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Markus Krienke: un liberalismo dal volto umano

ghittoni

 

Ordinario di Filosofia moderna ed Etica sociale presso la Facoltà di Teologia di Lugano e direttore della Cattedra Rosmini, il prof. Markus Krienke è intervenuto, il 29 gennaio, in un incontro all’Università Cattolica di Piacenza, promosso dalla sezione piacentina dell’UCID (Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti). Nel saluto introduttivo, il presidente Giuseppe Ghittoni ha ricordato il profilo internazionale del relatore: membro dell’Accademia Europea delle Scienze e delle Arti, del Comitato scientifico italiano della Fondazione Konrad Adenauer, Senior Fellow del Centro Tocqueville-Acton e studioso attento alle grandi questioni del nostro tempo, dall’etica dell’economia alle sfide dell’intelligenza artificiale.

L’economia sociale di mercato

Riprendendo il pensiero dell’economista Wilhelm Röpke, Krienke ha sottolineato come il mercato, lasciato a se stesso, non sia in grado di produrre quell’equilibrio sociale di cui le società contemporanee hanno urgente bisogno. Oltre la logica della domanda e dell’offerta, esiste una cornice etica e sociale senza la quale il mercato rischia di diventare miope, quando non distruttivo.

Da qui il richiamo all’economia sociale di mercato, intesa come tentativo serio di ancorare la libertà economica a un contesto sociale più ampio. In questo quadro, la dottrina sociale della Chiesa – spesso guardata con sospetto o incomprensione da parte degli economisti – offre, secondo Krienke, criteri preziosi per orientare il mercato senza soffocarlo: dignità della persona, bene comune, solidarietà, sussidiarietà.

Le nuove disuguaglianze

Il tema delle nuove disuguaglianze ha occupato una parte centrale della relazione. Il dibattito pubblico, ha osservato il docente, è sempre più dominato dalla questione delle disuguaglianze crescenti, giustamente considerate una minaccia per la libertà e per la democrazia stessa. I dati richiamati – dal World Happiness Report al Rapporto Oxfam – mostrano un mondo segnato da una concentrazione di ricchezza senza precedenti, frutto anche di scelte politiche che hanno favorito rendite di posizione e ampliato i divari economici. Disuguaglianze che corrodono il tessuto morale delle società, lacerano il patto civico e indeboliscono il senso di un destino comune.

Eppure, ha precisato Krienke, sarebbe un errore individuare nel mercato il colpevole assoluto. Il mercato non è intrinsecamente fonte di disordine o ingiustizia: al contrario, storicamente ha contribuito a ridurre la povertà, a creare opportunità, a favorire l’integrazione sociale. Il problema nasce quando il mercato viene assolutizzato, quando manca uno sguardo esterno capace di orientarlo e correggerlo. In questo senso, le disuguaglianze sono sì in parte generate dal mercato, ma possono essere contrastate solo andando oltre il mercato stesso.

La denuncia profetica di papa Francesco

Citando l’Evangelii gaudium di Papa Francesco, Krienke ha chiarito come l’espressione provocatoria “questa economia uccide” non rappresenti una condanna del libero mercato in quanto tale, bensì una denuncia profetica delle dinamiche del denaro che, sganciate dall’etica, finiscono per distruggere libertà e relazioni. “Il denaro deve servire e non governare”, ha ricordato, affiancando a questo monito il pensiero di Antonio Rosmini, per il quale la ricchezza è moralmente giustificata solo se orientata all’appagamento autentico del cuore umano.

In questa prospettiva, anche l’agire dell’imprenditore, del banchiere, di chi investe e crea ricchezza può assumere una valenza etica e persino caritativa, se finalizzato al bene comune. Usare il denaro in modo responsabile, ha osservato Krienke, può essere tanto caritatevole quanto donarlo, perché le due dimensioni si richiedono e si completano a vicenda. La povertà, infatti, smette di essere virtù quando è subita e non scelta; la ricchezza, invece, è eticamente legittima quando crea libertà e possibilità per tutti, anche per i più fragili.

In chiusura, Krienke ha affidato allo Stato un ruolo delicato ma imprescindibile: dare e far rispettare le regole, senza sostituirsi al mercato, intervenendo solo quando esso fallisce. L’orizzonte auspicato è quello di un “liberalismo dal volto umano”, capace di innalzare i livelli di sviluppo e produzione senza perdere di vista la persona. Un cammino che, come ha ribadito più volte, può e deve essere percorso insieme: mercato e dottrina sociale della Chiesa, non l’uno contro l’altra, ma in una collaborazione necessaria per costruire una società più libera, democratica e inclusiva.

Riccardo Tonna

Pubblicato 30 gennaio 2026

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  • Un libro per capire le differenze tra cristianesimo e islam e costruire il dialogo

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    “La grande sfida che deve affrontare il cristianesimo oggi è di coniugare la più leale e condivisa partecipazione al dialogo interreligioso con una fede indiscussa sul significato salvifico universale di Gesù Cristo”. Con questa citazione del cardinale Raniero Cantalamessa si potrebbe cercare di riassumere il senso e lo scopo del libro “Verità e dialogo: contributo per un discernimento cristiano sul fenomeno dell’Islam”, scritto dal prof. Roberto Caprini e presentato di recente al Seminario vescovile di via Scalabrini a Piacenza grazie alle associazioni Confederex (Confederazione italiana ex alunni di scuole cattoliche) e Gebetsliga (Unione di preghiera per il beato Carlo d’Asburgo).

    Conoscere l’altro

    L’autore, introdotto dal prof. Maurizio Dossena, ha raccontato come questa ricerca sia nata da un interesse personale che l’ha portato a leggere il Corano per capire meglio la spiritualità e la religione islamica, sia da un punto di vista storico sia contenutistico. La conoscenza dell’altro - sintetizziamo il suo pensiero - è un fattore fondamentale per poter dialogare, e per conoscere il mondo islamico risulta di straordinaria importanza la conoscenza del Corano, che non è solo il testo sacro di riferimento per i musulmani ma è la base, il pilastro portante del modus operandi e vivendi dei fedeli islamici, un insieme di versi da recitare a memoria (Corano dall’arabo Quran significa proprio “la recitazione”) senza l’interpretazione o la mediazione di un sacerdote. Nel libro sono spiegati numerosi passi del Corano che mettono in luce le grandi differenze tra l’islam e la religione cristiana, ma non è questo il motivo per cui far cessare il dialogo, che secondo Roberto Caprini “parte proprio dal riconoscere la Verità che è Cristo. Questo punto fermo rende possibile un dialogo solo sul piano umano che ovviamente è estremamente utile per una convivenza civile, ma tenendo sempre che è nella Chiesa e in Cristo che risiede la Verità”.

    Le differenze tra le due religioni

    Anche il cardinal Giacomo Biffi, in un’intervista nel 2004, spiegò come il dovere della carità e del dialogo si attui proprio nel non nascondere la verità, anche quando questo può creare incomprensioni. Partendo da questo il prof. Caprini ha messo in luce la presenza di Cristo e dei cristiani nel Corano, in cui sono accusati di aver creato un culto politeista (la Santissima Trinità), nonché la negazione della divinità di Gesù, descritto sempre e solo come “figlio di Maria”. Queste divergenze teologiche per Caprini non sono le uniche differenze che allontanano il mondo giudaico-cristiano da quello islamico: il concetto di sharia, il ruolo della donna e la guerra di religione sono aspetti inconciliabili con le democrazie occidentali, ma che non precludono la possibilità di vivere in pace e in armonia con persone di fede islamica. Sono chiare ed ampie le differenze religiose ma è altrettanto chiara la necessità di dover convivere con persone islamiche e proprio su questo punto Caprini ricorda un tassello fondamentale: siamo tutti uomini, tutti figli di Dio. E su questo, sull’umanità, possiamo fondare il rispetto reciproco e possiamo costruire un mondo dove, nonostante le divergenze, si può convivere guardando, però, sempre con certezza e sicurezza alla luce che proviene dalla Verità che è Gesù Cristo.

                                                                                                   Francesco Archilli

     
    Nella foto, l’autore del libro, prof. Roberto Caprini, accanto al prof. Maurizio Dossena.

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