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Coesione sociale, a Piacenza «forte sinergia tra enti ed economia, ma in montagna servono incentivi per le imprese»

In piedi

Quella che emerge dal primo Rapporto sulla coesione sociale è una provincia caratterizzata da una forte collaborazione e sinergia tra enti, istituzioni e sistema economico, con un equilibrio dinamico e una solidità del tessuto imprenditoriale. I dati complessivi però nascondono un’altra realtà, quella delle aree interne e montane, che fa molta più fatica. A differenza delle altre province emiliane (Parma e Reggio Emilia), le zone appenniniche piacentine fanno registrare indicatori negativi, la popolazione cala e le aziende chiudono. Per far fronte a questa criticità, secondo Filippo Cella, vicepresidente della Camera di commercio dell’Emilia, servirebbero più infrastrutture e meno tasse per le imprese di montagna. È proprio l’ente camerale ad aver commissionato il Rapporto, primo per la provincia di Piacenza (mentre in altri territori, come Reggio Emilia, è consuetudine da più di un decennio), che fotografa non solo l’economia ma soprattutto le ricadute della “ricchezza” sul tessuto sociale. Il documento, che consta di 79 pagine con dati, grafici e considerazioni, è stato presentato mercoledì 28 gennaio nella sede della Provincia di Piacenza. Hanno collaborato alla realizzazione la Fondazione di Piacenza e Vigevano, Ifoa, Provincia e Comune di Piacenza.

Cella: più infrastrutture e meno tasse per la montagna

La ricerca della Camera di commercio parla di “un territorio in equilibrio dinamico, solido nei fondamentali economici (+3% l’occupazione nel 2024 e +0,5% il Pil), ricco di capitale sociale (722 enti del terzo settore) e dotato di una governance collaborativa rara”. La presentazione dei dati, a cura di Gino Mazzoli, psicosociologo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, è stata anticipata dagli interventi del presidente della Camera di commercio Stefano Landi, del vicepresidente Filippo Cella, della presidente della Provincia Monica Patelli, dell’assessore comunale Francesco Brianzi e del vicepresidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano Mario Magnelli. “Siamo stabili da anni su circa 25.600 aziende – ha rilevato Filippo Cella – nonostante le difficoltà intercorse e le congiunture internazionali riusciamo a essere un territorio che mantiene questa presenza. Serve più attenzione al territorio più estremo: le aree interne e di montagna, dove gli indicatori sono negativi. Registriamo percentuali importanti di chiusura di aziende, si perdono dei presìdi. Enti pubblici e associazioni di categoria devono guardare con attenzione a interventi di sostegno reale, sollecitando chi di dovere per completare le infrastrutture locali e spingere a livello governativo verso una defiscalizzazione per chi fa impresa in quei territori”.

Territorio “fotografato” per orientare le scelte

“L’analisi – sottolinea il presidente della Camera di commercio dell’Emilia, Stefano Landi – abbraccia diversi ambiti di particolare importanza, perché è in questa visione ampia che si possono cogliere gli intrecci che esistono tra l’uno e l’altro e, insieme, vanno a determinare la qualità della vita delle persone e possono orientare le scelte dei diversi soggetti che concorrono allo sviluppo del territorio”. È dunque da qui, aggiunge Cella, che emerge “una realtà locale alle prese con alcune sfide importanti (tra queste il disagio giovanile, la pressione sul sistema abitativo e di welfare), ma nella quale spicca una forte reattività delle istituzioni e, soprattutto, una singolare capacità di lavoro di rete che coinvolge amministrazioni locali, istituzioni scolastiche e sanitarie, mondo dell’impresa e del volontariato”.

Più bambini a scuola grazie alle politiche regionali

Tra le macroaree indagate dal rapporto, la demografia fa registrare una stabilità grazie all’incidenza dell’immigrazione, che compensa il saldo naturale negativo, un’economia caratterizzata dalla stabilità delle imprese stabili e da un lieve aumento del Pil, un mondo del lavoro solido con un’occupazione in crescita del 3% (4mila occupati in più e 1.400 disoccupati in meno), un calo degli inattivi (-2%, -900 unità), una rete socio-sanitaria che presenta alcune sofferenze (tra cui il disagio psicologico e psichiatrico dei minori, tema non solo piacentino) ma anche un calo degli accessi al pronto soccorso dovuto anche al potenziamento della medicina territoriale, e infine la scuola che ha registrato una crescita nel post Covid soprattutto grazie alle politiche regionali per la prima infanzia, in particolare il sostegno economico per le rette, con un incremento del 27% degli iscritti dal 2020 al 2024: una tendenza invertita, nonostante il calo delle nascite.

Francesco Petronzio

Pubblicato il 29 gennaio 2026

Nella foto, da sinistra Giovanni Teneggi (presidente Ifoa), Filippo Cella (vicepresidente Camera di commercio Emilia), Stefano Landi (presidente Camera di commercio Emilia), Monica Patelli (presidente Provincia di Piacenza), Francesco Brianzi (assessore Comune di Piacenza), Mario Magnelli (vicepresidente Fondazione di Piacenza e Vigevano).

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