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Il Vescovo ai docenti di religione: «tra di voi prenda forma la dimensione comunitaria»

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“Ringrazio per questa opportunità che mi è stata offerta e che ha come obiettivo principale quello di conoscerci. Avremmo desiderato tutti un’altra modalità, ma dobbiamo «accontentarci» di una presenza mediata”. Sono le parole del vescovo mons. Adriano Cevolotto che così ha introdotto il suo intervento, nell’incontro on line del 5 marzo, con gli insegnanti di religione della diocesi.

Non dei “Don Chisciotte”

Dopo aver espresso un grazie sentito al diacono Giovanni Marchioni, direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale scolastica e a coloro che con lui stanno curando l’accompagnamento e la formazione di questi docenti, il Vescovo ha sottolineato che oggi più che mai non si può immaginare un procedere come nuovi “don Chisciotte” che lottano contro i mulini a vento. Al contrario – sintetizziamo il pensiero del Vescovo - proprio il carattere ecclesiale presente nel vostro compito (il mandato ecclesiale che vi è stato dato), richiama la necessità e l’urgenza di maturare il senso di gruppo/corpo, direi di più, il senso profondo di comunione. È indispensabile che tra voi prenda forma la dimensione comunitaria.

Membri di una comunità cristiana

Per queste ragioni una comunità cristiana deve vivere come parte della propria missione pastorale la presenza nella scuola. È richiesto anche qui il suo apporto peculiare. E voi, insieme agli altri insegnanti che si ritrovano a celebrare la medesima fede nella assemblea ecclesiale, - ha sottolineato il Presule - siete parte dell’azione pastorale. Andando a prestito dal movimento cardiaco della diastole e sistole, il compito che vi è affidato, rispetto alla missione della Chiesa, è sia in uscita (con il vostro lavoro voi siete in quello spazio di vita con un mandato ecclesiale: voi siete la chiesa dentro all’ambiente scolastico) ma anche in entrata (voi riportate in seno alla comunità e alle sue attenzioni pastorali ciò che vedete, sperimentate, ascoltate).

In attacco o in difesa?

Da un anno stiamo vivendo tutti immersi in questa pandemia - ha evidenziato mons. Cevolotto - e mi rendo conto che è difficile interpretare questo tempo: usando una metafora calcistica, non è semplice capire se questa partita è da giocare in attacco o in difesa, se sia meglio provocare o attendere tempi e modi che esigono accompagnamento paziente. O se siano valide tutte le strategie perché le persone e le classi non sono uguali. È fuori dubbio che questo è un tempo nel quale siamo richiesti di tanta gratuità e disponibilità a lavorare a rischio. Ora questa incertezza va sostenuta in relazioni, nel confronto tra voi, in momenti di scambio di esperienze, di studio di metodiche nuove… Il discernimento è personale e, insieme, comunitario.

Contare sul Signore

L’insegnamento della religione non è il “posto sicuro” a cui ambire. E se all’inizio ho ricordato l’importanza di avere un orizzonte ecclesiale e comunitario - ha affermato il Vescovo - per stare in questo servizio, concludo richiamando la necessità, per non essere travolti da un compito così grande, di coltivare una seria relazione di fede con il Signore. Contare unicamente sulle proprie forze o sull’entusiasmo ci fa fare poca strada. Il compito educativo è questione di fedeltà e pazienza, di perseveranza e fiducia che non partono da noi, ma da Colui che è Signore della vita e della storia.

Gli insegnanti di religione della diocesi sono 137, suddivisi in 69 alla Scuola primaria e d’infanzia, 31 alle medie e 37 alle superiori. 

Nella foto, docenti di religione nella Sala degli Arazzi del Collegio Alberoni ad un incontro di formazione di alcuni anni fa.

Riccardo Tonna

Pubblicato il 16 marzo 2021                                                                               

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