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Mons. Cevolotto: «Come le Orsoline scopriamo nella carità la risposta ad ogni povertà»

orsoline e vescovo

 

 

“Convocati dalle suore Orsoline di Maria Immacolata, siamo oggi tutti qui riuniti per celebrare l'anniversario di fondazione della loro Congregazione e la figura della Beata Brigida Morello, che diede inizio a questo cammino di carità”. Così mons. Adriano Cevolotto sabato 17 febbraio ha introdotto in San Pietro la cerimonia del 375° anniversario della nascita delle religiose, avvenuta il Mercoledì delle Ceneri del 1649.

Rileggendo la vicenda della Beata Brigida Morello – spiega il Vescovo durante l'omelia - colpisce che essa nasca dentro un orizzonte di “fallimenti”, di delusioni, di sofferenze e lutti. Si può dire che la sua opera porti i segni della Risurrezione: di una vita generata, nella fede, dall’amore. La guerra e l'esilio, il dolore per la malattia e la morte del marito; una perdita aggravata dall'impossibilità di stare vicino all'amato, avendo lei stessa una salute compromessa. Se ricostruiamo l'esistenza della religiosa, vediamo un cielo pieno di nubi. Tanto più che il desiderio di consacrazione le viene negato quando bussa invano alla porta delle Cappuccine. La sua reazione è però di coltivare il desiderio di mettersi a servizio delle ragazze, un modo per esprimere quella maternità che la vita le aveva impedito. La sua vocazione si realizza il 17 febbraio del 1649, grazie all’incontro con la duchessa Margherita de’ Medici Farnese. Non a caso il mercoledì delle Ceneri, giorno di inizio della Quaresima e avvio del cammino verso la Santa Pasqua. La sua vita è un continuo districarsi tra difficoltà, affrontate con la fede e la confidenza di chi volge lo sguardo al crocifisso di Cristo risorto”.

 Il messaggio di Brigida Morello

“Dalla contemplazione di un amore traboccante prende allora vita una famiglia religiosa che ha saputo in quasi quattro secoli mettere al centro della carità le necessità delle ragazze e delle donne, offrendo loro un riscatto nell'educazione – continua il celebrante - . Oggi si parla spesso di emergenza educativa. Un problema che assume caratteristiche nuove rispetto al tempo in cui viveva la Beata Brigida, in un contesto che offre ben altre opportunità con proposte scolastiche per tutti. Ma il messaggio che dobbiamo raccogliere dalla storia di Brigida e dell'Istituto da lei fondato è che la risposta all'emergenza educativa come ad ogni altra si può trovare solo nella carità, capace di inventare strade e trovare soluzioni per venire incontro alle necessità di ogni tempo. Non solo, ma questa vicenda ci dice anche altro. Ci parla di una responsabilità civile e sociale di chi ha ricevuto di più. Non sono mai mancati benefattori tra le fasce più abbienti, che hanno permesso a questo istituto di vivere e di dedicarsi nei secoli all'opera educativa. Deve però crescere l’idea di una restituzione di ciò che ciascuno ha ricevuto, un concetto ancora poco presente nella nostra cultura che invece dovrebbe diventare uno stile di vita. Non solo qualcuno dovrebbe infatti potersi permettere di aiutare chi ha più bisogno: dovrebbe crearsi una circolarità di beni, di interesse e di amore, condizione perché ognuno si senta costruttore di legami forti e giusti”.

Costruire alleanze

Poi mons. Cevolotto fa riferimento al libro della Genesi. Nella prima lettura – dice - ci è stata offerta una delle Alleanze da cui è attraversato l’Antico Testamento, anticipazione in fondo di quella che sarà l'Eterna e definitiva Alleanza, stabilita da Gesù nel suo sangue versato. Dio stabilisce infatti dei segni di Alleanza tra il cielo e la terra. Possiamo leggere così quest'opera benemerita per la nostra città e il nostro territorio, l'istituzione di cui oggi ricordiamo la nascita: un segno di Alleanza che Dio ha posto sulla terra, ma la cui origine è nel cielo. Un’alleanza, cioè un arco, che queste sorelle consacrate hanno rappresentato con la loro vita. Una vita radicata in Dio, piantata sulla terra ma con la propria sorgente e ragione nel cielo, nell'amore eterno di Dio. In quella misericordia che, attraverso la loro passione educativa, ha manifestato la cura di Dio per ogni sua creatura; soprattutto verso deboli e fragili”. E allora accogliamo il segno di quest'Alleanza – esorta in conclusione il Vescovo -, per continuare a costruire, a stabilire alleanze, necessarie oggi come allora nella formazione e nell'educazione come per ogni altra forma di povertà. Che il Signore susciti sempre carismi di dedizione e di Alleanza per il bene di tutti, in particolare dei più poveri”.

Micaela Ghisoni

Nella foto, le Orsoline insieme al Vescovo nella chiesa di San Pietro in occasione della celebrazione del 375° anniversario di fondazione della Congregazione.

Pubblicato il 21 febbraio 2024

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  • In Cattedrale è stato ricordato il beato Secondo Pollo

    pollo

    Lunedì 26 dicembre il vescovo mons. Adriano Cevolotto ha presieduto la messa in Cattedrale a Piacenza nella memoria del beato Secondo Pollo, cappellano militare degli alpini. Vi hanno partecipato i rappresentanti delle sezioni degli Alpini di Piacenza e provincia e i sacerdoti mons. Pierluigi Dallavalle, mons. Pietro Campominosi, cappellano militare del II Reggimento Genio Pontieri, don Stefano Garilli, cappellano dell'Associazione Nazionale degli Alpini di Piacenza, don Federico Tagliaferri ex alpino e il diacono Emidio Boledi, alpino dell'anno nel 2019.
    Durante la Seconda guerra mondale, il sacerdote parte per la zona di guerra del Montenegro (Albania), dove trova la morte il 26 dicembre dello stesso anno, colpito da fuoco nemico mentre soccorreva un soldato ferito. 
    Originaio di Vercelli, fu beatificato il 24 maggio 1998 da papa Giovanni Paolo II. 

    Nella foto, il gruppo degli Alpini presenti in Cattedrale con il vescovo mons. Adriano Cevolotto.

    Pubblicato il 27 dicembre 2022

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