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Al Preziosissimo Sangue: solo io ho un Superpapà

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È una frase semplice, quasi sussurrata con l’innocenza dei bambini, eppure capace di aprire mondi. Da qui ha preso avvio, il 21 marzo, nella parrocchia del Preziosissimo Sangue di Piacenza, l’incontro “SP Superpapà: una mattinata che ha intrecciato sorrisi, riflessione e vita concreta, mettendo al centro una figura tanto familiare quanto in trasformazione, quella del padre. Ad accogliere i presenti in un clima informale, quasi domestico, il parroco don Paolo Cignatta che ha sottolineato come l’incontro è stato pensato non come una conferenza accademica, ma un tempo per fermarsi e ascoltare. A guidare il percorso, don Mario Bonfanti, direttore dell’Ufficio Catechistico della diocesi di Lodi, chiamato a rispondere – o forse meglio, a rilanciare – una domanda tanto provocatoria quanto essenziale: perché Dio si fida così tanto dei papà?

Un padre da riscoprire

Prima del suo intervento, don Bonfanti aveva tracciato con noi del Nuovo Giornale il senso dell’iniziativa: “Super papà” non è uno slogan da indossare, ma una lente nuova attraverso cui guardare la paternità. Nessuna ricetta pronta, piuttosto un invito a ripensarsi. Il riferimento è alto: Dio Padre, modello originario di ogni paternità, e San Giuseppe, figura silenziosa e decisiva nella crescita di Gesù. È proprio a lui che il sacerdote lodigiano invita a guardare: uomo giusto, capace di ascolto, di obbedienza e di una presenza discreta ma concreta. Un padre che non occupa la scena, ma la rende possibile. E se un tempo il padre era associato soprattutto all’autorità, oggi - sottolinea don Bonfanti - il suo volto è cambiato. Si fa più vicino, più tenero, più presente. Un padre che accompagna, sostiene, resta. Che non rinuncia alla propria responsabilità, ma la vive dentro relazioni più autentiche.

I “superpoteri” della quotidianità

Il cuore dell’incontro, nella sala parrocchiale, ha preso poi forma attorno a una parola che fa sorridere: superpoteri. Ma qui non ci sono mantelli né effetti speciali. I poteri dei papà, ha raccontato don Bonfanti, abitano la normalità. A svelarli sono stati proprio i bambini, protagonisti di un piccolo sondaggio condotto tra i ragazzi della catechesi della sua parrocchia. Le loro risposte hanno riempito di stupore e tenerezza: c’è chi vede nel papà la capacità di trasformare il salotto in una capanna, chi di parlare con il cane, chi di mangiare una pizza intera in pochi secondi. E poi c’è il papà che cammina sui Lego senza urlare, o quello che riesce a far ridere la mamma nei momenti difficili. Piccoli miracoli quotidiani, letti con lo sguardo puro dei figli. Ed è proprio questo sguardo a diventare chiave di lettura: ciò che per un adulto è normale, per un bambino è straordinario.

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Tre prospettive per guardarsi dentro

Da qui, la riflessione si è allargata. Don Bonfanti ha proposto tre punti di vista: quello dei figli, quello dei papà e quello di Dio. I figli - per il sacerdote lodigiano - vedono meraviglia. I papà, forse, fatica, inadeguatezza, responsabilità. Dio, invece, vede fiducia. Una fiducia che affida ai padri un compito enorme: accompagnare, senza sostituirsi; sostenere, senza invadere; esserci, senza fare rumore. Non esistono risposte giuste o sbagliate, ha insistito il relatore. Solo domande da abitare. Tra queste, una emerge con forza: quali sono i desideri più profondi di un padre? Che cosa sogna davvero per i propri figli?

Una comunità che si ferma

L’incontro, nato dalla collaborazione tra parrocchia e scuola dell’infanzia, si è inserito nel contesto della festa di San Giuseppe, un’occasione concreta per dare voce ai padri, spesso poco raccontati. E così, nell’evento al Preziosissimo Sangue, si è costruito uno spazio raro: quello del confronto autentico. Un tempo in cui riconoscere che essere padri oggi significa, forse più che mai, imparare ogni giorno; senza modelli perfetti, ma con riferimenti profondi. Alla fine, è restata l’immagine più semplice e potente: quella di un bambino che guarda il proprio papà e vede un eroe. Non perché faccia cose straordinarie, ma perché c’è sempre, con discrezione, con amore, con quella silenziosa forza che - forse - è il vero superpotere.

Riccardo Tonna

Pubblicato il 21 marzo 2026
Nelle foto, l'incontro al Preziosissimo Sangue con don Bonfanti.

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  • In Cattedrale è stato ricordato il beato Secondo Pollo

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    Lunedì 26 dicembre il vescovo mons. Adriano Cevolotto ha presieduto la messa in Cattedrale a Piacenza nella memoria del beato Secondo Pollo, cappellano militare degli alpini. Vi hanno partecipato i rappresentanti delle sezioni degli Alpini di Piacenza e provincia e i sacerdoti mons. Pierluigi Dallavalle, mons. Pietro Campominosi, cappellano militare del II Reggimento Genio Pontieri, don Stefano Garilli, cappellano dell'Associazione Nazionale degli Alpini di Piacenza, don Federico Tagliaferri ex alpino e il diacono Emidio Boledi, alpino dell'anno nel 2019.
    Durante la Seconda guerra mondale, il sacerdote parte per la zona di guerra del Montenegro (Albania), dove trova la morte il 26 dicembre dello stesso anno, colpito da fuoco nemico mentre soccorreva un soldato ferito. 
    Originaio di Vercelli, fu beatificato il 24 maggio 1998 da papa Giovanni Paolo II. 

    Nella foto, il gruppo degli Alpini presenti in Cattedrale con il vescovo mons. Adriano Cevolotto.

    Pubblicato il 27 dicembre 2022

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