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Materne Cattoliche: costruire speranza

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“Il tempo della speranza”: questo il titolo del primo di una serie di incontri organizzati da FISM Piacenza (Federazione Italiana Scuole Materne) per aiutare genitori e insegnanti ad affrontare questo periodo particolare. Il primo incontro si è svolto il 26 marzo online, sul canale Youtube dell’ente.
Gli appuntamenti sono rivolti in particolare al personale delle scuole dell’infanzia e dei nidi: “Vogliamo dare un piccolo segno di vicinanza in questo tempo sospeso, che rischia di scardinare la quotidianità e provocare cambiamenti destabilizzanti”, ha esordito la dottoressa Adriana De Leo, moderatrice dell’incontro insieme alla dott.ssa Elena Brugnoni. Le due coordinatrici pedagogiche territoriali per FISM hanno poi lasciato la parola al primo dei due relatori, don Piero Bulla, presidente della FISM provinciale piacentina.
“Arriva la primavera, eppure le scuole sono silenziose, senza vita” - ha detto don Bulla, scegliendo di partire, per una riflessone, dal Vangelo di Luca: “Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite perché a chi è come loro appartiene il Regno di Dio”. “È bella l’attenzione e la premura che Gesù dimostra per i più piccoli: loro sono spensierati, allegri. Noi dobbiamo imparare dai bambini a essere più aperti: nella loro semplicità risiede il modo per vivere le difficoltà senza lasciarsi travolgere”.

Sulle tracce di Bonhoeffer

È poi intervenuto il prof. Pierpaolo Triani, docente ordinario di pedagogia generale all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza. Nella sua premessa ha esaminato, con l’aiuto delle riflessioni del teologo evangelico Dietrich Bonhoeffer, il significato del termine “speranza”, parola fondamentale per noi e costitutiva della nostra umanità. “È un concetto irriducibile, ma per me significa apertura, tensione attiva al futuro e al bene. La speranza è desiderio e compito”. In seguito ha proposto tre sguardi con cui osservare i mesi che stiamo vivendo.

La sete di speranza

“Oggi viviamo un tempo che ha sete di speranza e richiede di vivere il presente in modo aperto”. Il rischio è quello di cadere nel cinismo a causa delle tante perdite e del dolore: questo tempo ci ha restituito la nostra fragilità, ci ha insegnato che siamo peccatori, che commettiamo errori. Ma il desiderio di bene resiste, è più forte di tutto. Anche il tempo liturgico ci invita ad aprire il cuore alla Parola e alla speranza. “La Quaresima e la Pasqua sono un tempo di invito, un invito a credere e a cercare i segni della speranza, camminando nella sequela di Gesù e osando credere che nella nostra vita, il bene è sempre all’opera”.

Compiere azioni di speranza

Infine, questo è un tempo per azioni di speranza. Quest’ultima infatti non è solo attesa passiva, ma deve essere attiva, e si realizza nell’educazione. “L’educazione è un atto concreto, quotidiano, ordinario di speranza: vuol dire scommettere che la vita possa crescere, anche se magari non la vedremo coi nostri occhi. L’educatore è persistente nel bene, non si arrende”. Ma questo comporta che chi educa si lasci educare a sua volta dalla speranza, dalla passione dei bambini per la vita, dal loro “esistere volentieri”. Non solo: l’insegnante deve esserci, deve stare nella relazione anche quando è faticosa e difficile: deve cercare il bene dell’altro, ricordandosi però che lui è solo un collaboratore a qualcosa di più grande. Infine, Triani ha concluso con un augurio: “Deve essere forte l’impegno della comunità cristiana a educare la coscienza sperante. In che modo? Rendendo le scuole dei luoghi dove si possano fare esperienze di bene. Luoghi belli, teologicamente graziosi, che promuovano relazioni di cura e rispetto”.

Pubblicato il  27 marzo 2021

Paolo Prazzoli

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