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«Casa don Camminati», l’integrazione funziona ma l’obiettivo rimane il lavoro

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A sei mesi di distanza dal taglio del nastro, si può iniziare a tracciare un primo bilancio della “Casa don Paolo Camminati”, il progetto inaugurato lo scorso 6 novembre nei locali dell’ex canonica della parrocchia di Nostra Signora di Lourdes. Rivolta ai lavoratori poveri, l’iniziativa era partita anche grazie al contributo da 20mila euro dell’8xmille alla Chiesa Cattolica: analogo sostegno, sempre dall’istituto dell’8xmille, verrà erogato anche nel corso di quest’anno.

Il progetto è nato per ricordare l’impegno di don Paolo, morto a causa del Covid il 21 marzo 2020, che aveva condiviso questa idea con il Consiglio pastorale della stessa parrocchia. Qua trovano casa, per un periodo che può andare fino ad un massimo di 18 mesi, alcuni lavoratori in difficoltà economica segnalati dalla Caritas diocesana. Persone con contratti precari, in particolare del mondo della logistica, che non riescono a sostenere un affitto sul libero mercato e non hanno accesso alle case popolari.
La casa può ospitare fino a 7 persone, che convivono assieme.
L’iniziativa è partita dal desiderio di recuperare i locali che, fino agli anni ‘90 - quando vennero costruiti il nuovo oratorio e la nuova canonica - ospitavano gli alloggi dei sacerdoti. Nei 170 metri quadrati sono state ricavate quattro camere da letto, servizi, lavanderia, cucina e soggiorno.

La “Casa don Camminati” è insomma un luogo dove gettare le basi per una piena autonomia. Gli ospiti contribuiscono economicamente ad una parte delle spese e mettono da parte i soldi per la loro futura uscita.
Fondamentale la presenza dell’educatore - Alessandro Ghinelli - che segue i percorsi di autonomia di ogni ospite, come quella dei volontari, che sono una quindicina. A coordinarli c’è una coppia della parrocchia, Giuseppe e Stefania Silva, con il supporto di Giusy Ziliani.

La casa intitolata a don Paolo è stata realizzata con una spesa di circa 260mila euro, coperta grazie ai contributi dell’otto per mille della diocesi, Fondazione Piacenza e Vigevano, Fondazione Bnl, Rotary Farnese, Crédit Agricole, Confindustria e una miriade di privati - aziende e singoli - che hanno voluto testimoniare il loro affetto a don Camminati sostenendo la sua ultima opera. La parrocchia sostiene i costi annuali legati alle utenze e alle altre necessità.
Sul conto intestato “Casa accoglienza don Paolo Camminati” si possono versare offerte a questo scopo (IBAN IT33L0200 81261 2000105101), oppure contribuire con i prodotti alimentari, per l’igiene personale e della casa, utili alla quotidianità di chi ci vive.

“A sei mesi dall’inaugurazione - commenta il parroco don Giuseppe Lusignani - il progetto sta andando bene. Abbiamo cominciato con quattro persone perché eravamo ancora nel pieno dell’emergenza pandemica. Da febbraio-marzo siamo passati a sei: teniamo libera una stanza in caso di isolamento Covid”.
Chi vive attualmente nella casa? “Sono persone segnalate dalla Caritas diocesana, di culture differenti ma per la maggior parte musulmane. Sono giovani, tranne uno hanno meno di 30 anni e lavorano nell’ambito della logistica”.
La convivenza presenta difficoltà? “L’integrazione tra questi uomini e i volontari funziona, si sono instaurate buone relazioni”.

È su altro che il progetto ora si deve potenziare. “Dobbiamo concentrarci maggiormente - precisa don Lusignani - sull’aspetto lavorativo, ovvero riuscire a trovare un’occupazione che consenta agli ospiti un contratto a tempo indeterminato in modo da intraprendere un cammino autonomo”.
Nella casa un ragazzo è rimasto solo un paio di settimane e poi ha trovato un contratto di lavoro stabile. Per gli altri non è ancora venuto il momento. “La questione importante è riuscire a coinvolgere maggiormente le realtà cittadine e le imprese nel darci una mano”.

Filippo Mulazzi

Pubblicato il 12 maggio 2022

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  • In Cattedrale è stato ricordato il beato Secondo Pollo

    pollo

    Lunedì 26 dicembre il vescovo mons. Adriano Cevolotto ha presieduto la messa in Cattedrale a Piacenza nella memoria del beato Secondo Pollo, cappellano militare degli alpini. Vi hanno partecipato i rappresentanti delle sezioni degli Alpini di Piacenza e provincia e i sacerdoti mons. Pierluigi Dallavalle, mons. Pietro Campominosi, cappellano militare del II Reggimento Genio Pontieri, don Stefano Garilli, cappellano dell'Associazione Nazionale degli Alpini di Piacenza, don Federico Tagliaferri ex alpino e il diacono Emidio Boledi, alpino dell'anno nel 2019.
    Durante la Seconda guerra mondale, il sacerdote parte per la zona di guerra del Montenegro (Albania), dove trova la morte il 26 dicembre dello stesso anno, colpito da fuoco nemico mentre soccorreva un soldato ferito. 
    Originaio di Vercelli, fu beatificato il 24 maggio 1998 da papa Giovanni Paolo II. 

    Nella foto, il gruppo degli Alpini presenti in Cattedrale con il vescovo mons. Adriano Cevolotto.

    Pubblicato il 27 dicembre 2022

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