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Il contrasto al caporalato e allo sfruttamento parte dalla consapevolezza

Convegno Unicatt Pradella

Mettere insieme voci, competenze differenti per far aumentare la consapevolezza attorno ad un fenomeno, la schiavitù moderna legata allo sfruttamento del lavoro, che è presente anche in una realtà come Piacenza. Un fenomeno la cui complessità richiede un approccio multilaterale e, soprattutto, che nessuno chiuda gli occhi. È questo, in estrema sintesi, il messaggio al centro del convegno ospitato in Università Cattolica del Sacro Cuore come momento pubblico di presentazione di Evolve, ricerca co-finanziata dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano e Università. “Una ricerca - ha sottolineato il docente associato di Economia Aziendale e responsabile scientifico del progetto Riccardo Torelli – che mira a creare consapevolezza e conoscenza a 360 gradi. Solo affrontando il problema in tutti i suoi aspetti è possibile mettere in atto azioni di contrasto e prevenzione». Tra gli aspetti, forse meno noti, messi in luce da Evolve il legame tra sfruttamento del lavoro e insostenibilità ambientale. «Spesso - ha fatto notare Torelli - chi sfrutta i lavoratori è anche chi inquina di più”. Sfruttamento che provoca degrado ambientale, il quale incide a sua volta negativamente su tutta la casa comune che è il tessuto sociale. Circoli viziosi che si autoalimentano e di cui è necessario spezzare le catene. Per farlo, ha sottolineato il Prorettore dell’Università Cattolica Anna Maria Fellegara, è necessario “essere pienamente consapevoli che il problema ci riguarda direttamente e per questo c’è anche un livello di responsabilità individuale che ci invita a non voltarci dall’altra parte quando intercettiamo questi lavoratori e lavoratrici. Solo così possiamo iniziare a costruire azioni che facciano emergere il sommerso e aiutino a spezzare quest’invisibilità”. Per comprendere i risvolti e le implicazioni di un fenomeno così complesso il convegno, aperto dai saluti del Preside della Facoltà di Economia e Giurisprudenza dell’Ateneo Piacentino Marco Allena ha chiamato a confronto diverse voci. Tra i partecipanti anche 120 studenti dell’Istituto Superiore Romagnosi.

L'intervento di Maria Grazia  Pradella

Tra i relatori il Procuratore capo della Repubblica Maria Grazia Pradella ha acceso un faro sui 32 procedimenti che dal 2021 ad oggi hanno alzato il velo sul caporalato a Piacenza. “Un fenomeno fortemente connesso all’immigrazione” , ha specificato Pradella. “La non conoscenza della lingua – ha aggiunto – è il primo step che far sì che il lavoratore si trovi isolato in una bolla. Al tempo stesso per noi è difficile trovare interpreti per poter comunicare con questi lavoratori”. Secondo Pradella “lo sfruttamento del lavoro è ben presente e in forma grave anche a Piacenza sia a livello di lavoratori agricoli che anche del settore terziario e industriale”. Parole avvalorate dalla testimonianza di Alberto Gardina, direttore dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Piacenza. “Cosa possiamo fare? – si è chiesto Gardina -. Dobbiamo aumentare la fluidità delle informazioni. Siamo ingessati, occorre un’organizzazione diversa”. “Facciamo orari da impiegati ma il lavoro nero non si ferma nemmeno la domenica. Dobbiamo acquisire più propensione operativa e meno burocratica. Dobbiamo velocizzare le pratiche e perdere invece più tempo per ascoltare i racconti delle persone”. Chi i racconti delle persone li ha ascoltati sono stati i partecipanti al tavolo Common Ground che a Piacenza, ha testimoniato l’assessore alle politiche sociali del Comune Nicoletta Corvi, ha riunito le anime del tessuto economico, sociale per contrastare fenomeni di sfruttamento del lavoro. “Il primo passo - ha detto Corvi - ancor prima che gli accertamenti penali, è quello più difficile e cioè conquistare la fiducia di queste persone, accogliere i loro racconti per poi mettere in campo tutto ciò che come ente locale possiamo fare per prevenire lo sfruttamento”.

A spiegare i risvolti di una tematica così complessa, sono intervenuti anche Francesco Centonze, Professore ordinario di Diritto penale, Nicolò Rossi, Ricercatore di Diritto del lavoro e Barbara Barabaschi, Professore Associato di Sociologia del lavoro. Tra gli aspetti evidenziati da Centonze vi è stata la difficoltà di imputare responsabilità nei casi in cui si parli di grandi imprese. “Si entra in un campo difficile, in cui rintracciare responsabilità è molto complicato”. Il professore ha invitato a un “ripensamento complessivo, che parta dall’interrogativo sul modo di produrre e sul coinvolgimento dei consumatori”. A Rossi il compito di accendere un faro sul ruolo dei sindacati, sulla progressiva diminuzione del tasso di sindacalizzazione dei lavoratori e di rappresentanza degli stessi imprenditori, con conseguente indebolimento della capacità di tutela dei lavoratori. Barabaschi ha puntato l’attenzione sulle possibili forme di “cooperazione territoriale per fornire quei servizi che consentono a imprese e lavoratori di non cadere nell’informalità”.

Nella foto, l'intervento di Maria Grazia Pradella.

Pubblicato il 2 maggio 2026

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