? La predicazione di Giovanni Battista aveva avuto un impatto molto forte sulla popolazione che era stata raggiunta dalla sua missione. Come spesso accade nella storia dell’umanità, anche in ambiti diversi da quello religioso, attorno a certe personalità si coagulano le attese e le speranze di un cambiamento. Così accade per Giovanni Battista che ha una predicazione molto incisiva e richiama coloro che lo ascoltano a non confidare nell’appartenenza a un popolo come quello di Israele che era nato dalla promessa fatta ad Abramo: “non cominciate a dire «abbiamo Abramo per padre»”. Di fronte alle domande di chi va a farsi battezzare il Battista indica alcuni gesti concreti da compiere per invertire la rotta della propria vita.
A volta bisogna proprio partire dalle cose più immediate, quelle attinenti alla vita quotidiana: qui Giovanni risponde alle folle, ai pubblicani e ai soldati, ma potremmo metterci al loro posto con la nostra vita concreta e partire da quello che la vita ci pone davanti. A un giovane avrebbe potuto dire: comincia a non scambiare la notte con il giorno, a una certa ora vai a letto e quando il sole di alza scendi dal letto. A un commerciante avrebbe potuto dire: su quel prodotto che devi vendere non ricaricare un guadagno disonesto. A un giornalista avrebbe potuto dire: comincia a cercare di capire i fatti e a scrivere senza andar dietro a ciò che ti detta chi ha il potere o all’audience. Ognuno può pensare alla propria vita e sa che spesso il minimo che è chiesto è proprio quello che trascuriamo.
Viene uno. La domanda che però sorge davanti alla predicazione del Battista è “se non fosse lui il Cristo”. Uno che ti aiuta a individuare le cose minime che vanno fatte è sicuramente un grande aiuto per la vita. Ma evidentemente questo non basta perché è tutta la vita che ha bisogno di essere salvata. Non ci basta cambiare qualche atto esteriore. Quello può essere un inizio, ma il gesto che Battista fa compiere di farsi battezzare con acqua è in vista di qualcosa di molto più decisivo e sconvolgente: essere battezzati in “Spirito Santo e fuoco”.

Immergersi nell’acqua è un gesto per riconoscere il peccato, ma il peccato è molto di più degli atti singoli che compiamo: è uno stato di vita che nessun uomo può scardinare. Giovanni questa cosa l’ha chiara e non finge di aver la soluzione in mano per non deludere le folle accorse: “viene colui che è più forte di me”. Di che qualità sia questa forza di colui che viene forse nemmeno il Battista lo sa. Ha però chiaro che tutta la sua azione è perché un altro arrivi. Non ha il problema di farsi da parte, non si considera il punto di arrivo e lo dice con molta chiarezza. Nessun uomo si può sostituire a Cristo, nessuno può prendere il suo posto. Lo sposo è uno, agli altri possono essere amici dello Sposo, ma non di più.
Don Andrea Campisi

Pubblicato il 12 dicembre 2024

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