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Addio don Anselmo, maestro del sorriso

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Gli avevamo dedicato una copertina del Nuovo Giornale, ovviamente con il suo inconfondibile sorriso: “Sorridi anche tu”. Mons. Anselmo Galvani, a lungo parroco della Cattedrale, se ne va a 93 anni compiuti il 2 gennaio scorso. 
Sacerdote dal 1955 - viene ordinato a Villa Alberoni di Veano il 14 agosto da mons. Malchiodi -, inizia il suo ministero a Castel San Giovanni con il parroco Umberto Daturi. Dopo pochi anni si ammala di tbc; subito inizia le cure, rientrato a Piacenza Malchiodi lo vuole accanto a sé come segretario a fianco di don Carlo Poggi, che poi diventerà cancelliere, vicario generale e dal 1988 vescovo di Fidenza. Parroco a Casaliggio dal ’75 all’88 dove lavora tanto con i giovani, insegnante di religione al Colombini, don Anselmo ha guidato la parrocchia della Cattedrale fino al 2013. I funerali, presieduti dal vescovo mons. Adriano Cevolotto, si svolgeranno martedì 24 febbraio alle ore 15 nella Cattedrale di Piacenza. La salma di mons. Galvani si trova alla Casa della carità di via Vescovado (ingresso dal cortile della Curia vescovile); domenica 22 febbraio alle ore 20.30 in Cattedrale si tiene una veglia di preghiera, mentre lunedì 23 alle 17.30 si pregherà con il rosario alla Casa della carità.

La mamma gli rivela un segreto
Portava nel cuore il segreto del tuo sorriso. Il giorno della sua prima messa sua madre Graziosa Croci gli aveva rivelato un segreto: “Oggi sono molto contenta - gli disse -. Quando ti aspettavo io e tuo papà eravamo tristi perché eri il nono figlio”. “All’inizio - rifletteva anni dopo don Anselmo - quasi non mi avrebbero voluto, ma poi mi hanno accettato e mi hanno voluto tanto bene. Ho pensato più volte a questo fatto: perché il Signore mi ha dato la vita? Ho capito che tutto è un dono, un dono ricevuto ma anche un dono per gli altri”. 

genitori


La malattia al tempo del Covid
Lo aveva capito una volta di più nel delicato tempo del Covid. Nell’autunno del 2020 si ammala e rischia di morire. In tanti ex alunni delle scuole Magistrali pregano per lui. “Eccomi qua, pronto ancora a fare del bene - raccontava mesi dopo -. Un giorno un medico ha notato la mia corona del rosario sul comodino; gliel’ho regalata e abbiamo cominciato a pregare insieme, cosa che continua ancora oggi al telefono. Questo mi dà la gioia di vivere. La vita non è mia, ma di Dio. Con le capacità e i doni che ha dato a me, che sono poverissimo, Lui può fare del bene attraverso di me. Posso accompagnare un mio confratello con la carrozzina, poi preparo settimanalmente il menu della Casa del clero al computer, nei gruppi WhatsApp prego tutti i giorni insieme ad alcune persone. A 90 anni e più cerco di essere ancora dono”. E lo è stato instancabile fino all’ultimo.

A otto anni in Seminario
La sua vocazione era nata a Castelletto di Vernasca, quando la parrocchia era guidata dal caorsano don Giuseppe Maserati, che dopo la seconda guerra mondiale ha proseguito la sua missione in Argentina. Il fratello Celso era rimasto affascinato dai religiosi che avevano animato una missione in paese e voleva seguirli. “Io - ricordava don Anselmo - ero un po’ invidioso e volevo sentirmi grande come lui. Dissi ai miei genitori: «Partirò anch’io»”. Mamma Graziosa e papà Andrea, che aveva combattuto sul Piave nella prima guerra mondiale, lo lasciano partire. Ha solo otto anni ed entra nel Seminario a Bedonia. Con lui parte anche il cugino Piero, poi parroco a Podenzano, e l’anno dopo l’altro cugino Natale Croci, che diventerà parroco a Rottofreno e poi a Chiavenna Rocchetta.

“Mi chiamavano il fratone”
Quando arriva al Collegio Alberoni i compagni lo chiamano il “fratone” perché era fedelissimo alle regole. Il giorno del suo esame di ammissione è il 14 luglio 1948; le cronache registrano l’attentato a Palmiro Togliatti. “Non parlavo molto, non giocavo a calcio... Altri erano scatenati, come don Aldo Corbelletta. Io e lui andavamo insieme per l’apostolato a Montale; all’ora stabilita rientravo puntuale in Collegio, lui si fermava a giocare a calcio con i ragazzi e mi diceva di bussare alla porta del nostro direttore di camerata e di dirgli, senza però entrare: «Siamo tornati!». Così tutto filava liscio e lui arrivava con calma più tardi”.

da giovane


A Roma per l’apertura e la conclusione del Concilio
Don Anselmo rimane accanto a mons. Malchiodi anche quando nel 1969 lui lascia la guida della diocesi all’arrivo di mons. Enrico Manfredini. “È stata una vera scuola di vita con un vescovo saggio e di grande preghiera che seppe cogliere la novità del Concilio”. Vivevano insieme nella Curia vescovile con il fratello mons. Gaetano Malchiodi, già vescovo di Loreto, e l’ausiliare Paolo Ghizzoni, che poi andrà vescovo a San Miniato in Toscana. Insieme a loro c’erano anche tre sorelle di Malchiodi. Sono anni di grande semplicità e di servizio sereno che don Anselmo assorbe dentro di sé. “Un giorno - ricordava - proposi all’Arcivescovo: «Eccellenza, mettiamo un citofono, così sua sorella Annetta per rispondere al campanello non deve attraversare tutto l’appartamento». Lui capì ma mi disse: “Lascia stare, i’enn tütt rob da siur!»”. Con mons. Malchiodi aveva preso parte all’apertura del Concilio Vaticano II l’11 ottobre 1962 con papa Giovanni e alla sua conclusione l’8 dicembre 1965 con Paolo VI in piazza San Pietro. “Eravamo consapevoli - sono le sue parole - di vivere un evento epocale. Ebbi anche la gioia di parlare con Paolo VI, ogni momento è impresso nel mio cuore in modo indelebile”. A Roma mons. Malchiodi era ospite dagli Scalabriniani dove erano alloggiati anche i vescovi dell’Oceania. A Piacenza fece arrivare i vescovi australiani di Melbourne e Adelaide e anche di Yaoundé in Camerun. Si avvertiva il respiro della Chiesa universale. Don Anselmo assapora questo vento di novità che toccava anche la Chiesa piacentina. Pochi anni dopo sarebbe esploso il ’68 e la crisi si sarebbe fatta sentire da vicino.

 in cima al campalnile


La briscola alla Casa del clero
Alla Casa del clero “Cerati”, dove è arrivato nell’autunno 2020, porta il suo stile nel costruire rapporti sereni e gioiosi. Lì i sacerdoti sono a riposo dopo una lunga attività pastorale ma non viene meno la fraternità: al mattino si vive la messa insieme, alla sera si gioca a briscola e al pomeriggio don Anselmo era fedelissimo alla preghiera del breviario con don Pio Ferrari che a novembre ha superato i cento anni di vita. Addio don Anselmo, maestro del sorriso!

Davide Maloberti


Nelle foto, dall'alto: un primo piano di mons. Anselmo Galvani con il suo inconfondibile sorriso (foto Pagani); i suoi genitori Andrea e Graziosa Croci; in Curia da giovane segretario dell’arcivescovo Malchiodi; don Anselmo in cima al campanile del Duomo di Piacenza quando era parroco della Cattedrale di Piacenza.

Pubblicato il 21 febbraio 2026

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